Apeirogon di Colum McCann o come raggiungere l’oggettività nel conflitto fra gli israeliani e i palestinesi

Libri

di Cyril Aslanov

[Ebraica. Letteratura come vita] La storia del conflitto doloroso, che oppone da quasi un secolo gli ebrei tornati nella loro terra ancestrale ai palestinesi che ci vivono dal settimo secolo, non può essere raccontata in modo oggettivo perché le due narrative sembrano inconciliabili. Anche persone che non sono né israeliane né palestinesi, né ebree né arabe, sono fatalmente influenzate dall’una o dall’altra delle narrative. Eppure, è forse un segno dei tempi che uno scrittore di successo, l’irlandese Colum MacCann, sia riuscito a raggiungere il punto geometrico dal quale le due narrative sembrano convergere per raggiungere un’oggettività impossibile a priori. Per riuscire in questo tour de force, MacCann ha usato tecniche letterarie molto sofisticate, ispirate dal neoformalismo dell’OuLiPo francese e più particolarmente da Georges Perec, il più notevole rappresentante di questa scrittura basata su principi matematici. Ha ripreso da Perec l’idea di frammentare la narrazione in piccoli shots di realtà come nel romanzo sperimentale Je me souviens.

Inoltre, ha presentato i 1001 frammenti secondo una struttura ascendente (brani 1-500) e poi discendente con una seconda serie di brani numerati da 500 a 1. Fra il brano 500 della serie crescente e il secondo brano 500 della serie decrescente, si trova un brano che porta il numero 1001, allusione alle Mille e una notte che vengono menzionate più di una volte tra i 1001 brani dell’insieme (nel brano 31 della seconda serie si trova una foto del frontespizio di un manoscritto di questo famoso libro). Il titolo Apeirogon (dal greco apeiros “infinito” e gônía “angolo”) è un riferimento a una struttura geometrica virtuale che consisterebbe in un’infinità di angoli.

Eppure, il romanzo con i suoi 1001 brani, allusione al leitmotiv delle Mille e una notte, è una struttura esistente che riesce a riconciliare le narrative degli israeliani e dei palestinesi attraverso il dialogo fra due padri che, a dieci anni di distanza, hanno perso le loro figlie a causa del conflitto: l’israeliano Rami Elhanan è stato orbato di sua figlia Smadar nell’attentato di via Ben Yehuda del 4 settembre 1997 (si tratta di Smadar Elhanan-Peled uccisa a 14 anni) mentre il palestinese Bassam Aramin ha visto sua figlia di 10 anni, Abir, morire per una pallottola di gomma sparata (per sbaglio?) da un poliziotto del MAGAV (guardie di frontiera) nel villaggio di ‘Anata nella periferia di Gerusalemme.

Nella realtà i due padri hanno creato l’associazione Parents for Peace che cerca di superare il conflitto attraverso la partecipazione ad un lutto comune. Nell’architettura sottilmente matematica del libro, l’israeliano Rami racconta la storia tragica dell’assassinio di Smadar nel brano 500 della parte ascendente mentre il palestinese Bassam parla dell’esperienza parallela dell’uccisione di Abir nel brano 500 della parte discendente. In altre parole il brano 500 della parte ascendente e il brano 500 della parte discendente sono separati solo dal brano 1001.

La struttura, più matematica che propriamente geometrica, del libro è tanto più affascinante che i 1001 paragrafi di lunghezza molto variabile (talvolta il paragrafo consiste in una sola parola o anche in uno spazio bianco e talaltra copre parecchie pagine) permettono di passare da un argomento all’altro grazie a una logica associativa e analogica.
In questa profusione di tematiche, unite in modo sinfonico, MacCann ci dà forse la chiave del suo interesse per il conflitto fra gli israeliani e i palestinesi (paragrafi 412-413 della parte ascendente): all’inizio degli anni ‘90, i militanti dell’IRA e del Sinn Féin nella guerra civile dell’Irlanda del Nord si identificavano con i palestinesi e usavano pure delle bandiere palestinesi. Per reagire contro questa identificazione, i protestanti lealisti dell’Ulster avevano adottato come simbolo la bandiera israeliana. In modo analogico, l’irlandese MacCann, nato in Irlanda del Sud e associato in conseguenza con la parte cattolica (e forse pro-palestinese), aveva certamente un’opinione piuttosto pro-palestinese. Ma ha fatto lo sforzo di capire la prospettiva avversa attraverso la sua docu-fiction che si basa su avvenimenti reali e su persone vere di cui non ha neanche cambiato i nomi. Attraverso questo parallelo fra i due conflitti (Ulster paragonata a Israele/Palestina) MacCann è riuscito a entrare nella pelle dei suoi protagonisti e a raggiungere, grazie alle sue acrobazie narrative, un punto di contatto, dove le due narrative si riconciliano, nel dolore e nella resilienza.

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