La difficile arte di invecchiare bene

di Michael Soncin

Il nobel Eric Kandel e le “neuroscienze della felicità”. Il segreto per rimanere giovani? Coltivare lo studio e la curiosità, l’ottimismo e il “bicchiere pieno”. Anche nella fase senile della vita. Lo rivelano le ultime ricerche dei neuroscienziati. Senza dimenticare la bellezza. Perché, come diceva Franz Kafka, “Chiunque conservi la capacità di cogliere la bellezza non diventerà mai vecchio”

 

«La giovinezza è felice, perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque conservi la capacità di cogliere la bellezza non diventerà mai vecchio». Con queste parole lo scrittore mitteleuropeo Franz Kafka ci svela una delle cromie formanti la tavolozza, per comporre il ritratto, in grado di farci rimanere giovani, anche da anziani. Conditio sine qua non? Una postura esistenziale, un modo di essere. Lo conferma un recente studio coordinato dal professor Amit Shrira della Bar-Ilan University di Tel Aviv, dimostrando che il segreto della longevità nelle persone in età avanzata sta nel continuare a sentirsi giovani. Un famoso detto che ha trovato un riscontro scientifico. La ricerca, pubblicata sulla rivista Gerontology, ha visto che i soggetti che si percepivano più giovani rispetto alla propria età anagrafica, riuscivano ad affrontare con maggiore successo i percorsi di riabilitazione in seguito a fratture da osteoporosi o dopo un ictus. All’indagine, condotta presso tre strutture in Israele tra ottobre 2016 e settembre 2019, hanno partecipato 194 pazienti, di ambo i sessi, con un’età media di 78,32 anni. Dopo essere stati interrogati più volte, chi al quesito psicologico dimostrava di avere un approccio ottimista aveva aspettative più alte di riprendersi meglio e in tempi minori, mantenendosi in salute per periodi più lunghi. Addirittura, l’età percepita era un fattore predittivo che prevaleva rispetto ad indicatori come l’età cronologica o le condizioni croniche.

Prova vivente di gioia e innato ottimismo, col sorriso perennemente stampato sulle labbra, è il neurologo Eric Kandel, 93 anni il 7 novembre, noto per avere individuato i meccanismi biochimici responsabili della formazione della memoria nelle cellule nervose. Una bellezza del cervello, che lui ha saputo cogliere, premiata nel 2000 col Nobel per la medicina.

Instancabile, continua ancora oggi a studiare i segreti della mente. Sappiamo tutti che l’esercizio fisico aiuta a mantenere il corpo in buono stato, ed è utile per il benessere della psiche, ovvietà che non serve ripetere. Ma come spiega Kandel, quello che non tutti sanno forse è che il movimento gioca un ruolo essenziale per prevenire la perdita di memoria durante l’invecchiamento: questo perché l’osteocalcina, ormone prodotto dalle ossa, è una sostanza importante nei processi di memoria, la cui produzione aumenta quando ci muoviamo. Pensare quindi che le ossa siano direttamente connesse alla memoria, cosa per nulla scontata, ha stupito la comunità di ricercatori. Durante la fase senile vi è un deterioramento del cervello, ma, a differenza delle altre funzioni fisiologiche – come rivelano gli studi degli ultimi anni, condotti anche con le tecnologie dell’imaging cerebrale – quest’organo può continuare a funzionare bene (se non sussistono neuropatologie) grazie al fenomeno della plasticità neuronale, poiché all’inarrestabile riduzione per morte dei neuroni, c’è una compensazione dei rimanenti, che aumentano in ramificazioni, e nella creazione di connessioni alternative. Un processo creativo, che può essere ben alimentato da un insegnamento tanto caro ai saggi maestri dell’ebraismo: l’interesse allo studio continuo, perché l’essere curiosi contribuisce realmente a formare nuove sinapsi tra i neuroni. L’ultima tappa della nostra esistenza, se ben irrigata, può essere un vero capolavoro. Così la descrive lo psicologo junghiano James Hillman, nel suo celebre saggio La forza del carattere: “Invecchiare non è un mero processo fisiologico: è una forma d’arte, e solo coltivandola potremo fare della nostra vecchiaia una ‘struttura estetica’ possente e memorabile, e incarnare il ruolo archetipico dell’avo, custode della memoria e tramite della forza del passato”.