Italkim fra passato, presente e futuro

di Reuven Ravenna

Sono state due intense giornate quelle del convegno  “L’Italia in Israele. Il contributo degli ebrei italiani alla nascita e allo sviluppo dello Stato d’Israele” svoltosi lo scorso 27 e 28 giugno al Centro congressi Mishkenot Sha’ananim di Gerusalemme. Una sede affascinante, proprio di fronte alle mura della Citta’ Vecchia di Gerusalemme, per un tema altrettanto affascinante come è quello degli italkim e del contributo materiale e intellettuale alla nascita e allo sviluppo dello Stato di Israele.

Un’ iniziativa che ha visto ancora una volta la collaborazione dell’Ambasciata di Italia con le istituzioni degli italkim che sono intervenuti in gran numero provenienti da tutte le parti di Israele.
E’ stato un susseguirsi di interventi, dai rituali saluti dei rappresentanti istituzionali, a cominciare dall’Ambasciatore Luigi Mattiolo, che ha preso la parola a conclusione del Convegno. Mattiolo – giunto al termine del suo mandato quadriennale di ambasciatore – è intervenuto anche per dare un ultimo saluto alla comunità degli italiani di Israele che in questi quattro anni hanno molto apprezzato il suo operato e la calorosa amicizia dimostrata nel corso del suo mandato.

Oltre ai rappresentanti delle istituzioni italiane, erano presenti anche gli esponenti delle varie associazioni degli italkim,  operanti in Israele già dai lontani tempi dell’Yishuv.

Il convegno è diventato così l’occasione anche per tuffo nel passato, con ricordi e testimonianze di alcuni dei protagonisti degli albori dell’età degli italkim – per esempio rimembranza degli inizi del beit hakeneset lefi’ minhag Benei Romi nella Città Santa. A tutto questo si sono aggiunte poi le efficaci relazioni su figure e rappresentanti della comunità italiana, dei più svariati ambiti che con le loro attività, innovazioni, creazioni hanno reso beneficio all’intera collettività israeliana.

Una constatazione personale a margine di tutto: considerate le dimensioni della comunità, ancora una volta  rileviamo come in proporzione alla demografia, non ci sia settore in cui non  si siano segnalati degli ‘olei Italia – dal mondo accademico all’agricoltura, dalle scienze giudaiche alla medicina e all’economia. I nomi di Enzo Sereni, Umberto Cassuto, Yoel De Malach, solo per citarne alcuni sono scolpiti nella nostra memoria.

Ma, nel grande mosaico  della società israeliana, qual è il quid specifico che distingue gli italkim, dagli altri?  Si è  ricordato a tale proposito il Convegno del 2011 dedicato all’ebraismo italiano nei 150 anni dell’Unità d’Italia. In quel convegno si disse che non si può capire la kehillah degli italkim senza riferirsi alla loro storia ovvero alla storia delle Comunità d’origine. Dall’apporto delle diverse diaspore che si sono aggregate in Italia ai primi ebrei giunti da Erez Israel in età romana, si è formato un’ebraismo particolare, distinto dai grandi gruppi di Israele, dotato di un senso di moderatezza, di aperture e di aggregazione. Proiettando il passato sull’Israele del terzo millennio, queste doti italiche sono valori utili a lenire lacerazioni e conflitti.

Il  Convegno  è stato  arricchito dall’apporto dato dai rappresentanti della Regione Puglia, con il Concerto del Gruppo Musicale di Pizzica KALASCIMA del Salento, della toccante relazione dell’Assessore alla Cultura e al Turismo della Regione, Silvia Godelli, che ci ha riportati  ad  un tema di grande attualità: il risveglio dell’ebraismo in Puglia – nei nuclei emergenti di ascendenza marrana come in quelli di un  ghiur del tutto particolare che è stato presentato nel documentario “San Nicandro – Zefat. Il viaggio di Eti”.
Un ideale ponte tra passato e presente proiettato verso un futuro da affrontare  con coraggio, costanza e equilibrio, come hanno fatto finora i migliori tra gli italkim.