“Resistance”, il “lato eroico” del mimo ebreo alsaziano Marceau in un film

Taccuino

di Roberto Zadik
E’ noto internazionalmente come uno dei più grandi mimi di tutti i tempi Marcel Mangel, in arte Marcel Marceau, col suo “silenzio dinamico”, di pose, sorrisi e sorprese ha incantato le platee internazionali, ma non tutti sanno la sua storia segreta e sorprendente. La coraggiosa partecipazione del futuro attore e mimo alla Resistenza francese sotto l’occupazione nazista e la dedizione nel salvare vite umane. Una parentesi biografica e storica inedita fornita dal film americano Resistance che, diretto dal regista venezuelano Jonathan Jakubowitz e interpretato dall’attore americano Jesse Eisenberg, racconta i retroscena della vita di Marceau e il cupo periodo dell’occupazione nazista in Francia. (Guarda il trailer del film)

Al centro della pellicola, di produzione internazionale e non solo francese, le liti col padre macellaio kasher che si oppose duramente alla sua carriera, la brutalità delle truppe naziste e del gerarca Klaus Barbie, noto per la sua spietatezza e le prime mosse di Marceau nell’incerto mondo dello spettacolo che lo riconoscerà come grande artista dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale attribuendogli quella capacità espressiva inimitabile nell’impersonare vari ruoli.

Tutto questo fino al gran giorno, quando viene arruolato nella Resistenza e la sua vita cambia bruscamente, dovendosi cimentare con situazioni spesso molto rischiose. Un modello di “Bene nascosto”, di impegno civile e ebraico in nome dell’altruismo, quello di Marceau in una pellicola che secondo le recensioni di vari siti, come Hollywood Reporter si preannuncia decisamente appassionante. Nella parte del protagonista, l’attore ebreo newyorchese Eisenberg – famoso per il suo ruolo nei panni dell’inventore di Facebook Mark Zuckerberg nel film The social network del regista David Fincher e che a soli 36 anni ha lavorato con grandi registi del calibro di Woody Allen, Wes Craven creatore di Nightmare o Noam Baumbach e si è distinto per perfezionismo, espressività e abilità non solo cinematografiche ma anche letterarie. La stessa tenacia che mostrò anche Marceau nell’abbandonare la macelleria paterna per inseguire le sue passioni, sia teatrali che idealistiche unendosi a sua cugino – interpretato da Geza Rohrig già visto nell’intenso Il figlio di Saul, duro film ungherese sui lager e il ruolo dei Sonderkommando – e al fratello per cercare bambini ebrei tedeschi i cui genitori erano stati uccisi dai nazisti e aiutarli. Offrendo rifugio, affidandoli a famiglie non ebraiche e a chiese, intrattenendoli con le sue arti mimiche, vincendo sia grandi ostacoli come l’occupazione nazista che prove “minori” come le resistenze dei tanti che lo consideravano solo un “pagliaccio” (parola detestata da Marceau).

Come un Patch Adams ante litteram, come un educatore alla Korczak, egli si prese cura di tanti piccoli salvandoli dalla crudeltà di temibili gerarchi nazisti come Klaus Barbie soprannominato per la sua ferocia “il macellaio di Lione”. Nel film tutto questo viene documentato in un mix di storia, dramma e biografia dal bravo regista Jakubowicz , anche lui di origini polacche come Eisenberg, che 4 anni fa venne premiato al Festival di Cannes per il suo Hands of Stone (Mani di pietra) con Robert De Niro. Tutto questo in una riflessione interessante non solo sulla storia ebraica francese in quei terribili anni ’40 così poco raccontati, salvo alcuni “gioielli” come Arrivederciragazzi” di Louis Malle o Vento di primavera con Jean Reno o Un sacchetto di biglie, dal capolavoro di Joseph Joffo e sulla vita intensa e inquieta del grande Marcel Marceau.

Chi era Marcel Marceau

Nato a Strasburgo il 22 marzo 1923 e scomparso a 84 anni nel 2007, nei suoi spettacoli, in bilico fra sogno e ironia, appassionato dei grandi comici fra gli anni 20’ e 40’ oltre a Chaplin suoi “esempi” anche Buster Keaton, che faceva ridere senza sorridere quasi mai e i Fratelli Marx, dopo la sua esperienza nella Resistenza, fondò la compagnia di Mimo Marcel Marceau che lo portò in giro in vari Paesi del mondo. Una vita nomade, dedicata all’arte, con tre matrimoni e quattro figli e varie esperienze nello spettacolo, in cui fu anche bravo attore cinematografico lavorando con grandi nomi, da Alain Resnais a Klaus Kinski  Migliaia di rappresentazioni  sceniche in un centinaio di Paesi e definiti “mimodrammi” egli non fu semplicemente un mimo ma molto di più. Infatti si dedico a vari aspetti della “messa in scena”, a meticolose rappresentazioni fino a improvvisazioni strabilianti cimentandosi in acrobazie, invenzioni sceniche e numeri di ballo all’indietro. Ad esempio inventò il “moonwalker”, originale “camminata sulla luna” ripresa negli anni ’80 dalla popstar americana Michael Jackson.

Grazie al suo contributo artistico e culturale Marceau è sepolto nel prestigioso cimitero parigino di Pere Lachaise che raccoglie più di ogni altro figure di alto livello, dallo scrittore Balzac, al compositore Chopin, alla rockstar Jim Morrison.

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