Le voci dei partecipanti
In viaggio con Kesher / Le sinagoghe, dalla più piccola dell’Ungheria alla maestosa e conosciuta di via Dohány; il quartiere ebraico e il Memoriale dell’Olocausto “Scarpe sul Danubio”; l’incontro con il rabbino della comunità Neolog. Ma anche il castello di Buda e il Palazzo Reale di Gödöllő. Tante le interessanti tappe del viaggio organizzato da Paola Boccia a Budapest fra il 10 e il 13 maggio
Budapest è conosciuta per essere una città piena di storia e cultura, con monumenti che ne testimoniano il ruolo di primo piano come capitale del Regno d’Ungheria, prima, e come paese dell’area sovietica, poi. Tante le sinagoghe e i luoghi ebraici, che raccontano di una vita ebraica molto vivace e popolosa prima della Seconda guerra mondiale, fortemente colpita purtroppo durante la Shoah. Ma ancora oggi Budapest offre una vita ebraica ricca e articolata, anch’essa da esplorare. Tutto questo e molto altro hanno potuto apprezzare i partecipanti al viaggio organizzato da Kesher fra il 10 e il 13 maggio nella capitale ungherese.
Qui le impressioni e gli entusiastici racconti di chi vi ha partecipato.
Ogni giorno è stata una scoperta di luoghi che, altrimenti, non avrei mai visitato, ma il vero spettacolo era il gruppo. Il primo giorno tutti impeccabili, eleganti, le signore come appena uscite dal parrucchiere. L’ultimo giorno invece, giacche legate ai fianchi, piedi distrutti, pacchi e pacchetti penzoloni. In mezzo: chiacchiere, risate, chilometri fatti senza sentirli. Un viaggio in cui le foto non esprimono abbastanza quanto ci sia stato di bello a livello relazionale tra i partecipanti. Complimenti anche a Alfonso Sassun che ha elevato il nostro spirito con discorsi sulla Torà che non è dato sempre sentire. Liliana Picciotto
Dopo diversi anni di assenza, ho partecipato nuovamente al viaggio organizzato da Kesher. La mia decisione di unirmi è stata motivata, da un lato, dal mio nuovo ruolo di consigliera, che mi ha avvicinato alle attività comunitarie, e dall’altro, dal desiderio di approfondire la mia conoscenza di Budapest, una città che avevo già visitato in passato ma solo di fretta e con i bambini piccoli… Paola non ci ha lasciato un attimo di tregua! e così ho avuto modo di apprendere una miriade di informazioni. Abbiamo visitato sia i luoghi di interesse turistico sia le aree ebraiche, che sono estremamente ricche per via della significativa presenza del nostro popolo prima della Seconda Guerra Mondiale. Sono rimasta colpita dall’imponenza delle sinagoghe; gli ebrei erano davvero numerosi. Oggi, la comunità ebraica è ancora forte, con un afflusso di turisti e visitatori israeliani: l’ebraico lo sentivamo tanto parlare in giro per le strade. La vita a Budapest scorre tranquilla, e a differenza di Milano, nelle strade ci si sente al sicuro. Tante sono le esperienze e le visite che mi sono rimaste nel cuore e nella mente e sicuramente ne leggerete da chi, più bravo di me, darà una narrazione dettagliata. Tuttavia, uno dei momenti che mi ha colpito di più è stata la visita al monumento “Scarpe sul Danubio”, dedicato alla memoria delle vittime della Shoah.
