La Statale di Milano conferisce la laurea honoris causa ad Amos Oz

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Lo scrittore israeliano Amos Oz

“Milano è vicina al mio cuore per molte ragioni: vi ho tenuto splendide letture, ho bellissimi ricordi di conferenze pubbliche e di incontri con gli amici. Ho amici e parenti a Milano e il mio amato editore Feltrinelli sta a Milano. Così sono con voi in molti modi durante questa cerimonia, anche se sono fisicamente assente”. Con queste parole, registrate un video messaggio, lo scrittore israeliano Amos Oz ha ringraziato l’Università degli Studi di Milano per avergli conferito la laurea honoris causa in “Lingue e Culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale”. La motivazione: “Per la profondità e l’originalità delle sue opere – recitano le motivazioni – con cui ha saputo rappresentare con straordinaria intensità una specifica realtà storica e insieme una generale condizione umana, e per il costante impegno politico-morale, volto a favorire una soluzione pacifica dei conflitti e l’integrazione fra popoli e culture”.

La premiazione è avvenuta il 29 gennaio, durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico 2015-2016, nella storica Aula Magna dell’Università Statale di Milano, recentemente rinnovata e intitolata a Luigi Mangiagalli in occasione dei 100 anni di Città Studi.

A ritirare il riconoscimento dalle mani del Rettore Gianluca Vago per conto del padre, trattenuto a Gerusalemme da problemi di salute, è stata la figlia di Oz, Fania Oz-Salzberger. Amos Oz ha portato il suo saluto in un videomessaggio, inviando per l’occasione un suo testo inedito – L’Eredità del barone – del quale è stata data lettura nel corso della cerimonia.

Due le Laudatio per Amos Oz, pronunciate da Gianni Turchetta, direttore del dipartimento di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, struttura proponente dell’attribuzione della laurea honoris causa, e da Goffredo Fofi.

Gianni Turchetta ha aperto il suo discorso con una citazione da Una storia di amore e di tenebra: “Da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche”, richiamando la”tenacia della  letteratura e la fragilità umana” e ricordando l’obbligo della memoria, a due giorni dal 27 gennaio. Turchetta ha definito Oz “scrittore irriducibilmente israeliano, e al tempo stesso profondamente euro­peo, che con la sua narrativa è andato componendo un quadro amplissimo, profondo e polifonico della storia e della vita quotidiana di Israele”.

Goffredo Fofi ha voluto ricordare il “sentimento di responsabilità” che Oz dimostra di fronte alla sua storia e al suo lavoro di narratore ma anche di fronte alla Storia con la maiuscola, che è Storia di tutti e che è quella di un Novecento tormentato e di un primo Duemila che non lo è di meno”, sottolineando come in tutti questi anni “la compagnia dei suoi personaggi ci sia diventata familiare e necessaria: tanti personaggi, una schiera, e bensì tutti in qualche modo nostri simili, nostri vicini”.

Il testo del video-messaggio di Amos Oz

Signore e signori, amici, saluti da Tel Aviv, shalom a tutti voi.

Provo una combinazione di gioia e tristezza. Sono triste per non potere essere fisicamente con voi in questo evento eccezionale, ma sono pieno di gioia per essere stato scelto per ricevere una laurea honoris causa da questa illustre università.

Milano è vicina al mio cuore per molte ragioni: vi ho tenuto splendide letture, ho bellissimi ricordi di conferenze pubbliche e di incontri con gli amici.

Ho amici e parenti a Milano e il mio amato editore Feltrinelli sta a Milano. Così sono con voi in molti modi durante questa cerimonia, anche se sono fisicamente assente.

Ora, penso che dobbiate seriamente riconsiderare quello che vi state apprestando a fare oggi.  State conferendo un’onorificenza a uno scrittore per avere scritto dei libri.

Ma uno scrittore non ha scelta. È come se voi mi steste dando un’onorificenza per il semplice fatto che inalo l’aria, respiro l’aria, come se io avessi la possibilità di respirare o non respirare, la scelta se respirare o non respirare.

Lasciatemi rivelarvi un segreto: se anziché darmi un’onorificenza perché ho scritto dei libri mi aveste fatto pagare una multa per aver scritto gli stessi identici libri, avrei pagato la multa e li avrei scritti di nuovo.

Per molti anni ho scritto, cancellato e riscritto. I miei molti anni di scrittura mi hanno insegnato che l’antica distinzione fra commedia e tragedia è sostanzialmente artificiale.

Quando siamo giovani tendiamo a pensare che commedia e tragedia siano due pianeti distinti, ma non lo sono. La commedia e la tragedia non sono che due finestre diverse attraverso le quali possiamo osservare lo stesso paesaggio o, se volete, lo stesso giardino delle nostre vite.

Raccontare storia, raccontare storie di assedio come ho fatto per la maggior parte della mia vita, raccontare storie in una realtà molto vulcanica è soltanto un’intensificazione dell’osservazione della generale condizione umana. Perdita e solitudine, amore e brama, morte, desolazione, desiderio:  questi sono i temi perenni della letteratura. E tuttavia ogni straordinario romanzo o racconto che io ho amato, con poche eccezioni, è sempre ‘provinciale’. Ma secondo me più un lavoro è provinciale, più universale può diventare. Universale, non internazionale. I romanzi internazionali sono tutt’altra cosa: trattano di hotel e aeroporti internazionali, di trame internazionali e intrighi internazionali. E questi libri vengono letti in hotel e aeroporti internazionali, e normalmente anche lasciati sulle panchine degli hotel e degli aeroporti internazionali.

No, io sto parlando della scrittura ‘provinciale’, della letteratura ‘provinciale’, perché secondo me ogni romanzo o racconto non sono ambientati nel mondo, né in una nazione, né in una città, ma sempre in un quartiere, in un sobborgo, in una strada, nel mondo che si estende dalla farmacia all’angolo della via e il negozio di alimentari all’altro capo della strada.

Questo è un piccolo mondo locale, e più locale e provinciale è questo mondo, migliori sono le possibilità che la sua portata diventi universale, perché se noi scaviamo abbastanza in profondità, scopriamo che tutti i nostri segreti sono gli stessi.

Grazie, grazie a tutti, all’università e agli organi accademici che mi hanno selezionato per la laurea, e grazie per accogliere mia figlia e mio genero che mi rappresenteranno, e sono sicuro lo faranno brillantemente, in questa toccante cerimonia.

Grazie e cari saluti!

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