Le cose che ci fanno paura: quando gli adolescenti incontrano il razzismo

Libri

di David Zebuloni
Per la prima volta in quarant’anni, la casa editrice Giuntina si è gettata in una nuova avventura editoriale, pubblicando un libro dedicato alla fascia di età adolescenziale. Dopo essersi indirizzata al pubblico di adulti e quello di bambini, infatti, la casa editrice storica si è rivolta al pubblico degli over 11. Un pubblico meno definito, forse, ma non necessariamente meno esigente. Ad assumersi la responsabilità di inaugurare questa nuova collana, è l’ultima opera dell’acclamata autrice anglosassone Keren David: Le cose che ci fanno paura.

Un romanzo ambientato ai giorni nostri che narra le vicende delle due sorelle gemelle quattordicenni Evie e Lottie; tanto simili, quanto diverse tra loro. A tratti, quasi opposte. Evie è eccentrica e simpatica, irriverente e sfrontata al punto giusto; trascorre le giornate a preparare le battute per il club di comicità della scuola, non sta ferma un attimo e non sopporta il moralismi. Lottie è introversa e molto sensibile, leggermente spirituale e socialmente molto coinvolta; un’allieva modello che si dedica con passione allo studio e gioca a tennis con le ragazze più snob della scuola.
Le due gemelle sembrano viaggiare su due binari paralleli, ma quando il razzismo bussa improvvisamente alla porta di casa minacciando la loro famiglia, Evie e Lottie si scopriranno più simili e unite di quanto avessero mai immaginato. Sullo sfondo della Memoria della Shoah, le due sorelle impareranno a fare i conti con i fantasmi del passato e con quelli del presente, a riconoscere il confine sottile che divide l’antisemitismo di ieri dal razzismo di oggi.

Le cose che ci fanno paura è un libro che merita di essere letto, e non solo dagli adolescenti. Nella sua opera, Keren David fa ciò che solo i grandi scrittori riescono a fare: parlare di giovani, in modo giovane. Parte degli autori che raccontano la vita liceale, infatti, utilizzano un linguaggio stucchevole, che non appartiene più a quel mondo. Quasi come se avessero dimenticato cosa significhi avere realmente quattordici anni. David, invece, sembra ricordare alla perfezione le emozioni turbolente vissute a quell’età. Tutto risulta credibile nella vita di Evie e Lottie: la felicità, la tristezza, la rabbia, la paura, l’amore. Ciò, quasi paradossalmente, rende piacevole la lettura ad ogni età. Ai più giovani, permette di guardarsi allo specchio, ai meno giovani, permette di tuffarsi nel passato e lasciarsi andare alla nostalgia.

Ma non finisce qui: Le cose che ci fanno paura eccelle anche in ciò che ci piace chiamare “complessità“. L’opera dell’autrice britannica, infatti, non mostra un’immagine piatta di quella che è la vita, o di ciò che è l’ebraismo. Il racconto asimmetrico delle due sorelle permette al lettore di approcciarsi alla stessa storia, da prospettive completamente diverse. Permette di abbracciare l’ebraismo nella sua forma secolare e quella ortodossa, di interpretare l’amore nella sua manifestazione romantica e quella più cinica, di concepire il razzismo e l’antisemitismo nella loro forma più semplice o complessa. Anche la Memoria viene trattata nelle pagine di David in un modo che non risulta banale, scontato o ripetitivo. Le cose che ci fanno paura permette dunque ai più giovani di affacciarsi alla storia, senza rinunciare alla freschezza della loro giovane età. Poiché la Memoria come la vita, come la fede, come la paura, come il coraggio e come l’amore, assume completamente un altro significato quando hai quattordici anni.

Keren David, Le cose che che ci fanno paura, trad. Lucrezia Pei, Giuntina, 256 pp., 15 euro

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