Rita Levi-Montalcini: a 10 anni dalla scomparsa, un evento con illustri ospiti

di Redazione
Dieci anni fa ci lasciava Rita Levi Montalcini, una scienziata rivoluzionaria, un gigante nel campo delle neuroscienze. Per ricordarla, domenica 4 dicembre al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano si è tenuto un evento esclusivo, organizzato da Paola Hazan di Kesher, per l’assessorato cultura della Comunità Ebraica di Milano. La commemorazione è iniziata con la proiezione del film biografico “Rita Levi-Montalcini”, seguita da una conferenza emozionante, a cui hanno partecipato anche illustri ospiti che in un modo o nell’altro sono collegati alla vita della celebre neurobiologa.

A sinistra Sara Modena con Elena Cattaneo

 

I saluti istituzionali aperti da Sara Modena, Assessore della Comunità Ebraica di Milano, hanno visto la partecipazione della Senatrice a vita Elena Cattaneo, biologa di fama mondiale, nota per i suoi studi sulla malattia di Huntington, la quale ha magistralmente ripercorso la storia che ha portato la Levi-Montalcini alla scoperta dell’NGF, la famosa proteina per cui è stata insignita nel 1986 del Premio Nobel per la Medicina. In collegamento da Roma, Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione della Comunità Ebraiche Italiane, ha sottolineato il grande senso della morale e dell’etica che ha caratterizzato l’intero l’operato di Rita. Rav Arbib, rabbino Capo di Milano, ha messo in evidenza come sorprendentemente il messaggio scientifico e a tratti poetico di Rita Levi-Montalcini contenuto nell’affascinante autobiografia “Elogio dell’imperfezione” abbia dei legami molto stretti con il concetto di perfezione/imperfezione espresso nella Torah. A chiudere la parte istituzionale è intervenuto Ilan Boni, Vice Presidente della Comunità Ebraica di Milano.

La seconda parte della giornata ha visto la partecipazione di ospiti prestigiosi durante una tavola rotonda introdotta e moderata da Michael Soncin, giornalista di Mosaico Bet Magazine.

Elena Sofia Ricci: “L’aspetto più bello di noi esseri umani è quello di essere imperfetti”

L’attrice Elena Sofia Ricci


La passione per i giovani è qualcosa che mi accomuna a lei. Nel mio lavoro sono spesso a contatto con i ragazzi e cerco sempre di trasferire loro un po’ di quello che io ho imparato dai miei maestri. Come Rita che ha avuto il professore Giuseppe Levi, anch’io ho avuto dei grandi maestri nella mia vita, ed uno di questi è qui presente ed è Alberto. Questo aspetto di lei, il suo amore per i giovani, lo sento vicino al mio tratto caratteriale. Interpretandola, ho cercato di trasferire questo lato di lei. Era incredibile. Durante le sue conferenze, anche a 99 anni, era come un fiume in piena”. È questa una delle motivazioni raccontate da Elena Sofia Ricci che l’hanno spinta ad interpretare Rita Levi Montalcini. “L’ho fatto per i giovani”, disse nella precedente intervista a Mosaico Bet Magazine. Il risultato? Divino! Una stupenda interpretazione di Rita Levi-Montalcini, fatta da una delle più grandi attrici italiane del nostro tempo, molto amata e molto conosciuta da tutti.
Ciò che ha colpito del bellissimo discorso dell’attrice è anche il commento che ha fatto al libro autobiografico di Rita, menzionato nella prima parte anche da Rav Arbib: “Quel titolo mi entusiasmò all’istante, perché indipendentemente dalla scienza, dalla religione, credo che l’aspetto più bello di noi esseri umani sia quello di essere imperfetti. Questo perché implica che ci possa essere un’evoluzione, non solo scientifica, ma probabilmente anche del nostro animo. È un libro che ho divorato in un batter occhio. Penso che tutti i ragazzi dovrebbero leggerlo, primo perché racconta la storia di questa donna eccezionale, ma anche perché parla di un periodo storico del ‘900 e di come il ruolo della donna si sia evoluto nell’intero secolo, facendoci riflettere su quanto oggi ci sia ancora da fare”.

Un film meraviglioso che racconta la vera essenza di Rita Levi-Montalcini

Il regista Alberto Negrin

 

“Tutto quello che appare nel film ci è stato raccontato dai due assistenti della professoressa, alla sola condizione che fosse mantenuta la loro anonimità. Un’altra condizione è che la bambina non fosse anche lei a sua volta identificabile. Perciò per mantenerne la riservatezza, la vicenda della violinista, fa parte di una variazione che ho fatto io. Ma tutti gli aneddoti, i dettagli, i vari comportamenti, compresa la scena dell’appartamento che viene regalato da Rita, allo stretto collaboratore, sono tutti episodi realmente accaduti”. Ha esordito così Alberto Negrin, un gigante della televisione, regista del film biografico “Rita Levi-Montalcini”, per spiegare la scrupolosa e attenta ricerca che sta alle spalle della realizzazione di questo capolavoro. Proiettato come apertura dell’evento, ha raccolto i plausi di un pubblico estasiato. “Questo film è meraviglioso! Ho riconosciuto tutti i tratti che ho sempre ammirato e che ho studiato di Rita”, ha detto la Senatrice Cattaneo. Un altro personaggio che costituisce una “colonna portante” nella storia è la figura del professore Giuseppe Levi, incredibilmente interpretata dal talentuoso attore Franco Castellano.

