La voce millenaria del Qohélet: le domande scabrose contro tutti gli idoli

Libri

di Marina Gersony

Saggistica / Riflessioni su un libro prezioso ed essenziale, nell’età delle crisi e non solo

«Ci sono libri particolarmente preziosi nei momenti di passaggio individuali e collettivi. Ci aiutano molto a comprendere in profondità la natura delle crisi che viviamo, danno parole alle emozioni, ai sentimenti, ai dolori. Illuminano zone buie alle quali soltanto parole più grandi delle nostre riescono a dare un nome, a chiamarle, illuminarle. A risorgerle (…). Alcuni libri, poi, non sono soltanto preziosi durante le età delle crisi: sono essenziali (…). Il Qohélet è uno di questi». Nel saggio Una casa senza idoli, Luigino Bruni – professore ordinario di Economia politica all’Università Lumsa di Roma, editorialista dell’Avvenire e autore di saggi tradotti in una decina di lingue – propone una sua lettura del Qohélet, il libro delle nude domande, un testo assai complesso e dibattuto (“Enigma Qohelet”, Kohelet-Rätsel, titolava un suo piccolo saggio A. S. Kamenetszky nel 1909).

Può questo testo sapienziale introdurci – credenti e laici in generale – a una fede e a una umanità nuove e più adulte (evolute), salvandoci dall’eterna tentazione dell’ideologia e della vanità? (“Tutto è vanità e un inseguire il vento”; “la vita umana ha una fugacità che la riduce a fumo”…). Leggere Qohélet nudi e disarmati è, secondo Bruni, «un antidoto contro la nuova-antica idolatria meritocratica che sta invadendo, senza trovare alcuna resistenza, le imprese, la politica, la società civile, e ormai anche alcuni settori delle chiese». Difficile sintetizzare in poche righe il contenuto denso di questo stimolante saggio su Qohélet, di cui si sono occupati nel corso dei secoli filosofi, religiosi e pensatori navigando a vista nel magma fluido, affascinante e scivoloso del testo: «La Bibbia ebraica e cristiana – scrive il professor Bruni -, ha voluto custodire Qohélet tra i suoi libri più preziosi, un libro dove non c’è YHWH, non c’è la fede dei Patriarchi, non si vede la terra promessa, non c’è Mosè né la sua Legge. Se nella Bibbia c’è Qohélet, allora nel cuore dell’umanesimo biblico c’è posto anche per chiunque che come “Colui che parla nell’assemblea” (cioè Qohélet, l’Ecclesiaste) pone alla vita e alla fede le domande più estreme, radicali, nude, scandalose – alcune talmente sconvenienti che i vari antichi editori e redattori del testo hanno sentito il bisogno di emendarle». Qohélet, aggiunge l’autore, «non ci guida nella costruzione di una cattedrale, ci fa solo artigiani di una casa degli uomini che non vogliono più vivere dentro una fiction consolatoria. Una casa sobria e senza idoli, dove un giorno, forse, potremo reimparare anche a pregare».

Luigino Bruni, Una casa senza idoli, EDB – Edizioni Dehoniane Bologna, pp. 136, € 12,50

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