Alla scoperta della “Perla del Danubio” e del suo ricco patrimonio ebraico

2026

 

n° 6 - Giugno 2026 - Scarica il PDF
n° 6 – Giugno 2026 – Scarica il PDF

In viaggio con Kesher a Budapest / Le sinagoghe, dalla più piccola dell’Ungheria alla maestosa e celeberrima di via Dohány; il quartiere ebraico e il Memoriale della Shoah “Scarpe sul Danubio”; l’incontro con il rabbino della comunità Neolog. Ma anche il castello di Buda e il Palazzo Reale di Gödöllő. Tante le interessanti tappe di un tour che ha visto una partecipazione straordinaria, nel segno di un forte desiderio di aggregazione
e un rinnovato senso di appartenenza alla storia del popolo ebraico

 

 

Cara lettrice, caro lettore,

Budapest è chiamata notoriamente la Perla del Danubio, un vero e proprio scrigno pieno di storia e cultura, in cui la presenza ebraica ha avuto un ruolo di primo piano nei secoli. Vestigia di questo glorioso passato, le numerose sinagoghe ancora oggi visitabili, che i partecipanti all’ultimo viaggio organizzato da Kesher a maggio hanno potuto conoscere e ammirare, in una tre giorni tanto intensa quanto interessante (come del resto tutte le iniziative messe in piedi da Paola Boccia). Decimato dalla Shoah – centinaia di migliaia di persone sterminate in pochi mesi, più di 3000 fucilate e gettate nel Danubio, come testimonia il commovente Memoriale delle scarpe sulla riva del fiume – l’ebraismo ungherese ha saputo rinascere e rifiorire, e oggi continua a vivere in un clima di serenità e sicurezza.

Ed è proprio a questo viaggio organizzato all’interno della nostra Comunità che abbiamo voluto dedicare la copertina di questo numero, per sottolineare prima di tutto il dinamismo della nostra kehillà, che offre costantemente attività interessanti e di scoperta ai suoi iscritti, vicini e lontani. Ma anche per raccontare la storia e il presente ebraico di una capitale della nostra Europa, purtroppo oggi attraversata da un odio antiebraico che si sperava appartenere ai secoli passati.

Lo sa bene la Gran Bretagna, negli ultimi mesi colpita quasi quotidianamente da attacchi antisemiti, tanto da spingere il premier Starmer a denunciare “una inaccettabile normalizzazione dell’antisemitismo”.

Eppure, chi meglio di noi ebrei sa cosa significa andare avanti, nonostante tutto? Rinascere, guardare al domani, fieri del proprio bagaglio identitario e culturale accumulato in secoli di storia, ma mai piagnucolosi e nostalgici, piuttosto determinati nel costruire ancora e ancora meglio?

È in questa chiave che deve essere visto il viaggio, raccontato nelle pagine comunitarie, di alcuni membri della comunità milanese al Cairo, città che contava un secolo fa circa 45.000 ebrei, e dove oggi si contano sulle dita di una sola mano. Qui tre famiglie milanesi di origine egiziana hanno svolto una funzione religiosa con tanto di minian nella sinagoga dove i loro genitori e nonni avevano celebrato Bar Mitzvà e matrimoni nei secoli passati. Un tuffo nella storia delle loro famiglie, un toccare con mano e vedere con i propri occhi i luoghi dove affondano le proprie radici, da cui ha inevitabilmente origine quello che si è oggi e si diventerà domani.

Certo, guardare con apprensione quello che accade intorno a noi è normale e legittimo. Ma non deve essere una trappola. Bisogna invece guardare avanti con orgoglio e determinazione. Come spiegava di recente un’amica alla festa di matrimonio della figlia, la parola figli in ebraico – banim – ha la stessa radice della parola costruire – bonim. Le generazioni che vengono sono quelle che costruiranno cose nuove e migliori. Lo è stato qui in Italia dopo il fascismo e la guerra, lo è stato a Budapest, come hanno avuto modo di vedere i partecipanti al viaggio di Kesher, lo è stato qui a Milano, dove persone sopravvissute alla Shoah o cacciate da tutti i Paesi arabi, hanno saputo ricostruirsi una vita dal nulla, attraversando le difficoltà con tenacia, onorando la propria identità e il proprio bagaglio famigliare, ma sperando in un futuro sempre migliore. In ebraico e in un’Israele purtroppo ferita da decenni in guerra, una delle frasi che si sente dire spesso è “ihie beseder”, andrà bene. Certo, andrà bene, andrà meglio. Deve sempre andare meglio. E noi ce la metteremo sempre tutta perché sia così.

La redazione