Nella notte sopra Berlino, la metamorfosi di una città

Libri

di Fiona Diwan

A imprigionare il cielo c’è la cupola della Grande sinagoga con, in cima, troneggiante e dorato, il suo Maghen David, a simbolo e riscatto dell’oscuro passato. E poi, ecco le giostre dei bambini spuntare sotto la neve, un fermo immagine metafisico e astratto che cattura l’innocenza dell’infanzia. O ancora, c’è lo skyline da cartolina a cui la calotta fuligginosa della città regala un’allure sospesa e onirica. Non poteva mancare neppure la colonna con lo svettante angelo in volo, immagine-simbolo di una rinascita. E poi c’è la gente che va e viene, ombre furtive che aspettano la metropolitana, ragazzi che bevono una birra ai tavolini di un caffè, passanti in fuga che tornano a casa la sera. Immagini solarizzate che regalano un senso di sognante e sospeso straniamento.

Sono gli scatti fotografici di Giulio Busi, frutto dei suoi lunghi vagabondaggi alla scoperta del volto nascosto, notturno (e ebraico) di una capitale. Filologo, storico, docente di giudaistica e pensiero ebraico che vive tra Berlino e Milano, Busi cattura con la sua Hasselblad gli angoli bui di una città amata, perdendosi tra bagliori al neon, ombre di strada, filamenti di luce. Scatti raccolti in un libro che imprigionano l’anima contemporanea di Berlino, la sua sommessa monumentalità capace di abbracciare armoniosamente non solo le architetture avveniristiche ma anche l’anonimato di palazzoni e periferie, scorci generati dallo stupore casuale di un flaneur nottambulo.

Se durante il giorno Berlino si tinge di un grigio metallico, la notte le sue strade si trasformano, un paesaggio cangiante prende vita, un vortice di luci scaturisce da insegne e vetrine, colori vibranti avviluppano i contorni degli edifici. Dietro il grigio scintillano nuovi colori: splendore, miseria, eccitazione restano invariati ma sono le ombreggiature a cambiare e a lasciare intravvedere una città metamorfica, camaleontica. Uno spazio concepito per perdersi, spiega Busi, che sprigiona senso di smarrimento: il blu di Prussia che si svela nel buio, il silenzio, la neve d’inverno e la calotta delle chiome alberate d’estate, i parchi infiniti, l’incanto delle serre botaniche illuminate di notte, il gioco del vetro e del metallo degli edifici, tutto fa smarrire il senso dell’orientamento. Notte dopo notte, nessun colore resta identico, ogni sfumatura si capovolge nel suo contrario: un luogo per perdersi e svanire nella narrazione del vortice sulfureo di questa città.

Giulio Busi, Berlin changes colors, FPBP Edizioni (Fondazione Palazzo Bondoni Pastorio), pp. 270, 39,00 euro