Donne in primo piano

di Francesca Modiano

Martedì 22 novembre donne in gamba una più dell’altra si sono trovate sul palco della Scuola ebraica di Milano per parlare di “Donne. Protagoniste e comparse? La posizione della donna nel mondo ebraico d’oggi”.
L’incontro era organizzato dall’Assessorato alla Cultura e moderato da Daniel Fishman che ha definito interessanti e combattive le quattro protagoniste della serata, intervenute ciascuna per difendere il proprio concetto di donna.

Personaggio di spicco Eveline Goodman-Thau, docente di filosofia a Gerusalemme, all’Università di Kassel in Germania e alla Harvard Divinity School di Cambridge (USA), direttrice dell’Accademia di religione, scienza e arte di Buchen. E tre donne milanesi: Daniela Ovadia, giornalista scientifica; Miriam Camerini, autrice e regista teatrale; Gheula Canarutto, ex docente in Bocconi. Tutte e tre si sono presentate attraverso le fotografie dei momenti più significativi della loro educazione ebraica: la scuola, il Batmizwà, l’accensione delle candele di Chanukà, la riunione di famiglia con nonna, mamma, figlia e nipote.

Le idee forse più forti sono state quelle di Eveline, che nel 2000 a Gerusalemme ha preso una Teudat Horaha ossia l’autorizzazione all’insegnamento della Torah dal rabbino ortodosso Rav Chipman. “Io non mi definisco una femminista benché nella mia famiglia non si facciano differenze nell’educazione tra uomini e donne. Negli anni la donna ha acquisito diritti, è aumentato il ventaglio dei ruoli che può ricoprire nella società, ma tutt’ora vi è una discrepanza tra il poter studiare e il non poter professare in ambito religioso: credo che stiamo arrivando a una fase di cambiamenti per avere nuove regole di partecipazione per la donna”.

Di simile parere Daniela: “Uomini e donne devono essere educati allo stesso modo. Per quel che mi riguarda non è stato così: dal momento del batmizwà – occasione in cui la Comunità ci regalò il libro Vita delle fanciulle d’Israele e uno straccio da cucina ricamato ad indicare come veniva identificato il nostro futuro – è stato come se si separassero le funzioni di uomini e donne. Oggi mi rendo conto che il mondo ebraico di allora non era interessato alla mia persona. Sono stata io a riavvicinarmi negli ultimi anni”.

Secondo Gheula, solo perchè al figlio basta avere la madre ebrea per essere tale, la donna ha un ruolo fondamentale nella religione ebraica. “A prescindere dal fatto di avere lauree e titoli vari, io non ho bisogno di un riconoscimento per sapere che valgo religiosamente. La donna non è affatto inferiore all’uomo. Per svolgere al meglio il proprio ruolo di madre ed educatrice nell’ambito della futura famiglia, è chiaro che le materie di studio si discostino tra maschi e femmine durante il loro percorso di crescita. Ciò nonostante, nessuno mi impedisce di studiare Talmud o Ghemarà a livelli profondi”.

Distinzioni fra uomo e donna nel mondo religioso son sempre state fatte ma questo non vuol dire che il primo conti più dell’altra, è solo una differenziazione di compiti: la donna è sempre stata più importante nella gestione della famiglia; l’uomo ha avuto ruoli più appariscenti, di comando e di potere ma questo non vuol dire che la figura femminile non abbia spesso influito nelle decisioni ai vertici.
“Siamo anche abituati a studiare sempre al maschile – evidenzia Miriam – la Torà è stata scritta da uomini e fino al secolo scorso, i commenti al Chumash sono sempre stati fatti da saggi uomini”.
Oggi ancora nella maggior parte delle yeshivot non ci sono donne che insegnano, eppure quelle preparate esistono. Laddove vengono accettate, sono costrette a nascondersi dietro a una tenda per non turbare i maschi fragili al fascino femminile. Dice Daniela “Lo studio è sempre stato una cosa forte nel mondo femminile ma, secondo me, creare una barriera fisica tra uomini e donne blocca lo sviluppo intellettuale. Quindi vorrei studiare le leggi per sapere cosa ci è davvero permesso fare. Nonostante ciò, provo invidia per Gheula e per le donne come lei che, forti nella loro identità, ottengono una tale pienezza di sè che noi donne un pò inquiete alla ricerca di altro, facciamo fatica a raggiungere. La mia ricerca continua e spero di poter trovare la strada nel mondo ortodosso”.

E mentre Gheula, neanche quarantenne, è una donna soddisfatta di quello che ha (pur avendo rinunciato alla carriera universitaria per allevare i suoi sette figli e comunque continuando con altri progetti per la Comunità) e spera di diventare presto nonna dalla figlia diciannovenne che si sposa a gennaio, Daniela vorrebbe che al mondo tutte le porte fossero aperte per le sue due figlie adolescenti, che avessero non solo la possibilità di procreare ma anche di diventare Rabbino-donna se il futuro le porterà verso quella strada: niente dovrebbe essere loro precluso per il fatto di essere donne e specifica. “Non intendo che tutte le regole debbano essere buttate a mare; ma credo che, sia per gli uomini che per le donne, vadano svecchiate da quella patina di significati per adattarsi alla società di oggi”.

Riguardo al futuro, Eveline si domanda non se la donna potrà officiare o meno, ma come le donne moderne potranno influenzare il futuro degli ebrei ed essere più attive. Indica comunque la necessità di un cambiamento per adeguare l’identità religiosa alla già modificata identità civica.

Chiarisce Miriam. ”Se le donne, e pure noi qui stasera, si pongono queste domande è perché sono influenzate da quello che succede nel mondo circostante. In ogni periodo storico ci si è sempre adeguati all’epoca che si stava vivendo. Oggi le donne che vogliono avvicinarsi a un certo tipo di studi, vengono respinte in alcuni ambiti ortodossi, per fortuna non in tutti, sentendosi dire che si tratta di femminismo e di troppa influenza della società esterna. Ma ciò è inevitabile quindi dovremo trovare delle soluzioni nuove, ascoltarci l’un l’altro molto da vicino, avere la possibilità di scegliere senza paura”.
Gheula invece è già contenta. “Uomini e donne contribuiscono in modo diverso e complementare alla vita nell’ebraismo; non sento minimizzato il nostro ruolo e la femminilità dal fatto che gran parte del nostro lavoro si svolga dietro all’apparire degli uomini”.

A tirare le somme della serata Rav Roberto Della Rocca.
“La donna non ha il dovere di rispettare una quantità di mizvot pari a quella dell’uomo perché partorendo, ossia procreando, assolve a quella mizvà che la rende in assoluto più vicina a D-o. Per esempio, non esiste neanche una proibizione specifica a mettere i Tefilin, ma se lo facesse sarebbe solo un modo per mettersi in mostra. La visibilità e il voler imitare l’uomo nelle sue funzioni religiose non è sinonimo di importanza. Anzi! È caratteristico delle donne più influenti agire nell’intimo. Osservare i precetti prettamente rivolti a loro è più che sufficiente per farne delle donne pie e dedite, come i migliori esempi che abbiamo nella Torah”.

È stata una serata che si è avvalsa della presenza di una donna fuori dall’ordinario come Eveline Goodman-Thau, una serata all’insegna dell’ascolto di voci che possono creare anche disappunto nel mondo tradizionale. Inoltre, abbiamo avuto la conferma che comunque vada nel futuro, le donne resteranno sempre protagoniste!

La registrazione della serata è pubblicata sul sito Moise Levy Editore (http://libri.levy.it/conferenze/comunita/)

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