Perché la stampa parla degli Accordi di Abramo solo per criticarli e non rimarca i rischi della politica di Biden?

di Angelo Pezzana

[La domanda scomoda] Da  quando è cambiato l’inquilino alla Casa Bianca seguo con molta attenzione gli avvenimenti che coinvolgono Israele e il mondo arabo mediorientale, augurandomi di essere in buona compagnia. Mi aveva colpito favorevolmente la dichiarazione del nuovo presidente Biden che l’ambasciata Usa non sarebbe stata riportata a Tel Aviv, ma mi sono accorto quasi subito che le notizie successive non erano altro che la copia della politica di Obama negli otto anni del suo mandato, con Biden vice presidente: far ricadere su Israele la responsabilità della mancata fine del conflitto con i palestinesi.

Una parte significativa del mondo arabo sunnita aveva accolto con entusiasmo gli Accordi di Abramo, che nel giro di pochi mesi avevano capovolto l’eterno conflitto israelo-palestinese, che per decenni proprio le politiche di Unione Europea e USA avevano fatto in modo che si protraesse. È stata invece sufficiente l’intelligenza politica di due presidenti, americano e israeliano, oltre a tutto senza l’uso delle armi, a mettere fine alle chiacchiere sostituite da trattati di amicizia. Per la prima volta i palestinesi hanno capito che era finito il tempo delle richieste inammissibili. Arabia Saudita, Emirati, seguiti da altri Stati sunniti, hanno dimostrato che la sostituzione di Israele con una fantomatica Palestina era un progetto fallimentare. Progetto che ritorna purtroppo alla ribalta, rafforzato dalla politica di Biden, che ha già annunciato di voler finanziare con 235 milioni di dollari l’Unwra (l’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) e la ripresa dei rapporti con l’Iran, che potrà così produrre l’arma nucleare senza l’ostacolo delle sanzioni che Biden ha già annunciato di voler cancellare.

Un segnale preoccupante è l’assenza sui media di opinioni critiche sul ritorno alla politica di Obama. Gli Accordi di Abramo, che erano stati accolti dai Paesi sunniti come l’arrivo di un “mondo nuovo” e che avevano aperto i rapporti con Israele a coloro che sono interessati a tutto ciò che rappresenta, alla modernità, sulla stampa hanno invece trovato spazio soltanto per essere criticati: “il progetto Abramo no buono per i palestinesi!”. Altre analisi sono condivisibili, trattandosi di Paesi carenti sotto il profilo dei diritti civili, ma ignorati però prima degli accordi con Israele. Criticare i governi islamisti? Giammai!

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