+972 Magazine, chi c’è dietro il documentario propal a Venezia

Spettacolo

di Nathan Greppi

Non si ferma lo sdoganamento della narrazione propal nel cinema mainstream: dopo la premiazione agli Oscar di No Other Land, al Festival di Venezia 2026 è stato ammesso un altro documentario degli stessi registi, NAZA, che attacca duramente l’IDF per le morti civili a Gaza.

Sebbene già il primo documentario fosse stato assai osannato in Italia, al punto da venire trasmesso su Rai 3, si è parlato assai poco della testata giornalistica per cui lavorano coloro che lo hanno realizzato, +972 Magazine.

Finanziamenti e linea editoriale

Yuval Abraham

Fondato nell’agosto 2010, +972 Magazine prende il nome dal prefisso telefonico israeliano. Esce in lingua inglese, assieme ad un sito gemello in lingua ebraica, Local Call (detto anche Sikha Mekomit). Il co-regista di entrambi i film sopra citati, Yuval Abraham, scrive come giornalista proprio per questi siti.

A parte le donazioni dei lettori, nel corso degli anni hanno ricevuto crescenti finanziamenti da parte di fondazioni straniere legate a cause progressiste: Come si può vedere nella sezione apposita del loro sito, tra i loro finanziatori spiccano il Rockefeller Brothers Fund, la Open Society Foundation creata dal magnate ungherese-americano George Soros, la Fondazione Rosa Luxemburg e la Fondazione Heinrich Böll. Quest’ultima è legata al partito dei Verdi in Germania.

Secondo l’istituto di ricerca israeliano NGO Monitor, dal 2012 al 2024 hanno ricevuto da parte di governi stranieri un totale di oltre 1,1 milioni di shekel (circa 320.000 euro). Mentre dal New Israel Fund, ente americano che finanzia organizzazioni di sinistra in Israele, dal 2019 al 2023 hanno ricevuto circa 1,7 milioni di dollari (circa 1,4 milioni di euro).

La linea editoriale è marcatamente di estrema sinistra, e sebbene venga spesso rappresentato come una voce indipendente nel panorama mediatico israeliano, +972 Magazine non ha mai nascosto il proprio sostegno a determinati partiti. Nel luglio 2023, hanno definito Ayman Odeh, leader arabo della lista di estrema sinistra Hadash, “probabilmente il più grande statista a livello nazionale di qualsiasi partito”, e il partito comunista israeliano Maki che fa parte di Hadash “la principale forza per l’uguaglianza ebraico-palestinese nella politica israeliana”.

Narrazioni distorte

Il sito ha più volte veicolato le tesi di coloro che accusano Israele di genocidio, pulizia etnica e apartheid, oltre a sostenere i boicottaggi del BDS. Nell’ottobre 2024, sono arrivati a dire che “lungi dall’essere privo di una strategia politica, Israele lotta per rafforzare il progetto suprematista che ha costruito per decenni tra il fiume e il mare”. Sei mesi prima, parlando della guerra a Gaza, hanno scritto che “gli israeliani potrebbero ancora una volta guardarsi allo specchio e fingere di vedere il riflesso di una vittima amata, invece di un bullo indisciplinato, vendicativo e letale”.

Oren Yiftachel

A dispetto della loro immagine di voci libere e indipendenti, i collaboratori del sito si sono talvolta piegati a ogni richiesta dei propal all’estero per non essere rifiutati da loro. L’autore dell’articolo dell’ottobre 2024, il docente di geografia politica dell’Università Ben-Gurion del Negev Oren Yiftachel, nel 2002 si è visto rifiutare la pubblicazione di un articolo sulla rivista scientifica in lingua inglese Political Geography in quanto non ritenuto “abbastanza critico” verso Israele. Pur di vedere il suo lavoro pubblicato, Yiftachel accettò di revisionarlo rendendo i toni ancora più accesi, aggiungendo un paragone tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid.

Anche prima del 7 ottobre hanno veicolato una percezione distorta della realtà: nel febbraio 2021, +972 Magazine ha pubblicato un articolo in cui accusava Israele di negare i vaccini ai palestinesi “che restano soggetti alla matrice della dominazione israeliana”, oltre a “sancire la supremazia ebraica”. L’articolo ometteva il fatto che, secondo quanto stabilito negli Accordi di Oslo, i palestinesi residenti a Gerusalemme fanno riferimento al sistema sanitario israeliano, mentre quelli in Cisgiordania e a Gaza fanno riferimento alla sanità dell’Autorità Nazionale Palestinese. Durante la pandemia di Covid, l’ANP aveva adottato una propria politica vaccinale.

