Lessico famigliare (con una avvertenza)

Una lezione esemplare…        di Marina Morpurgo

Blasco e Marina Morpurgo
Blasco e Marina Morpurgo

Avvertenza: questa rubrica dovrebbe meglio intitolarsi “dis-lessico familiare”. Avete presente quelle famiglie amorevoli, piccipuccine, figlio mio quanto sei bravo, mamma come sei bella, ti voglio bene? Ecco, dimenticatevele. Quindi qui vado a raccontarvi un episodio passato alla leggenda, con l’avvertenza che potrebbe farvi inorridire. Perché noi in famiglia abbiamo il nostro cosacco: mio padre. Nato da padre ebreo convertito al cattolicesimo e da madre cattolica, è cresciuto ferocemente ateo e capace di insolentire a scelta e a seconda del momento entrambe le religioni e i relativi praticanti.
Un paio d’annetti fa, ordunque, quando mia madre sentì alcuni strani rumori provenire dalla camera da letto e glieli fece notare, leggermente preoccupata, il nostro cosacchetto irritatissimo smise di fare quel che stava facendo e l’aggredì dicendo: “Con la sospettosità tipica della tua razza senti rumori ovunque”. Grande fu l’entusiasmo di mia madre, dunque, quando qualche ora dopo – aveva vinto con notevole autocontrollo la sospettosità tipica della sua razza, evitando di chiamare le forze dell’ordine – entrò in camera e scoprì che i ladri si erano accaniti sui cassetti del marito, rubandogli tutto quello che era possibile rubare. Tiè, Amalek, beccati questa! L’elenco dei beni scomparsi era lungo. Fu recitato a noi figli e ai nipoti e suppongo a un miliardo di altre persone in un crescendo di sadica gioia ebraica. Se ci avessi fatto uscire dall’Egitto, e non gli avessi fatto scomparire l’orologio, dayenu. Se gli avessi fatto scomparire l’orologio e non gli avessi fatto fregare la stilografica, dayenu. Ma giacché avevi scelto di impartirgli una lezione esemplare, tanto meglio, in fondo si diceva dayenu così per dire, per bon ton. A noi intesi come razza sospettosa queste punizioni drammatiche piacciono tantissimo. Per cui/1: ridemmo anche noi selvaggiamente alle spalle del cosacco. Per cui/2: di tipica sospettosità ebraica in casa nostra non si è più parlato. Hai sentito un rumore? CHIAMA IL 112, presto!

Un cane, Blasco, due figli, due genitori e un fratello. Marina Morpurgo, dopo anni da giornalista, ora è – oltre che traduttrice e scrittrice – una seguitissima presenza su Facebook dove, tra cronache familiari e scalate in montagna, intrattiene migliaia di “amici” il cui incubo è quello di passare per pazzi ridacchiando da soli sull’autobus mentre leggono i suoi coloriti commenti. Dissacrante e irriverente, la satira è per sua natura sfacciata, anche quando prendiamo in giro noi stessi o la nostra adorata famiglia, come nel caso di Marina Morpurgo. La rubrica qui sopra prende le mosse non solo dagli esilaranti libri di Marina ma anche da tutte le avventure quotidiane che fanno sbellicare dalle risate i suoi 4000 followers. (Foto dell’agenzia Gli Sfacciati).