Dal Libano, Hezbollah può scatenare una guerra se Teheran glielo ordina. E l’Unifil, che ci sta a fare?

di Angelo Pezzana

[La domanda scomoda] Unifil, quanti ignorano persino il significato di questa sigla? Difensori della pace, ha chiamato quei soldati il presidente Mattarella, in parte a buon titolo, senza però specificare da quale nemico la difendano.
Essendo situati fra Libano e Israele, si può ritenere che i nemici della pace sono proprio i due Paesi, che vengono abitualmente citati “quando cresce la tensione”, una definizione politicamente corretta che sostituisce “quando Hezbollah lancia missili contro Israele, o scava tunnel per penetrare in territorio israeliano”.
I due paesi citati in modo equivalente, capovolgono la realtà. Se il Libano fosse un normale Paese confinante, la presenza dell’Unifil sarebbe inutile, non avendo Israele mai creato problemi con i propri vicini. Che nascono invece sempre su iniziativa dei suoi nemici, in questo caso Hezbollah, che di fatto ha sostituito l’esercito regolare, per cui il Libano è ormai subordinato all’Iran, che controlla e dirige gli attacchi per distruggere Israele. Dal Libano, Hezbollah può scatenare una guerra se Teheran glielo ordina. E la presenza dell’Unifil, che ci sta a fare? Ai nostri media non interessa, una volta pronunciata la parola “pace” il resto non conta.

Su internet gira un video, della durata di un paio di minuti, che fa riflettere: alcuni soldati dell’Unifil, rinchiusi nelle loro due auto blindate con la scritta cubitale UN, vengono attaccati da un gruppo di militanti di Hezbollah. A colpi di pietre e bastoni cercano di infrangere i vetri, l’obiettivo è trascinarli fuori dalle auto. Ci riescono quando una delle due auto viene incendiata. Un atto di guerra vera e propria, che però non diventa una notizia. Perché? La risposta non è difficile da indovinare. In questo attacco di inaudita violenza manca un protagonista: Israele. Se si racconta la verità crolla tutta l’impalcatura; in fondo la tesi dell’equivalenza tra Israele e i suoi nemici ha sempre impedito di informare sul perché Israele è costretto a difendersi per sopravvivere. Raffigurato come uno Stato forte e quindi potente, mentre i suoi nemici mandati a farsi ammazzare riscuotono la commozione generale, Israele lotta con un braccio legato dietro la schiena. Si ha un bel protestare contro la disinformazione, ma il male affascina più del bene.