Senza scritte o spiegazioni: solo una lunga fila di scarpe in bronzo ricorda quanto accaduto nell’inverno del 1944-1945, quando Budapest era occupata dai nazisti e dalla milizia ungherese delle Croci Frecciate, gli ebrei venivano condotti lungo il fiume, costretti a togliersi le scarpe, e poi fucilati al bordo dell’acqua … cadevano nel fiume e i loro corpi venivano portati via dalle correnti del Danubio. Si stima che siano state circa 3.500 le vittime. La guida ungherese Marianna che ci ha accompagnato per tre giorni, ha più volte assunto la responsabilità, in quanto ungherese, per quanto accaduto agli ebrei, evidenziando la complicità con i nazisti. Questo dimostra che gli ungheresi hanno affrontato il loro passato, a differenza degli italiani. Ho molto apprezzato questo aspetto. Inoltre, ho avuto il piacere di conoscere meglio alcune persone che già conoscevo; trascorrere tanto tempo insieme ha creato una bellissima atmosfera tra noi. Ringrazio Paola per il suo entusiasmo e per l’attenzione che ha riservato a tutti, sempre con un sorriso. Anche il nostro segretario, Alfonso Sassun, ha dato un grande contributo al viaggio con le sue lezioni e spiegazioni, risultando una presenza preziosa. Emanuela Alcalay
Ho partecipato quest’anno per la prima volta al viaggio primaverile di Kesher, dal 10 al 13 maggio a Budapest. Premetto che all’inizio ero molto titubante perché, dato il mio carattere abbastanza chiuso e riservato, temevo di non riuscire ad amalgamarmi in un gruppo affiatato di persone che hanno partecipato a più viaggi. Non è stato assolutamente così, mi sono integrata subito talmente bene nel gruppo tanto che molti in realtà pensavano che non fosse nemmeno il mio primo viaggio!
Budapest è stata una rivelazione, mi è piaciuta molto e non soltanto per le bellezze dei monumenti, dei castelli e dei parchi, ma anche per il senso di libertà e sicurezza che vi si respira. L’impronta ebraica, che ha costituito un inossidabile “fil rouge” lungo tutta la durata del viaggio, ci ha condotto a visitare tante Sinagoghe, da una delle più piccole al mondo, quella del villaggio medievale di Santander, a quella grandissima centrale di Budapest, ognuna con la sua storia, i suoi colori e mosaici. Di pari passo il tema della Shoah che ha raggiunto il culmine con la visita al museo all’aperto delle scarpe sul Danubio e il museo della Shoah, piccolo ma molto ben organizzato e strutturato, commentato con dovizia di particolari dalla bravissima guida, che, pur nella sua tragicità, è stata, a mio parere, una delle visite più coinvolgenti e toccanti del viaggio. Un altro momento che ricordo con particolare emozione è stato quando, nel giardino della Sinagoga centrale, davanti all’albero della vita, abbiamo cantato l’HaTikvah insieme ad un gruppo di israeliani anche loro in visita alla Sinagoga. E adesso voglio passare ai ringraziamenti. A te, Paola, il primo e più grande per la pazienza, la dedizione e la grande umanità ed empatia che ti contraddistinguono, sei riuscita ad organizzare perfettamente tutte le tappe del viaggio. Agli esponenti della comunità ebraica di Budapest, tra i quali ricordo con particolare affetto Batsheba, la figlia di Rav Lazar di Milano e Judit che ci ha accompagnato in vari momenti del viaggio. E infine la nostra guida, la bella e preparatissima Marianna che ci ha spiegato in maniera super dettagliata ogni elemento architettonico della città e della sua storia, in particolare della presenza ebraica in Ungheria. Cosa si poteva desiderare di più da questo viaggio? NULLA! B’H’ spero di avere la possibilità di partecipare ancora ai prossimi viaggi e di ritrovarvi tutti. Margherita Salinas
