L’editoriale del Guardian e le critiche ad Israele

di Paolo Castellano

guardian
Una preghiera inter-religiosa a Gerusalemme (fonte The Guardian)

Giovedì sera sul sito del Guardian è apparso un editoriale in cui viene ribadito come sia necessario trovare un accordo tra Israele e la Giordania per poter porre fine agli attacchi terroristici che nelle ultime settimane hanno colpito le principali città israeliane.

Nell’articolo intitolato “The Guardian view on the war of knives in Israel and the West Bank” è  presente una breve e forse superficiale analisi sulle cause del conflitto e sulle supposte colpe sia da parte israeliana che palestinese.

Da un lato il giornalista spiega che le famiglie palestinesi non hanno nessun potere di convincimento verso i propri figli nel dissuaderli dal compiere atti suicidi per assassinare gli israeliani. La colpa sarebbe dei media (televisione e Facebook) e di un’ideologia religiosa estremista volta a corrompere le giovani menti.

La responsabilità degli israeliani sarebbe quella di aver fatto un uso eccessivo della forza, infatti nell’editoriale leggiamo: “All’ultimo conteggio ci sono nove israeliani morti, anche se con più di 60 palestinesi uccisi da israeliani armati che hanno reagito agli attacchi o tentato di anticiparli ritenendoli imminenti. Tra i morti palestinesi ci sono alcuni manifestanti, non colpevoli, che sono stati uccisi per errore o che hanno solamente sbarrato la strada”.

Dato che gli attentatori sono difficili da individuare, il giornalista scrive che sarebbe necessario che le forze di sicurezza israeliane e palestinesi collaborassero per arginare il fenomeno terroristico.

L’assunto dell’articolo è che i disordini siano nati da mancati accordi: “Le intese che hanno più o meno mantenuto la pace sul Monte del Tempio nel corso degli ultimi 12 mesi sono non scritte e fragili, e hanno bisogno di rinforzo. Il Segretario di Stato Usa John Kerry la scorsa settimana ha mediato un accordo tra Israele e Giordania per ridurre le tensioni sull’area, tra cui il monitoraggio video 24 ore al giorno”.

L’articolo del Guardian si chiude con una critica alle politiche di Banjamin Netanyahu:  “Un leader che non ha mai capito che ci deve essere un vero e proprio orizzonte politico per entrambi i popoli”. Il premier israeliano Netanyahu viene accusato di non voler stipulare un accordo scritto sulla divisione delle terre. Secondo la testata britannica questa è “una ricetta di guai senza fine”.

Non si dimentichi, però, che la stampa e i media britannici sono da tempo profondamente critici nei confronti di Israele, dando spesso notizie totalmente manipolate in direzione pro-palestinese. Viene dunque da chiedersi quanto questa opinione, pur interessante nell’idea di un accordo fra Israele e Giordania, possa davvero essere presa come obiettiva.