Il messia perduto

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Sabbatai Zevi nacque a Smirne, in Turchia, nel 1626. Conquistato dal misticismo della Cabbala, viaggiò per tutto l’Impero ottomano proclamandosi il nuovo messia e annunciando con fervore l’imminente inizio dell’era salvifica. Molti lo seguirono. Quando, nel 1651, dichiarò che i giorni di astinenza sarebbero dovuti diventare di festa, che le donne avevano diritto a leggere la Torah e la Cabbala e che gli ebrei potevano pronunciare il sacro nome di Dio, il rabbino di Istanbul lo bandì dalla città. Nel 1666 fu fatto prigioniero dal sultano turco e abbracciò il culto islamico per evitare la condanna a morte. Morì esule in Albania nel 1676, dopo avere convertito alla propria fede visionaria numerosi ebrei in Europa e nell’Africa del nord. Dopo la sua morte, i suoi seguaci continuarono a sostenere che Sabbatai si era solo reso invisibile agli occhi dei comuni mortali. A Salonicco è tuttora presente e attivo il gruppo giudaico-islamico dei Dennieh, che si ispirano alla sua dottrina sincretica.
John Freely (Brooklyn, 1926) a diciassette anni ha partecipato alla seconda guerra mondiale arruolandosi volontario in marina. Si è laureato in Fisica alla New York University e ha vissuto a New York, Boston, Londra, Atene, Istanbul e Venezia. Ha scritto oltre venti libri, tra i quali: Strolling Through Istanbul (con Hilary Sumner-Boyd); Strolling Through Venice, Istanbul: The Imperial City e Inside the Seraglio: Private Lives of the Sultans in Istanbul. In Italia è uscito Turchia classica (Vallardi, 1992).

John Freely, Il messia perduto, La storia di Sabbatai Sevi e il misticismo della Qabbalah, il Saggiatore pp 88, euro 22,00

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