Cent’anni di risate ebraiche: La “pazza storia” del grande Mel Brooks fra insicurezza, grinta e resilienza

Personaggi e Storie
di Roberto Zadik
Omaggio al grande Mel Brooks, uno dei più grandi intrattenitori di sempre, in occasione dei suoi cent’anni che compie oggi,  domenica 28 giugno

Per il suo centesimo compleanno, domenica 28 giugno, è proprio il caso di dire che Melvin Kaminsky, noto internazionalmente come Mel Brooks, non passa mai di moda. Brillante intrattenitore, attore e regista delle sue pellicole, come pochi altri, quali Charles Chaplin e Woody Allen, egli divenne celebre, specialmente fra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, per esilaranti parodie di film assai seri come Frankenstein jr, satira del famoso Frankenstein, genere horror, con uno straordinario duetto comico ebraico costituito da Gene Wilder e Marty Feldman, Mezzogiorno e mezzo di fuoco sempre con Wilder, parodia del famoso film western Mezzogiorno di fuoco, e per Balle Spaziali spassosa rilettura della solenne saga fantascientifica Guerre Stellari, interpretato da uno scoppiettante Rick Moranis, star di Ghostbusters.

Ma perché Mel Brooks è così importante e quali sono le sue peculiarità? L’attore e regista, ebreo newyorchese di origini tedesche, essendo suo padre nato a Danzica che, all’epoca, era tedesca prima di fare parte della Polonia, e ucraine, da parte di madre, è un simbolo vivente di umorismo ebraico americano, sprizzante vitalità travolgente, dotato di fantasia traboccante e capacità di divertire senza mai offendere o scadere nella volgarità.

La sua vita sembra un romanzo epico e la sua comicità travolge per verve e originalità. Soldato coraggioso, nella Seconda Guerra Mondiale metteva in pericolo la propria vita disinnescando mine; Brooks nato non certo benestante, con un padre che gli morì in tenera età,  scelse la via dell’umorismo per esorcizzare complessi e difficoltà contingenti.

L’intrattenimento è sempre stata la sua passione, infatti esordì nel mondo dello spettacolo, negli anni Sessanta, prima come batterista in una band poi in radio ed infine in televisione. A questo proposito egli conobbe grande fama assieme ad un gigante come Carl Reiner, padre di Rob compianto regista di Harry ti presento Sally scomparso lo scorso dicembre, nella commedia L’uomo di duemila anni, galleria di divertenti sketch anche se il meglio doveva ancora arrivare. La sua consacrazione è stata indubbiamente negli anni Settanta in cui si è dedicato alla parodia dei film ma non solo, reinventandosi in continuazione ed elaborando una comicità decisamente americana ma al tempo stesso molto ebraica di forte sapore yiddish in omaggio alle sue origini.

Pur essendo tenacemente laico, dichiarò varie volte di essere un ebreo di sentimento più che di fede, insofferente a qualsiasi forma di fanatismo. Varie sono le sue interpretazioni a connotazione ebraica, ricordiamo fra i suoi film “ebraici” più belli La pazza storia del Mondo in cui arriva a impersonare nientemeno che Mosè in una rappresentazione dissacrante del dono dei Dieci comandamenti e, sempre nella stessa pellicola, la satira dell’Inquisizione spagnola in una carrellata dell’evoluzione umana, dalla preistoria alla Rivoluzione Francese. E poi il musical sul nazismo The producers,  i protagonisti che, uscito in due versioni, la prima nel 1968 e la seconda nel 2005,  arrivò a deridere il regime hitleriano sulle orme del film Il grande dittatore di Chaplin.

Molto avventurosa e versatile la sua carriera cinematografica, dal suo esordio alla regia nel 1968, con il divertente Per favore non toccate le vecchiette, fino al bellissimo Alta tensione, raffinata satira della psichiatria, piena di citazioni cinematografiche, talmente apprezzato che perfino Hitchcock, estasiato dal film, gli regalò varie casse di champagne. Negli anni Novanta creò produzioni più modeste quali Dracula morto e contento con Leslie Nielsen, star de La pallottola spuntata, e Robin Hood un uomo in calzamaglia in cui egli veste i panni di un rabbino simpatico e stralunato. Completamente diverso dal suo concittadino e correligionario Woody Allen, molto più intellettuale, corrosivo e filosofico e dal raffinato Billy Wilder, nato centovent’anni fa, il 22 giugno,  che consacrò Marylin Monroe come star internazionale, nonostante il loro rapporto assai tormentato, con commedie maliziose come A qualcuno piace caldo, Mel Brooks si è segnalato per una comicità spassosa, più disimpegnata ed “americana”.

Ma che tipo di ebreo è Mel Brooks e qual è il suo rapporto con l’ebraismo e Israele? Sposato due volte e vedovo della seconda moglie, l’attrice di origini lucane Anne Bancroft, vero nome Ann Maria Italiano, alla quale fu legato per più di quarant’anni, Mel Brooks ha sviluppato una visione molto personale dell’ebraismo che ha spiegato in alcune interviste. A questo proposito, sul sito chutzpakid, ci sono una serie di interessanti dichiarazioni da lui rilasciate e riportate da un articolo del 2015. “Non sono mai stato religioso e detesto il fondamentalismo in ogni suo aspetto, compreso quello ebraico e non sono mai stato il tipo da andare al tempio, indossare la kippà o mangiare kasher” ha specificato “anche se  nonostante questo mi sento fieramente ebreo membro della tribù da sempre con un sentimento che trascende da qualsiasi circolo o religione organizzata”.

Vissuto nell’America anni Sessanta, in cui avvenne un forte processo di “americanizzazione” degli ebrei statunitensi, come tanti della sua generazione egli cambiò cognome, dal polacco Kaminsky all’anglosassone Brooks, probabilmente dal cognome materno che era Brookman mantenendo però inalterata la profonda ebraicità della sua comicità. Una vita di lotte, resistenza e resilienza fin dai tempi in cui si arruolò nella Seconda Guerra Mondiale come soldato diventando caporale dell’esercito e soldato valoroso specializzato nel disinnescare mine permettendo l’avanzata delle truppe del suo paese usando la baionetta del fucile. Fu proprio questa esperienza così rischiosa a instillare nella sua personalità la voglia di ridere e far ridere gli altri e il piacere di sdrammatizzare il pericolo e il dolore per affrontarlo in una prospettiva comica e farsesca.