di Nina Prenda
Un gruppo di ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme ha sviluppato VertINGreen, una piattaforma che integra intelligenza artificiale, telerilevamento e dati fisiologici delle piante. Alla base di VertINGreen c’è un vasto database costruito su quasi 2.000 misurazioni del comportamento delle piante da interno, dall’assorbimento di anidride carbonica alla traspirazione in diverse condizioni ambientali.
Trascorriamo fino al 90% del nostro tempo in ambienti chiusi. Proprio lì, dove viviamo e lavoriamo, si nasconde uno dei rischi ambientali più gravi: la scarsa qualità dell’aria indoor, responsabile di circa 3,2 milioni di morti ogni anno nel mondo.
Nei Paesi a basso e medio reddito, il problema è spesso legato all’uso di combustibili inquinanti come legna, carbone o cherosene per cucinare e riscaldare. Ma anche nelle economie più avanzate il rischio resta elevato: qui le principali fonti di inquinamento sono il biossido di azoto emesso dalle cucine a gas, le muffe e i composti organici volatili rilasciati da materiali di uso quotidiano come mobili, vernici, pavimenti e plastiche. Le conseguenze sulla salute sono tutt’altro che trascurabili: dall’aggravamento di malattie cardiovascolari e respiratorie fino al cancro ai polmoni e, secondo studi recenti, persino forme di demenza.
Un gruppo di ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme propone ora una svolta. Il team, guidato da Yehuda Yungstein e dal dottor David Helman, ha sviluppato VertINGreen, una piattaforma che integra intelligenza artificiale, telerilevamento e dati fisiologici delle piante. Lo studio, pubblicato sulla rivista Indoor Air, introduce un sistema capace di prevedere le prestazioni delle pareti verdi prima ancora della loro installazione e di monitorarne lo stato in tempo reale. L’obiettivo è ambizioso: trasformare le pareti vegetali da semplici elementi decorativi a veri e propri sistemi ambientali intelligenti.
Alla base di VertINGreen c’è un vasto database costruito su quasi 2.000 misurazioni del comportamento delle piante da interno, dall’assorbimento di anidride carbonica alla traspirazione in diverse condizioni ambientali. Grazie a modelli predittivi, il sistema è in grado di: stimare la capacità di assorbimento della CO2, prevedere la risposta delle piante ai microclimi interni e calcolare il potenziale risparmio energetico riducendo la necessità di ventilazione meccanica. La piattaforma monitora costantemente lo stato di salute delle piante, individuando segnali di stress o anomalie con settimane di anticipo rispetto all’osservazione umana.
Oltre ai benefici ambientali, l’impatto è anche psicologico: la presenza di vegetazione negli ambienti chiusi contribuisce a ridurre lo stress, migliorare il benessere e aumentare la produttività.
Secondo i ricercatori, VertINGreen segna un cambio di paradigma nella progettazione degli edifici: non più solo strutture passive che consumano energia, ma ecosistemi ibridi in cui tecnologia e natura collaborano. “Non si tratta solo di innovazione tecnologica”, spiegano Yungstein e Helman. “È un modo nuovo di concepire gli spazi: integrare componenti viventi per renderli più sani ed efficienti”, dicono.
Il sistema è già disponibile online come piattaforma aperta, pensata per architetti, ingegneri e gestori di edifici. L’obiettivo è colmare il divario tra ricerca scientifica e applicazione pratica. In un mondo sempre più urbanizzato e verticale, la sfida sarà ripensare gli spazi interni non solo come luoghi da abitare, ma come ambienti capaci di “respirare”.



