Ufficiale britannico, visionario militare, cristiano sionista, Wingate è stato definito il padre della guerriglia moderna e, al tempo stesso, uno degli architetti indiretti della futura dottrina delle Forze di Difesa Israeliane. Il fondo, donato dal collezionista britannico Clive Lewis, comprende materiali finora inediti o poco noti: quaderni di studio dell’ebraico redatti di pugno da Wingate, un diario personale, fotografie rare, rapporti operativi, piani d’attacco, documenti d’intelligence e persino progetti dettagliati per la creazione di un esercito ebraico.
Alla vigilia di Yom Ha’atzmaut, la Biblioteca Nazionale d’Israele annuncia l’acquisizione di un fondo destinato a ridiscutere — con documenti alla mano — una delle figure più controverse e influenti della storia del Medio Oriente mandatario: Orde Charles Wingate. Ufficiale britannico, visionario militare, cristiano sionista, Wingate è stato definito il padre della guerriglia moderna e, al tempo stesso, uno degli architetti indiretti della futura dottrina delle Forze di Difesa Israeliane.
L’arrivo del suo archivio personale a Gerusalemme non è soltanto una notizia per specialisti. È un evento che invita a ripensare, attraverso fonti dirette, il rapporto tra impero britannico, sionismo e nascita di una cultura militare destinata a lasciare un’impronta globale.
Un archivio che parla in prima persona

Il fondo, donato dal collezionista britannico Clive Lewis, comprende materiali finora inediti o poco noti: quaderni di studio dell’ebraico redatti di pugno da Wingate, un diario personale, fotografie rare, rapporti operativi, piani d’attacco, documenti d’intelligence e persino progetti dettagliati per la creazione di un esercito ebraico.
Tra i documenti più rilevanti figurano piani per contrastare la rivolta araba del 1936–1939, rapporti su operazioni di commando e sequestri di armi, materiali sulle Special Night Squads (SNS), unità congiunte anglo-ebraiche attive in Galilea e nella valle di Jezreel ed un documento del 1938 che delinea la struttura difensiva di un futuro Stato ebraico, includendo fanteria, aviazione, sicurezza interna e perfino il ruolo delle donne e lo sviluppo industriale
Questa eterogeneità restituisce un’immagine complessa: non solo il comandante sul campo, ma anche il teorico, il pianificatore, l’uomo che studia una lingua per entrare in una realtà che sente propria.
La lingua come gesto politico

