In onore di quegli scolari espulsi dalle Leggi Razziali

Eventi

di Ilaria Myr, Ilaria Ester Ramazzotti, Roberto Zadik

27 GENNAIO 2019: MILANO RICORDA. Anche quest’anno numerose iniziative hanno celebrato il Giorno della Memoria con la partecipazione della CEM. Fra queste, l’apposizione
di una targa in via Eupili in ricordo della scuola ebraica, il concerto della Memoria al Conservatorio e l’evento a Palazzo Marino con il sindaco Beppe Sala

Molte sono le iniziative organizzate a Milano in occasione del Giorno della Memoria 2019. Qui riassumiamo le principali che hanno visto il coinvolgimento diretto della Comunità ebraica.

Una targa per la scuola ebraica di via Eupili
«L’importanza di questa cerimonia, così come quella della posa delle pietre di inciampo, è fare capire che queste cose sono successe a Milano, nei luoghi in cui passiamo ogni giorno. E come allora possono ancora accadere». Queste le parole pronunciate dal consigliere comunale Lamberto Bertolé durante la cerimonia di apposizione della targa commemorativa per ricordare la Scuola ebraica di via Eupili, che accolse bambini, ragazzi, docenti, personale ausiliario espulsi dalle scuole del Regno d’Italia per volere del regime fascista.
In via Abbondio Sangiorgio, all’angolo con via Eupili, si è raccolta domenica 27 gennaio una grande folla di persone per seguire questo evento storico, fortemente voluto dal Comune di Milano, la comunità ebraica e la Fondazione CDEC. Non solo adulti, ma anche tanti bambini e ragazzi (fra cui studenti della Scuola della Comunità ebraica di Milano e membri del movimento scout Hashomer Hatzair) che hanno cantato tutti insieme l’Inno italiano e poi l’Hatikva.
«Questa targa è un grande riconoscimento dell’importanza di questo luogo – ha aggiunto Gadi Schoenheit, vice assessore alla cultura della Comunità ebraica -, che ospitò la scuola ebraica prima durante il fascismo, e poi, a guerra finita, negli anni della ripresa. Forse si sarebbe dovuto apporla 20 o 30 anni fa, ma, come si dice, meglio tardi che mai…».
Fra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945 il regime fascista emanò più di 300 norme e sottonorme per colpire gli ebrei. Lo ha spiegato poi la storica Liliana Picciotto, che ha sottolineato come l’espulsione dalle scuole pubbliche, introdotta dal decreto 1390 del 5 settembre del 1938, sia stato uno shock per le famiglie ebraiche. «Uno shock che però fu superato con l’organizzazione in soli 10 giorni della scuola di Via Eupili, in cui confluirono studenti e docenti ebrei espulsi- ha spiegato -. E il risultato fu esattamente il contrario di quanto auspicato dai fascisti: molti dei docenti erano nomi eminenti della cultura dell’epoca, come Eugenio Levi, noto critico letterario, Vittore Veneziani, direttore del coro del Teatro alla Scala, o Pio Foà, docente di latino e greco, che fu respinto alla frontiera svizzera, e poi arrestato, deportato e ucciso ad Auschwitz con due figli».

