Musica afro ebraica? La suonano i “Zion80” al Manzoni

Taccuino

di Roberto Zadik

Spesso e volentieri si pensa che la musica ebraica sia solo klezmer o folklore tradizionale e le solite, seppur bellissime, canzoni popolari cantate ai matrimoni e nelle cerimonie o le canzoni israeliane. Ma  generalizzare può rivelarsi  errato e decisamente ingiusto. Infatti c’è tutto un mondo da scoprire anche all’interno dei cosiddetti generi musicali tradizionali e questo vale anche in ambito ebraico. Soprattutto quando il retroterra religioso ortodosso proveniente dai brani del compositore e musicista Shlomo Carlebach, nome di punta della musica chassidica, s’intreccia coi ritmi concitati e sinuosi del cool jazz newyorchese e con la musica africana del grande musicista maliano Fela Kuti, che fu uno dei pionieri della fusion fra sassofoni, fiati e percussioni africane.

Da questo esplosivo mix fra jazz, afro music e musica ebraica deriva lo strabiliante gruppo newyorchese dei “Zion 80” che si è esibito domenica 15 febbraio, dalle 11 del mattino, sul palco del prestigioso teatro Manzoni. Musicisti di alto livello e grande emozione per uno degli appuntamenti di punta del nutrito calendario di rassegna musicale “Aperitivo in concerto-Ritmi del nostro tempo” importante rassegna organizzata dal suo direttore artistico Gianni Morelembaum Gualberto.  Il gruppo degli Zion 80 ha suonato energicamente sotto i riflettori, fra applausi e virtuosismi, sfoderando incredibili pezzi di sperimentazione, che in certi frangenti strizzavano l’occhio al geniale Frank Zappa o a Jaco Pastorius, con qualche breve rimando anche alla musica klezmer ma soprattutto al jazz statunitense, applauditissimi dal vasto pubblico accorso ad ascoltarli.

Eseguendo le sofisticate musiche del compositore e polistrumentista ebreo americano John Zorn, i membri di questo complesso capitanato dal chitarrista Jon Madof, si sono lanciati in una serie di note e assoli di organo, sassofono e flauto traverso grazie alla bravissima Jessica Laurie, divertendosi e procedendo fra i brani senza sosta per oltre un’ora e mezza. Brani sincopati e altri pezzi più riflessivi e d’atmosfera, orchestrati da questa band che vanta musicisti di grandissima preparazione e dotati di espressività e inventiva nella complessa e rischiosa arte dell’improvvisazione. Formata da una serie di artisti ebrei e religiosi, come Greg Wall, sassofonista, il batterista Yuval Lion e Marlon Sobol, che si è rivelato un vero e proprio virtuoso della batteria e delle congas, tambureggiando a mani nude con velocità impressionante e il chitarrista elettrico Yoshie Fruchter e al dottissimo bassista Shanir Blumenktrantz.

Come mettere d’accordo il patinato e frivolo mondo dello spettacolo con i valori dell’ebraismo e la sua spiritualità? Tantissimi sono stati i cantanti e i musicisti ebrei, da Lou Reed, a Neil Diamond, a Billy Joel, la lista è lunghissima e il rapporto fra ebrei americani e musica sembra essere decisamente stretto come dimostrano i tanti nomi anche nel jazz e nella musica contemporanea, da Aaron Copland, a Leonard Bernstein a Benny Goodman. Anche se pochi però, come gli Zion80, sono capaci di unire mondi diversi, note e contenuti e di mantenere il rispetto per le tradizioni religiose, molto raro fra i musicisti moderni e la passione per musiche e ritmi anche molto lontani dal loro ambiente d’origine. Percussioni, jambè e congas scatenate accompagnate da organi psichedelici, in stile Emerson Lake and Palmer e sassofoni che richiamano le orchestre della Broadway anni ’50, tutto in una stessa occasione.

La loro sperimentazione è conosciuta come “Afro semitic”  e intreccia perfettamente le due grandi esperienze di sofferenza, di schiavitù e di persecuzione come quella ebraica e africana che malgrado le tantissime differenze rivelano interessanti punti in comune. Ebbene con tutti questi elementi a loro favore e un’abilità tecnica davvero notevole, i musicisti, tre di loro con tanto di kippà sulla testa, hanno eseguito le musiche del loro amico Zorn, polistrumentista e compositore, che curiosamente ha un’etichetta discografica che si chiama Tzadik spaziando fra generi diversi e inventando note e accordi musicali improvvisi, come il lungo assolo di chitarra splendido durante il quinto brano e oscillando fra ricerca musicale e rigoroso metodo stilistico.

Musicisti versatili e esperti, gli Zion80, hanno cominciato la loro palpitante performance con una dichiarazione d’amore per la città di Milano. “Siamo emozionati dalla loro prima volta a Milano e ci piace davvero molto”  ha ricordato Fruchter, il chitarrista all’inizio del concerto. Gli Zion 80 hanno regalato tante emozioni al pubblico adorante in sala fornendo uno spettacolo decisamente suggestivo e capace di spaziare talmente tanto a livello musicale e artistico da essere difficilmente inscatolabile e classificabile in un genere musicale ben preciso. In tema di grandi concerti la rassegna “Aperitivo in concerto” non si ferma qui e fra le prossime sorprese, il primo marzo, sempre dalle 11 toccherà al grande pianista jazz Ran Blake accompagnato dal violinista ebreo americano Eden McAdam Somer, membro della Klezmer Conservatory band di Boston mentre l’ 8 marzo sarà la volta dei musicisti Tim Berne assieme all’”Ensemble Sentieri Selvaggi”.

 

 

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