Rita era una “Renaissance woman”, una donna del rinascimento

Francesca Levi-Schaffer

 

“Dico la verità. Chi mi manca qui è Rita”. Ha esordito così il suo intervento, Francesca-Levi Schaffer, scienziata e collega di Rita Levi-Montalcini, venuta appositamente a Milano da Gerusalemme per ricordarla. “Rita è stata la prima a scoprire un fattore di crescita, che nell’ambito dei suoi studi era quello neuronale, conosciuto come NGF, Nerve Growth Factor. Dopo questo ne sono stati scoperti tantissimi altri, in particolare nel sistema immunitario”, ha raccontato Levi-Schaffer, spiegando che un fattore di crescita, da un punto di vista generale, è una molecola proteica coinvolta nella proliferazione, nella crescita e anche nella migrazione delle cellule. Francesca Levi-Schaffer, docente di farmacologia con cattedra in immunofarmacologia presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, tra i diversi riconoscimenti, dal 2022 è Honorary Fellow of the Royal Society Physicians. Durante la conferenza la scienziata ha brillantemente delineato le applicazioni dell’NGF, che sono coinvolte nel suo campo di ricerca, ma ha anche raccontato alcuni tratti della personalità di Rita. “Un lato della personalità di Rita che fatico a trovare oggi anche in colleghi di altissimo livello, è che lei era a tutti gli effetti una Renaissance woman. Aveva una cultura generale spropositata. Durante i pranzi a casa sua, parlavamo d’arte, di letteratura. Era un piacere. Ho imparato molte cose da lei, che andavano aldilà dell’aspetto scientifico. Erano incontri che scaldavano il cuore”.

Perché lei si definiva l’artista della scienza?

Piera Levi-Montalcini

La scelta di intitolare la conferenza “Rita Levi-Montalcini: l’artista della scienza”, è proprio per sottolineare un tratto caratteristico della sua personalità. “La zia si autodefiniva non una scienziata, ma un’intuitiva. Gli intuitivi sono quelli che inventano, che elaborano, che cercano di migliorare le imperfezioni. Questo concetto riportato nel campo scientifico faceva di lei l’artista della scienza, contrapposta alla sorella gemella Paola, che era invece la scienziata dell’arte, un’artista che ha inventato nella pittura e nella scultura una molteplicità di forme espressive. Tra loro vi era un costante scambio di idee ed informazioni, una contaminazione continua. Questa contaminazione assieme alle due sorelle gemelle, caratterizzava ed includeva anche mio padre. La radice ebraica in loro traspariva anche nel modo di essere, e secondo la mia opinione, non è una cosa che si perde, ma rimane, come un’impronta genetica”. A raccontarlo è stata l’ingegner Piera Levi-Montalcini, Presidente dell’Associazione Levi-Montalcini, nipote della scienziata e sua erede spirituale.

Piera è figlia di Gino Levi-Montalcini, architetto, tra i maggiori esponenti del movimento razionalista in Italia. Fu lui il primo famoso della famiglia Levi-Montalcini. Nel proseguo della sua testimonianza, Piera ha poi raccontato: “Zia Rita all’età 101 anni, un giorno, quando ero andata a trovarla mi disse: «Se quello che penso è vero prenderò un secondo Premio Nobel». Purtroppo, è mancata un anno e mezzo dopo, ma io mi sono fatta raccontare la sua teoria e la custodisco nel cassetto del mio cervello, mentre aspetto di trovare il gruppo di ricerca che verifichi se la sua idea è corretta o meno. Io suppongo di sì. Poi se qualcuno vince il Premio Nobel ne voglio un pezzettino anch’io!”, esclama sorridendo, con a seguito un generoso applauso del pubblico.

Grazie Rita!

Tornando a quanto ha affermato la professoressa Levi Schaffer, Rita effettivamente, in particolare visti i tempi bui che avvolgono il nostro eterno presente, manca davvero. Manca perché la sua presenza era una luce che abbagliava e splendeva, e che ha saputo splendere anche durante le leggi razziali, sotto i bombardamenti, senza mai arrendersi, ma continuando a studiare, e portando quella scintilla fino a Stoccolma. Ora è nostro dovere morale e di riconoscenza verso lei, di continuare a tenere accesa questa fiamma, che comunque rimarrà per sempre non solo nei suoi insegnamenti di vita ma anche in quella formidabile molecola da lei scoperta. Grazie Rita!

Ascolta il nostro Podcast: Rita Levi-Montalcini, pioniera e artista delle neuroscienze