Il concerto al Conservatorio in memoria di Primo Levi
Una serata molto intensa e partecipata, in un Conservatorio Verdi strapieno e con lunghe folle fuori dall’uscita prima dell’inizio della performance. Come ogni anno il 27 gennaio si è tenuto il tradizionale concerto per il Giorno della Memoria e stavolta c’erano due anniversari importanti in questa data: i centenari dalla nascita di Primo Levi, e del compositore ebreo americano Leonard Bernstein. Entrambi sono stati i protagonisti assoluti della manifestazione, che giunta alla sua 19esima edizione, è stata organizzata dal Conservatorio e dalla sua docente di musica Lydia Cevidalli in collaborazione con l’Associazione figli della Shoah, Il Cdec, Centro di documentazione ebraica, la Fondazione Memoriale della Shoah e la comunità ebraica di Milano.
Tanti gli interventi durante l’iniziativa, dal presidente del Conservatorio Ralph Alexandre Fassey e dal direttore Cristina Frosini, fino a diverse personalità istituzionali, dall’assessore alla Cultura Regionale Stefano Bruno Galli, Roberta Cocco, assessore comunale alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici per arrivare a esponenti del mondo ebraico, come il presidente della Fondazione Memoriale della Shoah Roberto Jarach e il Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib.
Grande protagonista della serata la musica con un’opera solenne come i “Chichester Psalms” di Bernstein, fusione di ebraismo e musica contemporanea e corale in una rilettura molto ispirata dei Tehillim, i Salmi di Re Davide. L’opera è stata composta da Bernstein nel 1965 ed è caratterizzata da forte ispirazione religiosa come la sua Terza Sinfonia (Kaddish) realizzata nel 1963.
In introduzione della serata, il vice-assessore alla Cultura Gadi Schoenheit ha ricordato «la straordinaria importanza di un’iniziativa come questa in un Paese dove per decenni non si è voluto parlare di questo periodo storico. Si diceva “italiani brava gente” ma non è vero: anche da noi ci sono stati episodi gravi e bisogna cominciare a fare i conti con la storia».
Molto soddisfatto anche il presidente della Fondazione Memoriale della Shoah Roberto Jarach che ha messo in risalto la grande affluenza delle scuole al Memoriale con un massimo di 7mila visitatori solo nella giornata del 27 gennaio, e 100mila presenze nel mese di dicembre.
L’ultimo a parlare è stato il Rabbino Capo, Rav Alfonso Arbib, che ha reso omaggio a Primo Levi rievocando il passo di Se questo è un uomo, che riprende il verso della Divina Commedia “fatti non foste per vivere come bruti ma per cercare la conoscenza”. «Ad Auschwitz venivano disumanizzati gli uomini che cercavano di fare di tutto per sopravvivere – ha spiegato il Rav – ma la cultura e il sapere erano l’unica cosa della quale non potevano essere privati». Il Rav ha poi ricordato l’eroismo di persone come Aaron Tennenbaum, capace di rispettare nel lager anche la festività di Pesach: «pur con tutte le restrizioni che essa impone, ha resistito non mangiando cibo lievitato nonostante in pericolo di vita la Legge ebraica lo permetta». E sottolineando il valore di chi ha resistito alle persecuzioni ha citato le parole del grande poeta ebreo russo Bialik riguardo ai pogrom di inizio ‘900: “con la loro morte ci hanno dato la vita”.
L’attrice Geppi Cucciari ha poi letto, alternandoli, dei brani dalla pagine di Primo Levi e di Vassilj Grossman, celebre per il suo L’inferno di Treblinka.
Per finire una folta schiera di coristi e cantanti ha eseguito i Salmi di Bernstein con le voci del soprano Hashimoto, del mezzosoprano Alessandra Notarnicola e di altri grandi artisti come quelli dell’Intende Voci Chorus, diretto da Mirco Guadagnini e della Corale Lirica Ambrosiana, diretta da Roberto Ardigò. Con efficacia e grande espressività sono stati eseguiti vari Salmi, dal 2 al 108, dal 131 al 133, in una sorta di preghiera musicale densa di suggestione e molto apprezzata dal pubblico in sala che ha lungamente applaudito l’iniziativa.

Il sindaco Sala incontra gli studenti e la cittadinanza
«Mai più. Gli ex deportati e i partigiani l’hanno giurato». Queste le parole rivolte agli studenti delle scuole e a tutti i milanesi accolti a Palazzo Marino il 29 gennaio. Nel corso della mattinata, a parlare e a portare la loro testimonianza sono intervenuti Carlo Borghetti, vicepresidente del Consiglio Regionale, Giuliano Banfi, vicepresidente di ANED Milano e figlio del deportato Gianluigi Banfi, Gadi Schoenheit, vice assessore alla cultura della Comunità Ebraica di Milano, Floriana Maris presidente della fondazione Memoria della Deportazione, che ha coordinato l’evento.
Il sindaco Beppe Sala ha invitato a riflettere sulla memoria, sul presente e il futuro, perché «ricordare è fondamentale e dobbiamo costruire una Milano aperta, democratica e tollerante», esortando i giovani a «credere nell’Europa unita, sorta dalle ceneri di Auschwitz».
Gadi Schoenheit, figlio di Franco Schoenheit, deportato e sopravvissuto a Buchenwald, ha rimarcato la necessità ancora attuale di confrontarsi con la storia, poiché molti italiani diedero il loro consenso al fascismo e a Mussolini. Molto più delle parole del duce, più delle leggi razziali, «devono impressionare il consenso e gli applausi del milione di persone che in piazza a Trieste nel 1938 presenziarono all’annuncio della promulgazione delle leggi razziali. E con questo la storia non ha ancora fatto i conti». A proposito di scelte di non indifferenza, ha portato la sua testimonianza Giuliano Banfi, figlio dell’architetto milanese Gian Luigi Banfi, che scelse la via dell’antifascismo attorno al 1938, fu uno dei fondatori del Partito d’Azione e partecipò alla Resistenza. Arrestato nel 1944 per una delazione, fu deportato a Mauthausen e poi a Gusen, dove morì nel 1945.
Ha posto l’accento sulla necessità di discernere e agire anche Carlo Borghetti, vice-presidente del consiglio regionale della Lombardia, secondo cui «dobbiamo vigilare perché niente è più scontato ai nostri giorni. L’indifferenza fu il punto di partenza dell’Olocausto. Opponiamoci alle discriminazioni di ogni tipo e di fronte a quanto succede non cadiamo mai nell’indifferenza». Infine Floriana Maris ha ricordato come «il messaggio della memoria deve dirci oggi che il presupposto di qualunque pace sono i diritti fondamentali dell’uomo: il riconoscimento e il rispetto delle diversità, l’accoglienza, l’integrazione, il diritto al futuro».

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