Un’importante retrospettiva di Mark Rothko

Spettacolo

A Roma fino al 6 gennaio.

Marcus Rothkowitz nasce nel 1903 a Dvinsk, una cittadina dell’Impero zarista. Il padre Jacob, farmacista e intellettuale, trasmette ai figli un’educazione più secolare e politica che religiosa ma, a seguito dei violenti pogrom sovietici, si riconverte all’ebraismo ortodosso ed introduce il figlio Marcus, di cinque anni, allo studio del Talmud.

Sebbene Dvinsk sembra non sia stata scenario diretto di esecuzioni di massa, la violenta repressione dei cosacchi verso la popolazione ebraica rimane fissa nella sua memoria di artista, ed alcuni critici interpretano le forme rettangolari, tipiche della sua pittura, come una rappresentazione delle buche in cui spesso venivano arsi gli ebrei assassinati.

Per sfuggire alla violenza, la famiglia migra in Oregon nel 1913, nel 1925 Mark abbandona l’università di Yale per studiare con Max Weber all’Art Student League di New York e nel 1933 allestisce la sua prima personale al Portland Art Museum. In seguito, partecipa alla fondazione del gruppo The Ten, i cui artisti membri seguono l’espressionismo astratto, sebbene egli stesso spesso rifiuti di essere classificato tale.

A partire dagli anni ’40, Rothko lavora con Adolph Gottlieb, con cui stringe una profonda amicizia sviluppando una pittura dall’influenza surrealista e dalle forti componenti mitologiche, trasmesse anche dalla lettura di Freud, Jung e Nietzsche, mentre verso gli anni ’50, quando l’artista inizierà a lavorare su commissione a grandi pitture murali, prende forma quello che rimarrà il suo stile definitivo, dominato dagli inconfondibili rettangoli luminosi e colorati. Nel 1961 il Museum of Modern Art di New York espone la sua prima retrospettiva.

Mark Rothko muore suicida nel suo studio newyorkese, il 25 febbraio 1970.

In Italia le opere di Rothko sono comparse solo in due occasioni: la retrospettiva dell’artista ancora in vita portata a Roma dal MoMA di New York nel 1972, e la commemorativa presentata dopo la sua morte alla Biennale del 1970. Attualmente, dopo la vendita effettuata da Sotheby’s del dipinto White center (Yellow, Pink and Lavender on Rose), acquistato per 72,8 milioni di dollari da un privato, sarà sempre più difficile ammirare in un’esposizione temporanea le opere di questo grande artista del Novecento.

Questa retrospettiva romana, curata da Oliver Wick, rappresenta un’occasione unica ed intende offrire un quadro generale della produzione artistica di Mark Rothko, sottolineando il desiderio dell’artista che, per accentuare l’impatto visivo, presentava il suo lavoro in gruppi scrupolosamente selezionati.

Il percorso espositivo consiste in una settantina di dipinti ed in una significativa presenza di opere su carta, dove nei primi, spesso eseguiti con una tecnica simile all’affresco, si notano forti influenza del Rinascimento Italiano che permarranno anche nei lavori di tendenza surrealista.

La classica produzione artistica di Rothko è presente nelle Multiforms e nei murales, dove compaiono i suggestivi e caratteristici campi di colore rettangolari, fino a giungere, a chiusura della mostra, alle ultime opere, i Black on Gray, in cui si evidenzia l’intento dell’artista di creare uno spazio spirituale, coinvolgendovi lo spettatore.

Le opere esposte provengono dai più grandi musei del mondo, tra cui New York e Tel Aviv. La mostra è accompagnata da un catalogo e dal libro La realtà dell’artista, incompiuto da Mark Rothko stesso, entrambi editi da Skira.

Mark Rothko

Roma, Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194
Fino al 6 gennaio
Orari:
dom/mar/mer/gio dalle 10 alle 20
ven/sab dalle 10 alle 22
lunedì chiuso

Ingresso: euro 12.50/10

Info e prenotazioni:
0639967500 – www.rothko.it
rothko@arthemisia.it

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