neonazisti

Burt Colucci parla in un evento neonazista

Antisemitismo in America, tra neonazisti e insegnanti bigotti

Mondo

di Nathan Greppi
Un’insegnante durante un corso di religione in una scuola pubblica di Chattanooga, nel Tennessee ha pronunciato frasi ignobili sugli ebrei. E a polizia di Orlando ha arrestato Burt Colucci, capo di un’associazione neonazista nota come National Socialist Movement (NSM).

I militanti dell'organizzazione neonazista The Base

Regno Unito: messa al bando organizzazione neonazista

Mondo

di Nathan Greppi
I suoi affiliati, che si tengono in contatto tramite un forum su internet gestito direttamente dall’organizzazione, si richiamano al nazionalsocialismo e al razzismo, e diversi loro membri sono stati arrestati negli Stati Uniti per tentato omicidio e per aver pianificato attività terroristiche.

Il professore universitario Raffaele Mantegazza, vittima di un episodio di zoombombing

Cinisello Balsamo: Zoombombing neonazista ad un evento sulla Shoah

Italia

di Nathan Greppi
Nemmeno un mese dopo ciò che è successo a Lia Tagliacozzo, stavolta è toccato ad un evento organizzato per vari licei dal comune di Cinisello Balsamo (MI), nel quale si parlava della Giornata della Memoria assieme a Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia Interculturale all’Università Bicocca.

Lia Tagliacozzo

“È come se fossero entrati in casa mia”: Parla la figlia di Lia Tagliacozzo dopo l’incursione su Zoom di neonazisti

Italia

di Nathan Greppi
“È stato orribile: la cosa peggiore è che, trovandoci in casa nostra, ci sentivamo al sicuro. Per questo veder irrompere questa gente e sentire certe frasi è stato ancora più brutto, visto che all’inizio era una situazione tranquilla”. Parla così a Mosaico Sara De Benedictis, figlia di Lia Tagliacozzo, dopo che domenica 10 gennaio un gruppo di neonazisti è entrato in un evento su Zoom durante la presentazione del saggio sulla Shoah La generazione del deserto della madre gridando invettive antisemite quali “Ebrei ai forni!” e “Vi bruceremo tutti!”, nascondendosi dietro immagini di svastiche e foto di Hitler. L’evento, organizzato dal Gruppo studi ebraici di Torino e dall’Istoreto (Istituto Piemontese di Storia della Resistenza), verteva sul libro in cui la Tagliacozzo parla della generazione dei figli di sopravvissuti alla Shoah, partendo dalla propria esperienza personale.

Sul suo profilo Facebook, Sara De Benedictis aveva già espresso la propria indignazione all’indomani dei fatti. “Sono Sara, sono ebrea, figlia di madre ebrea. Laica, anzi lontana dalla religione, anzi molto critica nei confronti dell’ebraismo. Sono nipote di sopravvissuti alla shoa, la mia famiglia è stata dilaniata e dimezzata dalle persecuzioni razziali, vivo tutt’ora nella casa dove i nazisti vennero a bussare e a portare via la mia famiglia, compresa Ada. Una bambina dai capelli scuri e il viso dolce, potevo essere io. Sono temi della mia quotidianità. Vivo immersa nella coscienza della seconda generazione. Mia mamma scrive di questo e mio nonno gira per le scuole a parlare di shoa (sono sempre stata molto critica, ho sempre detto “basta parlare di ebrei, basta parlare di shoa!) Sono conversazioni frequenti in casa mia. Ci sono “abituata”. Non mi sconvolge parlare dei miei morti. Ma quello che è successo oggi mi ha sconvolta. Questa volta è stato diverso. Questa volta era diretto proprio a me, proprio a “noi”, per il fatto di essere ebrei. Io seduta nella mia stanza ad ascoltare mia madre e questi stronzi sono riusciti in questo modo ad entrare nella mia casa, un’altra volta. Non mi era mai successo. Non così. Non mi hanno mai augurato di finire nei forni. Non davanti alla mia mamma (….). Oggi ho capito quanto siano importanti le lotte per l’uguaglianza, per i diritti, l’equità e l’accoglienza. E non perché sono ebrea, forse anche, ma soprattutto perché sono un essere umano. Oggi ho capito che sta a me, Sara, costruire un mondo in cui questi sporchi fascisti e neonazisti che mi vogliono nei forni spariscano”.

Lo zoombombing

L’accaduto si inserisce in un fenomeno più ampio, detto “zoombombing”, nel quale provocatori estremisti si infiltrano in eventi su Zoom per fare dei veri e propri “raid telematici” per interrompere o destabilizzare l’evento lanciando insulti. La Tagliacozzo, tuttavia, non si è lasciata intimidire, spiegando ai media che “dopo quei due deliranti minuti che hanno visto protagonisti questi vili e codardi odiatori, la presentazione è proseguita in modo naturale. Con più gente di prima. È così che dobbiamo vedere questa vicenda, guardando avanti, con la consapevolezza che dobbiamo continuare a lottare.”

Non sono mancate parole di sostegno da parte delle istituzioni, tra cui l’ANPI, la CEI attraverso le parole di Monsignor Ambrogio Spreafico, e dell’Università di Macerata (dove insegna il marito della Tagliacozzo). Tra i primi a raccontare i fatti sono stati, sulle loro pagine Facebook, i figli della Tagliacozzo, Sara e Daniele De Benedictis, anch’essi presenti quando è successo.

Bandiere di gruppi di estremisti di destra e neonazisti

Facebook e Instagram ospitano rete di neonazisti

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi
Secondo il Guardian, questa rete vendeva sulle piattaforme social abiti e accessori con simboli nazisti. Le vendite di questi prodotti servirebbero a finanziare due gruppi militari coinvolti nella guerra in Ucraina: il Battaglione Azov e la Divisione Misantropa.

Manifestanti di Alba Dorata

Grecia: Alba Dorata è un’organizzazione criminale

Mondo

di Redazione
Il leader di Alba Dorata, Nikólaos Michaloliákos, “è a capo di una organizzazione criminale”: lo ha dichiarato il Tribunale di Atene al processo che ha tra l’altro condannato Giorgos Roupakis, membro del partito neonazista greco per l’omicidio di un rapper antifascista di 34 anni.

Jeremy Issacharoff, ambasciatore israeliano in Germania

Germania, Zoom bombing antisemita contro videoconferenza per Yom haShoah

Mondo

di Ilaria Ester Ramazzotti
Una videoconferenza organizzata alla vigilia di Yom haShoah su Zoom dall’ambasciata di Israele a Berlino, con ospite il sopravvissuto Zvi Herschel, è stata interrotta dall’ingresso online di alcuni neo nazisti, che hanno postato foto di Hitler e lanciato slogan antisemiti.