“L’isola che non c’è” Dal 10 al 13 maggio siamo stati nella città natale di Theodor Herzl che nacque a Pest in via Dohány, dove oggi sorge la Grande Sinagoga “Neologa”, ennesima variazione dell’eterna tradizione ebraica. La storia di queste due città, Buda e Pest, è molto complessa e legata ai commerci della grande via d’acqua del Danubio (che attraversa altre tre capitali europee: Vienna, Bratislava e Belgrado), che in epoca romana indicava il limes, il confine dell’impero. Solo dopo il 1867 vennero realizzati i ponti che collegano le due rive. Sulla banchina di Pest si trova l’emozionante memoriale delle “Scarpe sulla riva del Danubio” in ricordo delle vittime delle stragi dei collaborazionisti nazisti del Partito delle Croci Frecciate ungheresi. Budapest ha vissuto anche la dittatura del proletariato sovietica dal 1956, anno della feroce repressione della rivoluzione, fino alla caduta del Muro di Berlino del 1989. È stata la degenerazione ungherese del “… fantasma [che] si aggira per l’Europa”, il celebre incipit del Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels, riferito allo “spettro del comunismo” che era già apparso nel 1918-19 con il governo di Bela Kun (già Kohn). Interessante il viaggio nella capitale dell’Ungheria, che a differenza di Vienna non presenta una struttura urbana monumentale come spetterebbe al centro di un ex-regno. La storia artistica di Budapest è abbastanza recente: Pest venne unita a Buda e Obuda nel 1873, in seguito all’evoluzione dell’Impero Austro-Ungarico. L’architettura è prevalentemente “eclettica”, con manifestazioni originali della cosiddetta secessione ungherese, coeva e posteriore declinazione dell’Art Nouveau. Curiosa anche la proliferazione di lapidi e ritratti scultorei in memoria di personaggi protagonisti delle sue vicende talvolta mitizzate. Budapest sembra un’isola laica e felice nel mare dell’antisemitismo occidentale: accogliente e ordinata, dalla composizione multietnica. La storia però insegna che anche qui c’è stata persecuzione nelle varie regioni sopravvissute dopo la prima Guerra Mondiale con lo smembramento “umiliante” della Grande Ungheria che giungeva fino al mare adriatico di Fiume (oggi Croazia). A Budapest solo casualmente molti ebrei si sono salvati dalla Shoah, in quanto nell’inverno 1944-45 l’arrivo delle truppe sovietiche interrompe l’efficienza dei trasporti ferroviari degli occupanti nazisti verso Auschwitz: dopo le campagne, dove vivevano oltre quattrocentomila ebrei, era infatti giunto il momento di rastrellare quelli rinchiusi nel Ghetto, istituito il 29 novembre 1944, e i residenti nelle “Case Stellate” esterne della città. Molti si salvarono per l’intervento dei Giusti tra le nazioni, quali Carl Lutz, Giorgio Perlasca, Angelo Rotta e Raoul Wallenberg. Cesare Badini (Milano)
Viaggio molto bello, sia per le cose viste sia per la guida in lingua italiana, che spiegava tutto in modo chiaro. È stato però molto impegnativo dal punto di vista del camminare, ma ci sta. Mi è piaciuto anche vedere diversi tipi di sinagoghe e scoprire altre forme di ebraismo: davvero molto interessante; vedere e comprendere meglio la storia; anche l’ospedale sotterraneo nel bunker è stato davvero interessantissimo. Bello anche quando Alfonso spiegava alcuni aspetti dell’ebraismo: molto preciso e assolutamente molto istruttivo … ma da Alfonso c’era assolutamente da aspettarselo. Essendo la prima volta, ero inizialmente molto titubante sull’aspetto delle conoscenze; invece ho trovato che è adatto a tutti, sia a chi ha già una buona base sia a chi ha alcune nozioni un po’ arrugginite. Ambiente carino: sarebbe però più piacevole e divertente se ci fossero più persone un po’ più giovani, da poter coinvolgere in queste iniziative lodevoli. Mi sono trovata bene soprattutto perché ci si sente liberi di agire come si preferisce, senza sentirsi giudicati. Conclusione: ho gradito tutto e mi sono divertita. Avrei però preferito momenti di maggiore socializzazione e ritmi meno serrati: lavorando tutti, abbiamo bisogno non di stressarci con i tempi, ma di goderci ogni momento. Forse sarebbe stato meglio vedere meno cose, ma con più calma, rilassandoci di più. Suggerisco a tutti di viaggiare con Kesher. È però una scelta che ha senso se si desidera sfruttare al massimo le giornate a disposizione. Bisogna entrare in quest’ottica: avendo tutto organizzato, si riesce a godere appieno dell’esperienza senza doversi preoccupare di nulla. Grazie a tutti Monica Capelluto
