Israele visto da Hollywood: un nuovo libro su film e autori che si sono occupati dello Stato ebraico

Libri

di Roberto Zadik

Da sempre il rapporto fra cinema americano e mondo ebraico è stretto, ma come Hollywood ha rappresentato Israele e quali sono stati i migliori film collegati allo Stato ebraico? A rispondere a questo interrogativo il nuovo libro Hollywood and Israel. A History, realizzato da due autorevoli storici come il britannico Tony Shaw, docente di Storia Contemporanea presso l’Università dell’Hertfordshire, e il suo collega israeliano Giora Goodman, capo del dipartimento degli Studi Multidisciplinari al Kinneret College in Galilea.

Ne parla un articolo sul Times of Israel firmato dal giornalista Rich Tenorio.

Il testo, estremamente documentato e coinvolgente, uscito lo scorso 8 marzo e pubblicato dalla Columbia University Press, mette in luce, in oltre trecento pagine, come Israele sia stata costante fonte d’ispirazione per il cinema statunitense soprattutto a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo; questo elemento si evidenzia non solo in classici come Exodus, unico film ebraico del regista ebreo galiziano naturalizzato americano Otto Preminger, ma in una lunga serie di pellicole analizzate dagli autori; i due studiosi citano anche una serie di aneddoti, curiosità e testimonianze di registi ed attori.

In queste preziose pagine vengono trattate non solo le trame dei film, da Exodus, a Zohan con Adam Sandler, ma molte altre tematiche; si inizia analizzando il rapporto fra l’industria dell’intrattenimento americana ed Israele, passando poi a citare le attività di solidarietà e difesa dello Stato ebraico promosse da alcune star, per arrivare alle sequenze cinematografiche che descrivono i fatti in questione.

Nel testo vengono rievocati momenti decisamente intensi e scene di film veramente toccanti. Ad esempio gli storici ricordano quando, nel 1978, l’attrice e cantante americana Barbra Streisand, in occasione del trentesimo anniversario dalla fondazione dello Stato, intonò l’inno nazionale Hatikwa davanti al Primo Ministro israeliano di allora Golda Meir; così come rievocano sequenze forti, firmate dal grande regista Steven Spielberg, come il finale di La lista di Schindler quando i sopravvissuti ai lager arrivano in Israele cantando Yerushalaim shel zahav (Gerusalemme d’oro) una delle canzoni più famose della musica israeliana. Nel suo Munich del 2005, Spielberg ricostruì i tragici accadimenti del massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, mezzo secolo fa, nel settembre 1972 da parte dei terroristi palestinesi del gruppo Settembre Nero.

Nel testo viene inoltre evidenziato l’impegno a favore di Israele di Elizabeth Taylor e Sammy Davis jr così come il sacrificio di coloro che riuscirono a sostenere il Sionismo nel decennio fra gli anni ’20 e ’30 del Novecento come opposizione alla crescente presa di potere da parte di Hitler. Il libro, estremamente piacevole nella narrazione e dettagliato nelle informazioni, elenca anche pellicole rare e poco conosciute, interpretate da grandi star hollywoodiane, come I perseguitati, con l’istrionico interprete di origine ebraica bielorussa Kirk Douglas, soffermandosi però sui film importanti come Exodus a cui viene dedicato un intero capitolo. “Una pellicola estremamente attuale anche oggi” come ha ribadito il coautore Tony Shaw, perché “incoraggia la gente ad ammettere la legittimità dello Stato d’Israele inquadrandolo come Paese sovrano nato in seguito all’Olocausto”.

Ma gli argomenti non finiscono qui; gli autori raccontano anche di star pro-Israele come Robert De Niro, Arnold Schwarzenegger e il celebre cantante italoamericano Frank Sinatra che visitò per la prima volta Israele nel 1962, innamorandosene, esibendosi per ben sette volte in svariate città e diventando sostenitore estremamente fedele dello Stato ebraico, così come gli attori di religione ebraica Kirk Douglas e Danny Kaye.

Accanto a questo gli autori approfondiscono anche le star pro-palestinesi come Vanessa Redgrave così come citano film arabi che denunciano il terrorismo come il bellissimo Paradise Now, diretto nel 2005 da Hany Abu Assad, incentrato sulle vicende di due terroristi suicidi e il più recente Omar su un ragazzo arabo accusato di collaborare con Israele.

Analizzando il rapporto fra lo star system hollywoodiano e lo Stato ebraico, Shaw e Goodman notano un rafforzamento dei legami, con un crescente numero di attori israeliani, da Natalie Portman a Gal Gadot che lavorano a Hollywood anche se “rispetto agli anni ’70, il clima si è decisamente inasprito nonostante ancora oggi – come ha affermato Shaw – la maggioranza della gente sia molto pro Israele”.

 

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