I Kadoorie e i Sassoon, gli ultimi re di Shanghai

Libri

Victor Sassoon in compagnia di tre amiche

 

di Fiona Diwan

Da Bagdad a Bombay, da Hong Kong a Shangai. Seta, caucciù, spezie, ferrovie… e la costruzione di due hotel leggendari, il Peninsula e il Cathay. Al loro impegno si dovrà l’accoglienza di 18 mila ebrei in fuga dal nazismo. Due dinastie, due imperi economici: dalla regina Vittoria a Mao a Deng Xiao Ping

 

«L’uomo più ricco di Bagdad scappava a gambe levate per le strade buie della città, solo poche ore prima suo padre l’aveva riscattato dalla prigione dove i pascià turchi l’avevano rinchiuso, minacciando di impiccarlo se la famiglia non avesse versato un tributo esorbitante. Una barca lo attendeva per condurlo in salvo». Si tratta di David Sassoon, il giovane da cui tutto prenderà le mosse: istruito, pronto a dirigere un impero, David si vede messo a terra da un improvviso e violento sgambetto del destino, vittima di una faida interna tra notabili ottomani di cui, come al solito, fanno le spese gli ebrei. Lo anima una forza quasi shakespeariana e lo abiterà un’indomita volontà di riscatto: alto, smilzo, un viso color cannella che sembra uscito da un quadro di El Greco, eccolo veleggiare verso la Bombay inglese e coloniale, dove si mescolerà con i capitani del porto che parlano arabo, persiano, ebraico e turco, come lui, e da cui carpisce informazioni preziose per l’avvio di nuovi commerci.

Prima della fuga «gli ebrei di Bagdad si consideravano l’élite ebraica del Medio Oriente. (…) I Sassoon con i loro commerci in oro, seta, spezie e lana erano diventati i mercanti più ricchi di Bagdad» e vi vivevano come dei re da più di ottocento anni. Non a caso l’amministrazione ottomana aveva nominato il loro capofamiglia Nasi, il principe degli ebrei: consigliere fidato del pascià, occupato a ricomporre dispute religiose, a benedire matrimoni e commerci, negoziare prestiti, progettare investimenti, il Nasi arrivava anche a riscuotere nuove imposte per il potere turco-ottomano. La vicenda di cui narra Gli ultimi re di Shanghai – La straordinaria storia di due dinastie ebree dalle guerre dell’oppio alla Cina dei nostri giorni (Treccani), scritta dal premio Pulitzer e già corrispondente della Cina per Wall Street Journal e poi Bloomberg Jonathan Kaufman, ritrae i principali protagonisti – i Sassoon e i Kadoorie – di un’epopea sefardita scandita dagli eventi storici che ne segnarono l’esistenza e gli affari.

Tutta la vicenda si dipana tra Bombay e Shangai, inseguendo le fortune di due famiglie e di due destini paralleli. I Sassoon e i Kadoorie hanno tenuto per più di un secolo le redini degli scambi in Asia e la loro avventura ha per sfondo l’ascesa economica e sociale cinese, dall’Ottocento fino ai giorni nostri, dalla guerra dell’oppio a Mao Tse Tung a Deng Xiao Ping, dalla Shangai delle concessioni fino al mitico Cathay Hotel sul Bund, allo skyline dei grattacieli di oggi. Incredibili intuizioni commerciali e colpi di genio ne hanno edificato il business: dal cotone greggio alla fondazione della Bank of Bombay prima e della Hong Kong Bank Corporation più avanti, dall’acquisto di moli e banchine per l’attracco delle nuove navi a vapore fino al commercio dell’oppio. E poi seta, oro, spezie, minerali, cibo, tutto viaggia lungo la rotta Bagdad-Bombay-Hong Kong-Shangai… Inizialmente e per decenni, all’interno delle sue numerose società, David Sassoon assumerà impiegati che vengono da Bagdad e parlano in giudeo-arabo (arabo scritto con caratteri ebraici) -: ma la corrispondenza commerciale dovrà essere in tassativo corsivo inglese. David crea le celebri Scuole Sassoon per allevare le generazioni – e la dedizione – dei suoi futuri impiegati, fa beneficenza, emancipa e libera gli schiavi, apre ospedali per curare gli indiani e spedisce i suoi otto figli ad aprire filiali ovunque, dal mar Arabico alle coste del Mar della Cina, a Hong Kong.