Ero già stata a Budapest negli anni ‘80, nel periodo del regime sovietico. Ricordavo una città buia e triste, con grandi viali ed enormi palazzoni neri, oltre a pochi negozi semivuoti di merci e clienti. Naturalmente sapevo che la città era cambiata, ma non immaginavo fino a che punto. La Budapest attuale è una città bellissima e vivacissima. Gli edifici sono stati ripuliti rivelando architetture neorinascimentali o fine-ottocento con decorazioni aggraziate. Alcuni sono stati interamente ricostruiti sempre nello stesso stile. Ciò in Italia non sarebbe stato possibile perché qui si tende a fare restauri conservativi e nuove costruzioni moderne. Devo dire, tuttavia, che la città nell’insieme è così armoniosa ed elegante da ricordare Vienna o Parigi. Il nostro viaggio però aveva un taglio decisamente ebraico con visite a sinagoghe e memoriali della Shoah. A Budapest, prima della guerra, ben un quarto della popolazione era ebraica, tanto che la sua sinagoga centrale è la più grande d’Europa e la seconda del mondo dopo quella di New York. Nel 1944 sono cominciate le deportazioni che in pochissimo tempo – nel luglio dello stesso anno si sono arrestate – hanno portato all’eliminazione di circa 500.000 ebrei. Molto interessante la visita al Museo dell’Olocausto, ma ciò che ho trovato particolarmente toccante è stata l’installazione “delle scarpe”. L’artista ha allestito delle scarpe di ferro sulle rive del Danubio per ricordare la strage di cittadini ebrei operata dalle Croci Frecciate, alleate dei Nazisti. In quel luogo sono stati buttati nel Danubio gruppi di ebrei, legati l’uno all’altro. Per risparmiare munizioni, a uno solo di essi veniva sparata una pallottola. Il poveretto cadendo trascinava giù gli altri che morivano per annegamento. Lo stesso metodo “economico” eseguito a Meina. In un viaggio di Kesher non può però certo mancare la parte ludica. Divertente e suggestiva la mini-crociera notturna sul Danubio e simpatica la visita al castello reale di Gödöllő, poco fuori Budapest, dove la principessa Sissi trascorreva le sue giornate fra una toilette e una cavalcata nell’enorme, bellissimo, parco circostante, dove anche noi siamo andati a passeggiare prima della partenza. L’ottimo albergo, l’organizzazione impeccabile della nostra adorata Paola e le perle di saggezza ebraica di Alfonso Sassun hanno fatto il resto. Silvia Hassan
Un viaggio perfetto si regge su tre regole fondamentali: buona compagnia, spirito di adattamento e curiosità nel lasciarsi sorprendere da ciò che si incontra lungo il cammino. A Budapest, queste regole non solo sono state rispettate, ma hanno accompagnato ogni momento dell’esperienza. Fin da subito, tra l’Ansa del Danubio, il Castello di Visegrád e la suggestiva Szentendre, il gruppo è stato immerso in paesaggi e luoghi ricchi di storia. Nei giorni successivi, il percorso ha seguito le tracce della memoria e della cultura ebraica in Ungheria: dalle grandi sinagoghe del quartiere ebraico ai luoghi simbolo come le “Scarpe sulla riva del Danubio”, fino al Museo Casa del Terrore e al Castello di Buda. Non sono mancati momenti di incontro, riflessione e anche di scoperta più leggera, come la crociera sul Danubio e il concerto all’Opera. È stato inevitabile osservare come il presente dell’Ungheria restituisca una sensazione di calma e stabilità. Negli ultimi anni, il paese guidato da Viktor Orbán ha adottato politiche molto restrittive sull’immigrazione extraeuropea: controllo fisico delle frontiere, norme severe sull’asilo, opposizione alle quote europee di redistribuzione dei migranti e una comunicazione politica particolarmente dura contro l’immigrazione irregolare. Al di là delle opinioni che queste scelte possono suscitare, l’effetto percepito nella vita quotidiana della città è quello di un contesto ordinato e sereno, con una presenza relativamente contenuta di criminalità comune rispetto ad altre grandi capitali europee. Anche la comunità ebraica vive apertamente la propria identità, elemento che si percepisce chiaramente passeggiando tra il quartiere ebraico, le sinagoghe e i numerosi luoghi della memoria presenti in città. Il viaggio si è concluso con il Memoriale dell’Olocausto e la visita al Palazzo Reale di Gödöllő, chiudendo un itinerario intenso ma ben equilibrato, fatto soprattutto di condivisione. L’esperienza vissuta in compagnia di queste persone speciali, si è rivelata essere, ancora una volta, esattamente ciò di cui avevo bisogno. S. P.
