Le sinagoghe italiane raccontate con parole e immagini

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di Michael Soncin

Una guida delle sinagoghe italiane raccontate da Adam Smulevich e illustrate con la tecnica dell’acquerello da Pierfranco Fabris. Ciascuna di esse rappresenta un faro che da Trieste a Palermo fa splendere un sentiero che narra la suggestiva storia dell’ebraismo italiano, le cui radici si spingono per oltre 2200 anni. Una storia di emancipazione, che brilla di aneddoti pieni di gioia, ma che al tempo stesso si riempie di amara ingiustizia, per le numerose vicende d’odio e violenza perpetrate verso il popolo ebraico lungo i secoli.

Le sinagoghe italiane particolarmente conosciute per la loro peculiare bellezza costituiscono una meraviglia frutto di una diversità che le rende davvero uniche. All’interno di esse vi si trovano aronoth (singolare aron – armadio per i Rotoli della Legge, i Sifreì Torah) e bimoth (singolare bimah – pulpito) delle più svariate fatture, che riflettono l’influenza artistica e artigianale del tempo in cui sono state realizzate. Lo spazio più importante della sinagoga è l’Aron haQodesh, il luogo dov’è contenuto il rotolo della Torah, situato sulla parete orientale della sinagoga, che guarda verso Gerusalemme. La bimah invece – detta anche tevah – è la piattaforma elevata, la tribuna dove viene letta la Torah. Questi descritti sono alcuni degli elementi d’arredo – come di consuetudine – presenti in tutte le sinagoghe.

Riflettendo sul termine, in molti conoscono il Tempio (com’è solito essere chiamato, in particolare da chi lo frequenta) con l’appellativo di Sinagoga, un vocabolo di derivazione greca, mentre in ebraico si dice Beth haKnesset, che come in greco significa sempre ‘casa dell’assemblea’, invece, nella lingua yiddish è Šul, che equivale a Scola, com’è detta nella più tipica usanza italiana, in particolare nel passato.

 

Ma quali sono queste sinagoghe? Quella di Trieste è una delle più grandi in Europa, venne costruita nel 1912 e prima del II Conflitto Mondiale, la comunità contava oltre 6000 iscritti.

A Venezia, oltre alle cinque sinagoghe, da ricordare è il Cimitero del Lido, che in ebraico viene detto ‘Casa dei Viventi’ (Bet ha Chayyim), essendo la morte per l’ebraismo un passaggio della vita. Un luogo che ha ispirato gli intellettuali nelle varie epoche, non secondo per importanza al famoso Cimitero di Praga. Immersa nel verde è la sinagoga che si trova a Merano, città dove lo scrittore Franz Kafka scrisse Lettere a Milena.

 

Il Tempio Centrale di via della Guastalla a Milano

Nel tempio di Biella è conservato il più antico Sefer Torah ancora in uso di tutta la diaspora, di origine ashkenazita. Inaugurata nel 1892 la sinagoga di via Guastalla è invece la più importante di Milano. È il risultato della fusione dello stile classico con quello orientale, dove aleggia un’atmosfera fatta di dense cromie che si dipanano tra oro e rosso. Fu protagonista di un bombardamento e dell’originale, dopo il nuovo progetto del 1953, rimane solo la facciata in mosaico azzurro e oro. Merita una visita anche Mantova, località dove si trova l’unica sinagoga rimasta, zona che un tempo fu fortemente permeata d’ebraismo, basti pensare che fu qui che nel 1558 venne stampata la prima edizione dello Zohar, colonna portante del misticismo ebraico.

 

Le variopinte vetrate della Sinagoga Grande di Genova sono state realizzate dal celebre illustratore Emanuele Luzzati e sono dedicate alle 12 tribù di Israele. Un Aron proveniente dalla sinagoga di Soragna fu inviato nel 1967 presso la sinagoga della Knesset, il parlamento israeliano.

Ad Ostia, si trova la più antica sinagoga oggi conosciuta nell’Europa occidentale, risalente al primo secolo.

E poi come non citare il Tempio Maggiore di Roma, un’imponente e maestosa costruzione, visitata da sovrani e capi di Stato. Tragico fu il 9 ottobre del 1982, giorno dell’attentato compiuto dai terroristi palestinesi, mentre la folla usciva dalla sinagoga, un attacco che causo la morte di Stefano Gaj Taché, un bambino di appena 2 anni. Ciascuna ha una storia da raccontare, fatti riservati non solo alle sinagoghe delle maggiori città, ma anche ad Urbino, uno dei cuori pulsanti del Rinascimento italiano; curiosa è la facciata esterna, dove si può notare una fascia di mattoni rotti, scelta non casuale, atta a simboleggiare la distruzione del Tempio di Gerusalemme, una ferita condivisa con i passanti.

E così via, un itinerario che prosegue fino a Napoli e si conclude in terra sicula con la più giovane sinagoga inaugurata nel 2017 a Palermo. Un sentiero ricco di emozioni, da Nord a Sud dove ogni comunità ha il suo rito, le sue liturgie, le sue usanze e specificità, per dirla in ebraico, il suo minhag. Un influsso pieno di ricche contaminazioni, dovuto anche alla cacciata degli ebrei dai paesi arabi che fecero dell’Italia la loro nuova nazione.

Adam Smulevich, Pierfranco Fabris, Sinagoghe Italiane. Raccontate e Disegnate, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, pp. 336, euro 15,00.

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