I quaderni di ebraico — tra i materiali più suggestivi — mostrano un apprendimento progressivo: dalle traslitterazioni in caratteri latini alla scrittura in ebraico. Non è un dettaglio marginale. In un contesto coloniale, la scelta di imparare la lingua dell’altro assume un valore politico e simbolico.
Wingate non si limita a operare in Palestina mandataria: cerca di inserirsi in una comunità, di comprenderne il lessico, le categorie mentali, le aspirazioni. È anche per questo che nello Yishuv — la comunità ebraica pre-statale — sarà ricordato come HaYedid, “l’amico”.
Le Special Night Squads: laboratorio della modernità militare
Il cuore operativo dell’archivio riguarda le Special Night Squads, fondate da Wingate nel 1938 nel pieno della rivolta araba. Piccole unità mobili, azione notturna, intelligence mirata, sorpresa: una dottrina che rompeva con la tradizione militare britannica, ancora legata a modelli convenzionali.
Nel giro di pochi mesi, queste unità ottennero risultati significativi, contribuendo a proteggere insediamenti e infrastrutture strategiche. Ma il loro impatto più duraturo fu formativo: tra i giovani combattenti addestrati da Wingate vi furono figure come Moshe Dayan e Yigal Allon, destinati a diventare protagonisti della nascita dello Stato di Israele.
La dottrina sviluppata in quel contesto — azione offensiva, iniziativa, uso dell’intelligence, operazioni mirate — è oggi riconoscibile in molte pratiche delle forze armate contemporanee, ben oltre il caso israeliano.
Un ufficiale britannico contro l’establishment britannico
Paradossalmente, proprio il suo impegno a favore del progetto sionista rese Wingate una figura scomoda per le autorità britanniche. I suoi legami con leader come Chaim Weizmann e Moshe Sharett, e la sua dichiarata convinzione del diritto degli ebrei a uno Stato indipendente, suscitarono crescente diffidenza.
Nel 1939 fu trasferito e il suo passaporto venne contrassegnato con una dicitura eloquente: “Not Allowed To Enter Palestine”. Un’espulsione simbolica che segna il limite di una figura che, pur interna all’apparato imperiale, ne scardina le logiche.
Dalla Palestina alla Birmania: una parabola globale
Durante la Seconda guerra mondiale, Wingate portò le sue idee in altri teatri, dall’Africa all’Asia, fino alla Birmania, dove comandò le celebri unità dei Chindits. Morì nel 1944 in un incidente aereo, a soli 41 anni, contribuendo a costruire un’aura quasi leggendaria attorno alla sua figura.
Eppure, come spesso accade, il mito rischia di semplificare. L’archivio oggi acquisito consente invece di restituire stratificazione: il comandante brillante e l’uomo controverso, l’idealista e il teorico della violenza mirata.
Un archivio “che torna a casa”
Il trasferimento delle carte a Gerusalemme ha anche un valore simbolico. Gran parte della documentazione relativa al periodo mandataria è conservata in archivi britannici; questa collezione, invece, è stata riportata nel luogo in cui fu prodotta.
«Si tratta di un archivio di particolare valore nazionale e pubblico», ha dichiarato Sallai Meridor, presidente della Biblioteca. Un valore che non è soltanto israeliano: riguarda la storia della decolonizzazione, delle guerre irregolari, delle relazioni tra Europa e Medio Oriente.
Non sorprende che l’interesse per Wingate sia riemerso anche in relazione a dinamiche contemporanee. Le tecniche di controinsurrezione, l’uso dell’intelligence, la centralità delle unità speciali: elementi sviluppati negli anni Trenta e Quaranta che continuano a influenzare strategie militari odierne.
Ma è proprio qui che l’archivio diventa cruciale. Restituire la genesi di queste pratiche significa anche sottrarle all’astrazione, riportarle a un contesto storico preciso, con le sue tensioni etiche e politiche.
La figura di Wingate ha sempre diviso: genio militare o avventuriero? Visionario o fanatico? Le testimonianze dei contemporanei oscillano tra ammirazione e diffidenza. I suoi uomini lo chiamavano “il capitano pazzo”, mentre nell’Yishuv era “l’amico”.
L’archivio non risolve queste ambiguità — e forse non deve farlo. Ma offre qualcosa di più prezioso: la possibilità di osservare il processo, il formarsi di un pensiero e di una pratica.
Una memoria in costruzione

L’acquisizione del fondo Wingate si inserisce nella missione più ampia della Biblioteca Nazionale: preservare e rendere accessibili le tracce della storia ebraica e israeliana in una prospettiva globale. Attraverso la digitalizzazione e la ricerca, questi materiali saranno disponibili non solo agli studiosi, ma a un pubblico più ampio.
In questo senso, l’archivio non è un punto d’arrivo, ma un inizio. Un invito a rileggere una stagione cruciale del Novecento attraverso documenti che restituiscono voce, contraddizioni e intenzioni.
E forse anche a interrogarsi su una domanda più ampia: come nasce una dottrina? Non soltanto nei manuali o nei campi di battaglia, ma nell’intreccio tra convinzioni personali, contingenze storiche e relazioni umane.
Nelle pagine scritte a mano da Wingate — tra esercizi di ebraico e piani operativi — si intravede proprio questo: il momento in cui un’idea prende forma e, nel farlo, contribuisce a cambiare la storia.