Il gruppo Kesher arrivò a Budapest con l’energia di una gita scolastica… con piu medicine in valigia dell’anno precedente e grandi aspettative da Paola mai disattese. Alle sei del mattino qualcuno bussava già alle porte:“Colazione tra dieci minuti!” E mezz’ora dopo, puntualmente, partiva il dibattito più acceso del viaggio: chi aveva preso l’uovo sodo in più. Pare che uno sia addirittura volato durante una discussione sul sale da mettere sopra. Le visite alle sinagoghe erano intensissime. Tutti ascoltavano la guida… più o meno. In realtà, il gruppo Kesher aveva un talento speciale: parlare contemporaneamente alla guida senza perdere il filo del proprio discorso. Un miracolo quasi biblico. Durante le lezioni di Torah di Alfonso, segretario generale imprestato al gruppo, si sentivano domande profondissime -“Qual è la posizione dell’ebraismo sull’adulterio?” – ma anche più pratiche – “Chi mi tiene il posto a cena?” -. E poi arrivava Liliana con le lezioni sulla Shoah. Finalmente il silenzio. Un silenzio vero, pieno di ascolto e memoria. Momenti intensi che restavano nel cuore di tutti. La sera, dopo dodici ore di camminate, riflessioni, autobus, racconti e fotografie sfocate, iniziavano le leggendarie cene da Carmel. E lì il gruppo ritrovava improvvisamente le forze: “Solo un assaggino…” dicevano tutti, mentre prendevano il terzo dolce. A fine giornata nessuno ricordava bene cosa avesse visto né quanti chilometri avesse fatto, ma tutti ricordavano perfettamente chi russava, chi parlava nel sonno e chi aveva nascosto le schnitzel nello zaino “per sicurezza”. E così Kesher lasciò Budapest: stanchi, felici, un po’ rauchi… e già pronti a discutere sulla prossima destinazione. Tutto documentato dalle caricature di Luciano. Luciano Bassani
Ciao a tutti. Un affettuosissimo saluto dagli “aggregati veneziani” al gruppo Kesher, in attesa di un prossimo viaggio insieme. Un grande ringraziamento a Paola che ci ha fatto correre tanto ma ci ha fatto vedere tante cose belle ed interessanti di Budapest ebraica e no. Naturalmente un caro saluto anche a Marianna, Judith e Alfonso. Sara Levi Minzi e Francesco Ganzer
Quattro giornate dense alla scoperta della Budapest ebraica. Abbiamo appreso cosa sia l’ebraismo neologo nato a fine ottocento in Ungheria; visitato le più importanti sinagoghe: dalla grandissima di via Dohany, nota meta turistica, alla minuscola della cittadina di Szentendre e a quella medioevale di Buda; commossi abbiamo cantato l’Hatikva, con un gruppo di turisti israeliani, di fronte all’Albero della vita nel cortile della sinagoga grande; siamo rimasti pietrificati di fronte al toccante Memoriale delle scarpe lungo la riva del Danubio; a piazza della Libertà abbiamo apprezzato la presenza di un “contro monumento”, ai piedi di quello ufficiale contestato, dove si susseguono le testimonianze popolari tese a sfatare il mito dei “buoni ungheresi” e a ricordarne invece il collaborazionismo coi nazisti; l’impatto col museo del terrore e la visita nelle grotte dell’ospedale bunker. Tutte esperienze che ci hanno colpito nel profondo. La presenza di Marianna, la nostra bravissima guida, competente, preparata e interessata alla nostra storia, l’organizzazione ottima come sempre di Paola, le spiegazioni puntuali e profonde di Alfonso, gli interventi di Liliana, hanno contribuito a rendere il viaggio unico ed apprezzatissimo. Ottima la nostra “ ultima cena” presso la sinagoga chabad di Obuda, piacevolissima la crociera notturna sul Danubio che, anche sotto la pioggia battente, non ha mancato di affascinarci. Altresì apprezzate le visite all’ansa del Danubio come pure all’Opera. Un viaggio istruttivo, in ottima compagnia, tra persone simpatiche alla perenne ricerca della “toilette perduta” e del “caffè mancato”. Perdoniamo dunque Paola per averci costretto alla levataccia alle 5 del mattino il giorno della partenza. Ne valeva assolutamente la pena. Egle Bassan Schreiber



