di Pietro Baragiola
Uscito nelle sale italiane il 28 maggio 2026, il film segue la storia di Niki White (Leo Woodall), ex prodigio della musica e accordatore di pianoforti che scopre di poter utilizzare il suo orecchio assoluto per identificare le combinazioni delle casseforti. Quest’abilità però attirerà presto l’attenzione della banda criminale del sinistro e carismatico Uri (Lior Raz) che farà entrare il protagonista in una spirale di eventi da cui sarà sempre più difficile uscire. Pur non essendo un film esplicitamente “ebraico”, Tuner contiene diversi riferimenti che richiamano l’identità ebraica dei suoi personaggi e di parte del cast.
Dopo il successo internazionale di Fauda e di produzioni hollywoodiane come Il Gladiatore 2, Lior Raz torna al cinema con Tuner, il nuovo thriller/dramma del regista e premio Oscar ebreo-canadese Daniel Roher.
Uscito nelle sale italiane il 28 maggio 2026, il film segue la storia di Niki White (Leo Woodall), ex prodigio della musica e accordatore di pianoforti che scopre di poter utilizzare il suo orecchio assoluto per identificare le combinazioni delle casseforti. Quest’abilità però attirerà presto l’attenzione della banda criminale del sinistro e carismatico Uri (Lior Raz) che farà entrare il protagonista in una spirale di eventi da cui sarà sempre più difficile uscire.
Un dramma pieno di elementi ebraici
Pur non essendo un film esplicitamente “ebraico”, Tuner contiene diversi riferimenti che richiamano l’identità ebraica dei suoi personaggi e di parte del cast.
Uno dei protagonisti della vicenda è infatti Harry Horowitz, interpretato da Dustin Hoffman, l’anziano mentore di Niki nel business dell’accordatura di pianoforti. Sempre presente al fianco di Harry è sua moglie Maria, interpretata dalla star ebrea di Nobody Wants This Tovah Feldshuh.
Oltre alla Levayà (cerimonia funebre) e al termine “mensch” (uomo corretto) utilizzato di tanto in tanto dai protagonisti, il riferimento più esplicito alla cultura ebraica emerge nella rappresentazione del team guidato dal personaggio di Lior Raz, una banda di ladri interpretata dagli attori israeliani Gil Cohen e Nissan Sakira che operano sotto la copertura di un’azienda di sicurezza e seguono un proprio codice morale, rifiutando di appropriarsi di cimeli legati alla Shoah.
Questa scelta narrativa introduce nel film un tema raramente affrontato nei thriller contemporanei: il rapporto tra criminalità, identità e memoria storica. Pur operando ai margini della legge, infatti, la squadra di Uri riconosce il peso simbolico della storia ebraica e delle sue tragedie, tracciando una linea rossa tra il semplice furto e la profanazione della memoria.
Le recensioni e il cast

Per Lior Raz, Tuner rappresenta un ulteriore passo in avanti in una carriera sempre più internazionale. L’attore israeliano ha espresso più volte il suo entusiasmo per questo progetto sui propri profili social: “sono orgoglioso di far parte di un film così bello. Lavorare accanto a un cast incredibilmente talentuoso, a un regista brillante e a un team straordinario è stata un’esperienza davvero indimenticabile.”
Soffermandosi sul suo personaggio, i critici cinematografici hanno riservato giudizi contrastanti: alcuni hanno evidenziato come Raz interpreti un antagonista capace di manipolare psicologicamente gli altri, piuttosto che affidarsi alla violenza pura, il che lo rende diverso dal classico boss criminale; altri, invece, hanno lamentato il fatto che il film presenti gli israeliani come una banda di criminali avidi di denaro, soprattutto se confrontati con i diversi personaggi ebrei presenti nella trama, descritti come calorosi e profondamente umani. Tra questi spicca Marius Maissner, il compositore interpretato da Jean Reno, i cui nonni sono sopravvissuti alla Shoah.
In generale il film ha ottenuto recensioni molto favorevoli e Woodall, noto per film come Norimberga e che presto interpreterà anche lo chef ebreo-americano Anthony Bourdain nel film Tony, non ha nascosto l’ammirazione per il collega Dustin Hoffman.
“Fa parte del mio personale Monte Rushmore” ha dichiarato a Esquire. “È una figura gigantesca, ma come persona è incredibilmente semplice e accessibile. È stato un vero piacere lavorare con lui. Ho cercato di essere una spugna e di assorbire tutto quello che potevo. Da lui ho imparato due cose fondamentali: trattare ogni ripresa come una prova e, anche se sembra che tu abbia tutto sotto controllo, continuare ad avere dubbi e momenti di incertezza. Probabilmente mi sentirò così anche tra 60 anni, ma si può imparare a convivere con queste sensazioni e persino ad usarle a proprio vantaggio.”
Tra atmosfere jazz, casseforti da aprire e riflessioni sulla memoria, Tuner si distingue così come un thriller/dramma atipico, nel quale attori ed elementi della cultura ebraica emergono in modo sottile ma significativo.



