Ucraini ed ebrei: la loro relazione secolare e il suo riflesso nella letteratura

di Cyril Aslanav

[Ebraica. Letteratura come vita] Quando Viktor Yushchenko, presidente dell’Ucraina fra il 2005 e il 2010, rifiutava la pressione di Mosca, la reazione dei russi fu di accusare i patrioti ucraini di fascismo e di antisemitismo come se la volontà di una parte dell’opinione ucraina di avvicinarsi all’Unione europea, alla NATO e all’Occidente fosse necessariamente il ritorno dei tempi in cui una parte degli ucraini collaborava con l’invasore nazista. Per chi conosce la realtà odierna dell’Ucraina, l’accusa russa pare assurda.

Ciò che anima gli ucraini nel loro rifiuto delle pressioni russe non è più il nazionalismo fascista dei collaboratori ucraini, bensì un nuovo patriottismo ucraino sviluppatosi dai tempi dell’indipendenza nel 1991. Di questo spirito di costruzione di un’Ucraina nuova e libera, gli ebrei sono stati partecipi, specialmente le nuove generazioni già formate in ucraino nelle scuole e nelle università di un paese plurinazionale dove gli ucraini etnici coesistono con gli ebrei, con i tatari (quando la Crimea era ancora parte dell’Ucraina), con la minoranza bulgara, gli armeni, gli zingari. Il fatto che Volodimir Zelens’kyj, l’odierno presidente dell’Ucraina, sia ebreo non è la causa della convergenza oggettiva degli ucraini e degli ebrei locali bensì la conseguenza di questo spirito patriottico pro-occidentale che rifiuta il diktat di Mosca.

Siamo molto lontani dai tempi in cui nell’Ucraina russa o austriaca (Galizia orientale e Bucovina) gli ebrei e gli ucraini coesistevano come due gruppi etnici senza interazione profonda fra di loro. Gli ebrei chiamavano gli ucraini goyim o òrelim (la pronuncia ashkenazita dell’ebraico ‘arelim, “incirconcisi”) e quasi li confondevano con i ruteni, i romeni, i polacchi o i belorussi. E per gli ucraini, l’ebreo era chiamato žyd, parola che in polacco e in ucraino significa semplicemente “ebreo” ma che in russo ha preso la connotazione negativa di “ebreuccio”.

Questa sfumatura semantica riflette la differenza fra l’antisemitismo russo e quello ucraino: in Ucraina, l’ebreo era parte del paesaggio e l’antisemitismo era temperato dall’esperienza di una coesistenza talora armoniosa talora meno. Invece, dal punto di vista russo, l’antisemitismo era un orientamento politico ben chiaro. L’antisemitismo statale della Russia ottocentesca consisteva fra l’altro nell’impedire agli ebrei sudditi dello zar di vivere fuori della “zona di residenza” che corrispondeva alle parti occidentali dell’Impero, un territorio che includeva la Polonia russa, la Lituania, la Lettonia, la Bielorussia, l’Ucraina e la Moldavia di oggi. In questa zona di residenza, gli ebrei e i loro vicini ucraini, bielorussi, polacchi o rumeni erano tutti vittime dell’oppressione russa, che cercava di trasformare gli ebrei in capri espiatori per canalizzare il risentimento delle popolazioni locali.

Questa politica del divide ut regnes si concretizzava attraverso i pogrom quando la polizia segreta degli zar fomentava le violenze contro le popolazioni ebraiche per fare dimenticare agli ucraini o ai bielorussi che le loro miserie derivavano dello stato di oppressione nel quale si trovavano nella “prigione di popoli”, un appellativo eloquente per designare l’Impero russo.

Vediamo nel campo della letteratura come si manifestava la coesistenza fra ebrei e ucraini nell’Ottocento. Un esempio interessante è quello di Mendele Moykher Sforim (Sholem Abramovicz), nato nel 1835 vicino a Minsk in Bielorussia che poi passò la maggior parte della sua vita a Odessa, nell’odierna Ucraina. Fra le sue numerose opere scritte nelle due lingue nazionali degli ebrei est-europei (yiddish e ebraico) si trova un romanzo satirico pubblicato in yiddish nel 1878 e in ebraico nel 1896. Entrambe le versioni, sia la versione in yiddish che quella ebraica, portano il titolo ebraico (con la pronuncia ashkenazita) Masoes Binyomin ha-Shlishi “I viaggi di Beniamino III”.

Il primo Beniamino è Beniamino di Tudela, viaggiatore ebreo spagnolo del dodicesimo secolo e il secondo è il suo emulo Israel Yosef Benjamin, viaggiatore ebreo romeno del primo Ottocento. Binyomin, l’ingenuo eroe di Mendele, non è mai uscito dalla sua cittadina di Batlon, nome finto che significa “ozio”. Mosso dal desiderio di trovare un regno ebraico al di là del fiume mitico Sambation, Binyomin esce da Batlon ma si fa derubare e picchiare da banditi. Un contadino ucraino lo accoglie nella sua carrozza ma i due – il contadino ucraino e il giovane ebreo – non hanno nessuna lingua in comune: Binyomin cerca di ucrainizzare il suo yiddish con le poche parole che sa di ucraino ma a prescindere da questi sforzi il contadino non lo capisce affatto e lo prende per un pazzo. Questa è l’occasione per Mendele di trascrivere in lettere ebraiche le parole ucraine del contadino.

Oggi che l’Ucraina è uno Stato moderno e indipendente con una volontà di affermare la sua identità linguistica, tale situazione di incomunicabilità fra ucraini ed ebrei locali sarebbe impossibile. Tutta la gioventù ebraica dell’Ucraina sa perfettamente parlare e scrivere in ucraino oltre che in russo, conosciuto da tutti. La convergenza fra gli ebrei dell’Ucraina e i loro compatrioti non ebrei è così forte che molti giovani ucraini non ebrei imparano lo yiddish come parte del patrimonio culturale del Paese. Non dobbiamo dimenticarci che lo scrittore più famoso della letteratura yiddish moderna, Sholem Aleichem (Shlomo Rabinovicz) (1859-1916) nacque a Pereiaslav, vicino a Kiev. Ho avuto personalmente l’occasione di incontrare dei giovani intellettuali ucraini non ebrei che parlano uno yiddish perfetto (forse un po’ troppo perfetto giacché non hanno la disinvoltura e l’autenticità dello yiddish vernacolare). Nell’atmosfera particolare dell’Ucraina di oggi, l’interesse per il patrimonio culturale ebraico dell’Ucraina fa parte dello spirito di libertà antirusso. Invece, nel 2014, nelle repubbliche dissidenti di Donetsk e di Luhansk, entità secessioniste pro-russe appoggiate da Mosca, le milizie separatiste hanno richiesto alla popolazione ebraica locale di registrarsi presso le autorità. Questa misura imposta dai primi mesi dell’esistenza di queste entità fantocce era connotata da riflessi macabri e ravvivava ricordi poco piacevoli.