Hannah Arendt

Hannah e Walter, l’amico ritrovato e poi perduto

Libri

di Marina Gersony

Arendt, Benjamin, Brecht… affinità e dissonanze

 

«È morto per inesperienza del mondo, perché non conosceva le regole più elementari di come funzionano le cose», affermò Walter Benjamin mentre approvava quanto detto da Jacques Rivière a proposito di Proust, alludendo forse a se stesso e alla sua incapacità di cambiare le sue condizioni di vita che erano diventate deleterie. «Con la precisione da nottambulo – annotò l’amica Hannah Arendt -, fu ogni volta guidato dalla sua inettitudine sul posto che era o avrebbe potuto essere centro di una sventura». Geniale, eclettico, visionario, singolare, sregolato, prolifico, metafisico, complesso, distruttivo e probabilmente sfortunato, la personalità, l’opera e la vita precaria del filosofo tedesco continuano a essere oggetto di studio nonostante siano già state ampiamente indagate. Chi era davvero questo pensatore poliedrico e scrittore asistematico che si era occupato di epistemologia, estetica, sociologia, misticismo ebraico e materialismo storico? Hannah Arendt era probabilmente l’unica a poter dare una risposta a questa domanda. Con Benji, così chiamava l’amico, era entrata in contatto nell’ultima fase della sua vita. Lo aveva conosciuto e frequentato a Parigi, negli anni d’esilio dalla Germania nazista prima che si suicidasse nel 1940 a Portbou, sul confine franco-spagnolo mentre cercava di sfuggire alla Gestapo. Nel libro L’angelo della storia firmato da Benjamin e Arendt, edito da Giuntina, sono raccolti testi, lettere private, testimonianze e la versione originale del noto saggio su Benjamin scritto dalla stessa filosofa e pubblicato a più riprese nel 1968 sulla rivista «Merkur». Tutto questo materiale di notevole valore documentale raccolto in una sequenza organizzata, restituisce un’immagine più precisa di Benjamin (per il quale il lettore tende a simpatizzare) e racconta i rapporti tortuosi tra i vari protagonisti dell’epoca (Arendt, Gershom Scholem, Brecht, Rosenzweig, Lukács, Bloch, Adorno, Horkheimer e altri ancora); rapporti controversi, tra entusiasmi e insofferenze, che alternano momenti di affiatamento a momenti di meschinerie, rancori, antagonismi, insinuazioni, critiche, colpi bassi e accuse. Ma soprattutto emerge la volontà di rivalsa della Arendt che non voleva solo presentare una dimensione trascurata del pensiero di Benjamin, bensì anche il desiderio di vendicarsi dei danni arrecati al suo protetto dai sedicenti amici che di fatto lo avevano in qualche modo tradito o meglio, assai poco agevolato e aiutato. Un libro che, tra le altre cose, fa anche molto riflettere sui rapporti di forza, sottilmente feroci (dis)onesti e ambigui fra esseri umani…

Un altro libro interessante è uscito in questi giorni su Hannah Arendt, la cui vita è come un cilindro da cui continuano a uscire curiosità, vicende ignorate, viaggi e amicizie. Come quella con Leni Yahil, storica israeliana di origine tedesca e studiosa della Shoah, emigrata in Palestina nel 1934. Nella primavera del 1961, Arendt si era recata a Gerusalemme come inviata del New Yorker per seguire il processo Eichmann. In quell’occasione conobbe Leni Yahil. Nacque un’amicizia che tuttavia non decollò mai davvero per una diversa Weltanschauung. Il libro L’amicizia e la Shoah, finora inedito in Italia e pubblicato della casa editrice bolognese EDB, raccoglie la corrispondenza tra la filosofa tedesca e la storica israeliana. Si tratta di uno scambio epistolare acceso e dissonante che la dice lunga sulle diverse sensibilità e concezioni del mondo delle due donne a proposito di alcuni temi di rilievo, una fra tutte l’appartenenza a un popolo e il rapporto tra politica e religione. Nel 1963, dopo la pubblicazione degli articoli sul processo Eichmann, riuniti in seguito nel famoso libro La banalità del Male della Arendt, il rapporto tra le due potenziali amiche si deteriorò definitivamente per alcune divergenze, fino a interrompersi bruscamente e non riprendere più, nonostante un tentativo di Leni Yahil a far rivivere la corrispondenza otto anni più tardi. Ormai l’amicizia tra era compromessa: le polemiche e i contrasti suscitati dal processo Eichmann che condannò il gerarca nazista a morte per genocidio e il libro controverso della Arendt, misero la parola fine a quella che avrebbe potuto essere una grande amicizia.

 

 

Hannah Arendt e Walter Benjamin, L’angelo della storia, testi, lettere, documenti, a cura di Detlev Schöttker ed Erdmut Wizisla, traduzione di Corrado Badocco, Giuntina, pp. 263, € 15,00
L’amicizia e la Shoah, corrispondenza con Leni Yahil, introduzione di Ilaria Possenti, traduzione di Fabrizio Iodice, Edizioni EDB, pp. 112, € 9,80.

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