di Roberto Zadik
Lenny Bruce era un personaggio capace, nella sua ribelle vitalità, di ispirare grandi comici come Richard Pryor e grandi band americane come i Rem, per la loro It’s the end of the world. A sessant’anni dalla sua prematura scomparsa, avvenuta il 13 agosto 1966, due mesi prima del suo quarantunesimo compleanno, viene ricordato come il pioniere di una stand up comedy, intrisa di corrosiva e spericolata satira sociale, genere altamente inusuale nell’America puritana, a cavallo fra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Il comico ebreo americano Lenny Bruce è stato fra i primi artisti internazionali e non solo statunitensi, ed è ancora oggi, una figura dirompente e profondamente attuale essendo stato il più incosciente cabarettista di ogni tempo che, spesso, usava un linguaggio scurrile e anti establishment con frequenti irruzioni della polizia durante i suoi spettacoli. Come dimenticare il suo ritratto in La fantastica signora Maisel, dove Lenny Bruce è un personaggio chiave, mentore e amante di Midge?

Av New York World-Telegram and the Sun Newspaper Photograph Collection/Library of Congress, USA . (Lisens: Public domain)
La sua fama imperitura è dovuta soprattutto a un capolavoro, che andrebbe riscoperto: il film Lenny, che narra la sua vita, diretto dal tormentato Bob Fosse, famoso per Cabaret con Liza Minelli, e interpretato da un superlativo Dustin Hoffman nella parte del comico.
Ma perché Lenny Bruce e questo film sono così importanti al giorno d’oggi? Il confine fra satira e diffamazione, il delicato equilibrio fra saper far ridere e deridere e umiliare gli altri e la sottile linea invisibile che separa vivacità, ribellione e disperazione, è perfettamente incarnata da questo personaggio che sbandierava fieramente la sua ebraicità, scherzando qualche volta in yiddish.
La sua comicità aggressiva, tanto spiritosa quanto scurrile e graffiante gli diede molti problemi quali gli arresti per oscenità, che complicarono la sua vita, oltre alle tensioni con la moglie per i suoi continui tradimenti, al consumo incessante di alcol e droghe, comprese l’eroina e la morfina che ne causarono la morte per overdose.
Nel film girato con maestria da Fosse, interamente in bianco e nero, ci sono tutti questi elementi ben rappresentati dal talento dei due protagonisti della pellicola, non solo Hoffman, in uno dei suoi ruoli più difficili e meglio interpretati, ma anche dell’attrice texana Valerie Perrine insignita di vari premi per la parte della moglie di Bruce che, prima di sposarlo, esercitava l’imbarazzante professione di spogliarellista nei locali.
La pellicola parte dall’ultima fase della vita del comico, gli anni della decadenza, in cui era diventato sempre più irritante e aggressivo e sempre meno spassoso, ricostruendo le varie fasi della sua esistenza e della sua carriera con una serie di flashback e di interviste a coloro che vivevano con lui e ne subivano le intemperanze, dalla madre, alla moglie, al suo agente.
Nel film vi è anche una performance, live, dell’artista: il bellissimo monologo “La repressione di una parola” in cui egli analizza con spietata lucidità l’assurdità degli stereotipi. Bruce non era solo un comico ma anche un pensatore, un folle saltimbanco che, con carisma e verve, teneva in pugno il pubblico ammaliandolo e irritando il conformismo e il bigottismo imperanti.
Estremo, masochista, vizioso e litigioso, Lenny Bruce è stato difensore, fino all’ultimo, della libertà di parola e questo film, basato sul brillante copione del 1971, firmato da Julian Barry, ne restituisce l’essenza e la sofferenza, di chi scelse i temi più delicati, dal razzismo, al Ku Klux Klan, alle droghe, alla sessualità infrangendo i tabù e le ipocrisie con l’ironia e la lucidità dei grandi intrattenitori e intellettuali di sempre.
Pellicola dimenticata merita di essere riproposta non solo per la forza delle sue tematiche ma come momento di massima ispirazione per Dustin Hoffman che l’anno prossimo, l’8 agosto, compierà novant’anni, che aveva già dato ottime prove ne Il laureato, Cane di paglia e Piccolo grande uomo ma che qui ha probabilmente dato la sua prova migliore.