Fortune e rovesci. Storicamente, i Sassoon furono colpiti pesantemente dal bando del commercio dell’oppio, cosa che li spinse a diversificare il loro portafogli acquistando terreni, immobili, fabbriche, banche. Elly Kadoorie, un cugino dei Sassoon e capostipite della dinastia rivale, optò invece per il caucciù malese, ma le oscillazioni di quel mercato rischiarono di mandare la famiglia in bancarotta, prima di renderli nuovamente milionari con investimenti in altri mercati. Kaufman ci rende partecipi di un’avventura grandiosa, una parabola umana e di business stupefacenti, una storia così ebraica e tuttavia paradigmatica, in definitiva una delle pietre angolari dello sviluppo economico di due futuri colossi, India e Cina.

Tutto in questo libro è avventuroso e entusiasmante. Kaufman contrappone in modo divertente i caotici, estrosi e mondani Sassoon con lo stile di vita austero e rigoroso dei Kadoorie. E se oggi la fortuna dei Sassoon è frammentata, l’erede Sir Michael Kadoorie (oggi 79enne) è uno dei miliardari più ricchi dell’Estremo Oriente. Le due dinastie vengono raccontate sullo sfondo della storia politica e sociale della Cina: l’influenza coloniale, l’impero, la rivoluzione comunista che amputò le gambe ai facoltosi imprenditori dopo i colpi inferti dal Giappone durante la guerra sino-giapponese (1937-1945). Negli anni Trenta, quando l’Occidente soccombe sotto il crollo di Wall Street e la crisi del ‘29, le due famiglie, con la loro frenetica attività, riescono ad attuare un miracolo e a riempire Shanghai di migliaia di turisti, sedotti dalla scoperta di una città glamour e cosmopolita, Charlie Chaplin e Wallis Simpson a sorseggiare lo champagne nei saloni del Cathay Hotel di Victor Sassoon (ribattezzato dai comunisti Peace Hotel). Non gli sarà da meno, nel 1928, il leggendario Peninsula Hotel di Hong Kong, voluto e edificato da Lawrence Kadoorie (scomparso nel 1993), una specie di eden con il suo atrio arioso e elegantissimo, i lussuosi tè pomeridiani e le stanze pagate una fortuna. A questo, i Kadoorie sommeranno la proprietà della più grande società elettrica della città, dei mezzi di trasporto, e una quota del tunnel che attraversava il porto.

Elly Kadoorie con i figli Lawrence e Horace a Shanghai, anni ’30;

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che negli anni Trenta a Shanghai vivevano quasi ventimila ebrei europei, la maggior parte tedeschi e austriaci in fuga dal nazismo. La città divenne un porto sicuro e ospitale per merito dei Sassoon e dei Kadoorie: le due famiglie pianificano e gestiscono l’arrivo di 18 mila ebrei, in gran parte bambini che scappano dall’Europa in guerra. Perché l’avventura più straordinaria i Sassoon e i Kadoorie la realizzano proprio quando lotteranno insieme per salvare la vita degli ebrei in fuga dalla persecuzione nazista. Victor Sassoon, personaggio fuori dal comune, miliardario, playboy che si diletta di fotografia, con problemi alle gambe per un incidente aereo durante la Prima guerra mondiale, amava le serate nei suoi hotel di lusso con ostriche e champagne. Ma quando in Europa vennero emanate le Leggi razziali, Victor con Lawrence Kadoorie, aiutato da Charlie Chaplin, raccolse denari, aprì i suoi alberghi, fece il diavolo a quattro per procurare documenti e accogliere, far lavorare e nutrire a Shanghai migliaia di ebrei.
Kaufman ci dice che Shanghai oggi è ancora zeppa di storie e memorie dei Kadoorie e dei Sassoon: i loro nomi sopravvivono nei racconti della gente e molti cinesi conoscono le loro gesta, e quanto queste due famiglie abbiano contribuito a costruire la narrazione di una metropoli che vive di affari. Un’epopea multigenerazionale durata quasi due secoli.

 

Jonathan Kaufman, Gli ultimi re di Shanghai. La straordinaria storia di due dinastie ebree dalle guerre dell’oppio alla Cina dei nostri giorni,
trad. Margherita Emo, Piernicola D’Ortona, Editore Treccani, pp. 352, euro 25,00.

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