Prima ancora, nel giugno 2020, nel corso delle proteste di Black Lives Matter scoppiate dopo la morte di George Floyd, hanno dichiarato che “collegare la causa palestinese con il movimento BLM è sia cruciale che necessario”. Da notare il fatto che dopo il 7 ottobre 2023, la sezione di Chicago di Black Lives Matter ha postato un’immagine che faceva riferimento ai paracadutisti di Hamas, scrivendo “Io sto con la Palestina” (successivamente è stata cancellata).

Giustificazione del terrorismo

Haggai Matar

Talvolta sono arrivati persino a giustificare il terrorismo palestinese. Nel novembre 2024 il loro direttore, Haggai Matar, ha scritto che “sostenere il diritto dei palestinesi a resistere alla loro oppressione, anche attraverso la lotta armata, non è la stessa cosa che giustificare gli orrori del 7 ottobre”. Il giorno stesso dei massacri, pur negando di giustificare l’uccisione dei civili, ha affermato che “contrariamente a quanto dicono molti israeliani, e sebbene l’esercito sia stato chiaramente colto completamente di sorpresa da questa invasione, questo non è un attacco ‘unilaterale’ o ‘ingiustificato’”.

Già nel novembre 2021, dopo che il Regno Unito ha designato Hamas come un gruppo terroristico, +972 Magazine ha pubblicato un articolo scritto da Hugh Lovatt, che all’epoca aveva una borsa di studio presso lo European Council on Foreign Relations (ECFR), il quale ha affermato che “una mozione per etichettare l’intero movimento di Hamas come ‘terrorista’ è un tentativo di guadagnare punti politici a scapito di una strategia di pace per Israele e la Palestina”.

Anche quando i loro giornalisti sono andati a lavorare per testate più importanti, si sono portati dietro il loro retroterra ideologico: Henriette Chacar, già vicedirettrice del +972 Magazine e successivamente assunta dall’agenzia di stampa britannica Reuters, dopo i massacri del 7 ottobre ha insinuato in una email indirizzata all’ex-direttore della sede di Gerusalemme della Reuters, Jeffrey Heller, che quando si trattava di vittime israeliane non aveva senso fare distinzione tra combattenti e civili, in quanto molti facevano il servizio militare o erano riservisti. Prima ancora, nel febbraio 2023, il Jewish Chronicle ha rivelato che prima di essere assunta la Chacar aveva difeso la politica dell’ANP di pagare sussidi ai terroristi palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.

Rapporti con i No Tav italiani

I giornalisti di +972 Magazine hanno saputo crearsi una rete di agganci anche in Italia. Oltre al fatto che i loro articoli sono stati più volte tradotti in italiano su Internazionale, e che il loro direttore è stato intervistato nel maggio 2024 su L’Espresso, già nel 2013 risultavano essere in contatto con gli attivisti No Tav della Val Susa. Nell’ottobre di quell’anno un’attivista italiano, Riccardo Carraro, ha raccontato sul sito di un viaggio fatto assieme ad altri No Tav in Israele e nei territori palestinesi, paragonando la situazione in Cisgiordania a quella in Val Susa.

Attaccati dalla loro parte

Nonostante i giornalisti israeliani di +972 Magazine siano fortemente schierati contro il loro stesso paese, talvolta sono stati attaccati dalla loro stessa area politica. La scrittrice irlandese Sally Rooney, nota per il suo sostegno al boicottaggio d’Israele, è stata loro ospite per spiegare perché dopo aver rifiutato per anni di vedere i suoi nuovi romanzi venire tradotti in ebraico, ha scelto di acconsentire a farlo tradurre dall’editore israeliano November Books, in quanto allineato con le richieste del BDS sul diritto al ritorno dei palestinesi e di non operare oltre la Linea Verde.

Henriette Chacar

Come racconta il sito HonestReporting, il risultato è stato che l’autrice e il sito sono stati duramente contestati da altri propal: la scrittrice palestinese-americana Susan Abulhawa ha sostenuto che +972 Magazine fosse un falso alleato dei palestinesi. In passato, la stessa Abulhawa ha scritto sui social frasi come “gli israeliani non dovrebbero sentirsi al sicuro da nessuna parte al mondo”, ha detto che gli ebrei americani sono dei “mostri” e ha definito il 7 ottobre “un momento spettacolare che ha sconvolto il mondo”. Per le sue uscite, persino il sindaco di New York Zohran Mamdani ne ha preso pubblicamente le distanze.

Come riporta il Times of Israel, nel 2025 anche il documentario No Other Land è stato contestato dai fautori del boicottaggio, secondo i quali il film “viola le linee guida contro la normalizzazione del movimento BDS”, in quanto secondo loro alcuni membri israeliani del team di produzione “non si sono dichiarati a sostegno dei pieni diritti del popolo palestinese”.

Tutto questo ricorda una frase del leader socialista italiano Pietro Nenni: “Gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”.