Dalla Spianata delle moschee al Terzo tempio: A. B. Yehoshua e il Monte del Tempio

Libri

di Cyril Aslanov

[Ebraica. Letteratura come vita] Trentadue due anni fa Abraham B. Yehoshua pubblicava Mar Mani (Il signor Mani), un romanzo in cinque monologhi, ossia dialoghi unilaterali, dove l’interlocutore rimane zitto (come nella Caduta di Albert Camus). Ogni dialogo è sceneggiato in un’epoca diversa, con una progressione inversa che consiste nel risalire sempre più indietro nell’asse della successione cronologica: 1982, 1944, 1918, 1899 e 1848. L’ultimo di questi cinque monologhi si svolge ad Atene nel 1848, in un contesto sefardita, e finisce con la descrizione del probabile assassinio del giovane Yosef Mani sulla Spianata delle Moschee, dove era entrato una mattina d’inverno per convincere gli arabi che erano degli antichi ebrei e che dovevano tornare alla religione dei loro antenati.

In altre parole, in questo romanzo ormai classico di Yehoshua, la Spianata delle Moschee, che corrisponde al luogo del Tempio distrutto, è percepita come un luogo che scatena le passioni e che genera la morte. In questo caso si tratta della morte di un giovane pazzo che vuole riuscire nell’impossibile: trasformare i musulmani in ebrei e fare diventare di nuovo la Spianata delle Moschee in un luogo di culto ebraico.
Come per fare eco a questa triste fine del Signor Mani, Yehoshua riprende il tema del Monte del Tempio nel suo ultimo libro Ha-Miqdash Ha-shlishi (Il Terzo Tempio) (2022). Quest’opera è un breve dramma, dove Esther Azoulay, un’ebrea francese dal passato famigliare complicato, va al rabbinato di Tel Aviv per denunciare un rabbino francese chiamato Modiano (un riferimento ironico al famoso scrittore francese Patrick Modiano, premio Nobel della Letteratura 2014). Rav Modiano costrinse Esther ad assumere lo statuto di convertita per impedire il suo matrimonio con un kohen, secondo l’interdizione formulata in Levitico 21:7: “Non prenderanno in moglie una prostituta o già disonorata; né una donna ripudiata dal marito, perché sono santi per il loro Dio” (del resto, il cognome sefardita Azoulay sarebbe l’acronimo delle prime cinque parole ebraiche di questo versetto isha zona we-hallala lo yiqahu “Non prenderanno in moglie una prostituta o già disonorata”). Da questo versetto il Talmud ha esteso il concetto delle unioni matrimoniali vietate ai kohanim alla categoria delle donne convertite.

Il rabbino francese ha preso questa decisione di giurisprudenza religiosa con il pretesto che la conversione della madre di Esther non era valida per un presunto problema intorno al bagno rituale. Questo rigorismo da parte del rabbino francese non è dettato da un’intenzione pura, bensì dalla concupiscenza. Attratto dalla giovane Esther, Rav Modiano vuole annullare il progetto di matrimonio fra Esther e il suo fidanzato di stirpe sacerdotale, un poco come il concupiscente Don Rodrigo voleva impedire il progetto di matrimonio di Lucia e Renzo.

Come Yosef Mani, Esther è animata da una speranza irrazionale nei confronti del Tempio distrutto. Tuttavia, invece di immaginarne la ricostruzione come un evento da farsi a spese delle Moschee della Spianata, lei sviluppa il progetto di costruire un terzo Tempio di dimensioni modeste in un posto non ancora occupato fra la Geenna e la Tomba di Assalonne, cioè nelle vicinanze del cimitero del Monte degli Ulivi.

In questo Tempio non si offrirebbero sacrifici sanguinari bensì si intonerebbero cantici e salmi per accelerare la resurrezione dei morti sepolti nel più grande cimitero ebraico del mondo. Tutta questa idea, che è abbastanza importante nell’economia del dramma come si vede dalla scelta del titolo
Il terzo Tempio, è dovuta al fatto che la tragedia della vita di Esther Azoulay è l’impossibilità di sposare il suo amato, un ebreo iraniano stabilito a Parigi che si chiama David Mashiah, cioè Messia.

Al di là del fatto che il cognome Mashiah è abbastanza diffuso fra gli ebrei persiani, va apprezzata la combinazione del nome di David, il grande re di cui la figura dell’atteso Mashiah è il lontano successore, con l’allusione alla dimensione messianica.
Ora, come accennato sopra, David Mashiah è anche un kohen. Perciò lo statuto di convertita ingiustamente imposto ad Esther, rende impossibile il matrimonio religioso della giovane. Se la coppia avesse avuto figli, i loro discendenti, pure essendo dei kohanim, non avrebbero potuto ufficiare nel Tempio ricostruito e non sarebbero stati ammessi alla celebrazione dei sacrifici. E da qui che Esther concepì l’idea di un Terzo Tempio alternativo dove i sacrifici di sangue sarebbero stati sostituiti dalla preghiera, dai cantici e dai salmi. In questo Yehoshua si riconnette con l’ideale espresso in Osea 14:2: “Prendete con voi delle parole e tornate all’Eterno. Ditegli: ‘Togli via ogni iniquità e accetta ciò che è buono, e noi ti offriremo i sacrifici delle nostre labbra’”.
Alla luce degli eventi recenti occorsi nel Monte del Tempio – Spianata delle Moschee, il nuovissimo libro di Yehoshua appare rivestito di un’attualità stupefacente.