Herbert Pagani e la “sua” generazione

Eventi

di Roberto Zadik

Una serata piena di emozioni, musica e aneddoti, quella di sabato 6 ottobre, in cui il cantautore Marco Ferradini, ha reso un affettuoso omaggio assieme a tanti altri ospiti, al suo amico Herbert Pagani, con cui nel1980 scrisse il suo più grande successo “Teorema”. Sul palco della Palazzina Liberty, stracolma di gente, in una cornice pregiata e sobria, malgrado l’acustica,  fra scrosci di applausi, commozione e tanta nostalgia, durante l’iniziativa “La mia generazione omaggio a Herbert Pagani” una sorta di evento-esperimento finanziato dalla “103”, una nuova etichetta discografica.

L’esibizione è stata talmente emozionante e speriamo che ce ne siano altre dedicate a questo grande artista, anche per farlo conoscere alle generazioni più giovani. Intento dell’iniziativa è ricordare Pagani presentando il nuovo doppio album dedicato da Ferradini che vede la partecipazione di altri big della canzone italiana. Nel progetto ci saranno Fabio Concato, Ron, Shel Shapiro. Fabio Treves, Eugenio Finardi, Moni Ovadia, Flavio Oreglio, Charlotte, Caroline Pagani, sorella di Herbert, Anna Jencek, Alberto Fortis, Giovanni Nuti, Syria, Federico “l’olandese volante”, Mauro Ermanno Giovanardi, Simon Luca, Legramandi, Lucio Fabbri, Mirò. Media partner è “L’isola che non c’è” giornale di musica leggera.

Durante la serata si sono esibiti, oltre a Ferradini, organizzatore dell’evento, grandi personaggi della scena musicale e dello spettacolo come Alberto Fortis che con lui ha duettato nel rifacimento de “La stella d’oro” celebre canzone di Pagani dedicata alle proprie origini ebraiche, il comico Flavio Oreglio, il bluesman Fabio Treves e il cantautore Eugenio Finardi. Tutti assieme hanno cantato senza interruzione le canzoni più belle del loro “amico Herbert”, come l’hanno definito, da “Albergo ad ore” a “Cin Cin con gli occhiali”, a “Cento scalini” che come ha detto Ferradini “descrive il suo periodo povero quando Herbert doveva guadagnarsi da vivere per sbarcare il lunario” per arrivare al gran finale con una favolosa e sconosciuta canzone di Pagani “Erba selvaggia” concludendo così un’esibizione che ha ipnotizzato il pubblico per oltre due ore.

Durante la performance oltre alla musica si è parlato molto di “Herbert”, come persona e delle tante cose che riuscì a realizzare. Nella sua carriera egli è stato cantautore, poeta, deejay innovativo e brillante per Radio Montecarlo, pittore, disegnatore e scultore e ha combattuto importanti battaglie civili in difesa dei suoi ideali come il sionismo e l’amore per l’ambiente. A parlarne oltre a Ferradini, c’erano una commossa Anna Jenceck e la sorella Caroline, insieme hanno recitato alcuni brani in ricordo di Herbert. Così dopo i saluti dell’Assessorato alla Cultura del Comune, è cominciata la serata proprio con una lettura dedicata a Herbert dove la Jenceck ha rievocato vari aspetti della vita dell’amico – scomparso nel 1988, a soli 44 anni a causa di una leucemia fulminante – fra cui il successo strepitoso a Parigi, la nascita del figlio e il ritorno a Milano senza poter costruire una famiglia assieme al suo bambino.

L’esistenza dell’autore fu breve, tormentata e a tratti dolorosa. Segnato dalla separazione dei suoi genitori, come ha sottolineato Ferradini, “Herbert fu portato da suo padre come un pacco postale  in vari paesi, Francia, in cui Herbert visse per diversi anni, Germania e Svizzera, troppe lingue si mischiarono dentro di lui”. Cosmopolita, artista, sensibile e tormentato, Pagani dedicò alla sua precaria condizione famigliare una delle canzoni più belle “La mia generazione” nel 1970. Proseguendo sull’onda della memoria, Ferradini, ricorda il suo primo incontro con Herbert “La prima volta che lo incontrai sembrava un principe russo, coi suoi capelli ricci, una pelliccia enorme e il maglione colorato.

Quando parlava usava parole accese, era sincero, ma la sua storia non la conoscevo. Pian piano ho preso coscienza del suo essere ebreo, del fatto che avesse italianizzato il proprio cognome in Pagani, quando venne Gheddafi e dovette fuggire dalla Libia dov’era nato assieme a suoi genitori.” Tante canzoni e testimonianze si sono succedute sul palco, in uno spettacolo intenso e pieno di sorprese e di tematiche che ha raccontato i momenti principali della vita del versatile cantautore, passando per il suo spettacolo teatrale “Megalopolis” del 1973 che a Parigi, sua città d’adozione ebbe un clamoroso successo per arrivare alle canzoni meno conosciute come “Porta via” scritta assieme al grande Ivan Graziani. Fra i tanti aneddoti, alcuni dei quali molto curiosi, Ferradini ha parlato del grande amore che Herbert nutriva per Milano “città che adorava, viveva al Giambellino e lavorava nel suo atelier, aveva un bellissimo studio…io dicevo che Milano era grigia, triste e lui invece ne elogiava la poesia, vedeva le cose che gli altri non vedono, con occhi diversi”. Suonando la sua inseparabile chitarra, indossando gli occhiali e ironizzando sul fatto che “al tempo di Herbert portare gli occhiali era da sfigati mentre oggi non è più così” Ferradini ha spiegato la nascita di alcune delle canzoni che i due cantautori hanno scritto assieme.  A proposito di Teorema “entrambi eravamo stati lasciati dalle nostre compagne e vivevamo soli, abbiamo scritto quattro canzoni assieme durante un lungo week end che abbiamo passato assieme parlando di tutto, di qualsiasi argomento, io parlavo e lui scriveva su un quaderno quello che io dicevo”. Quando il cantautore ha eseguito quel brano subito è partito un applauso prima ancora che cominciasse a cantare i celebri versi “Prendi una donna dille che l’ami..”.

Durante la serata, Ferradini ha descritto gli ultimi anni di vita di Pagani “stava sempre più rinchiuso nel suo atelier e si era avvicinato alla sua religione di nascita”  soffermandosi poi anche un altro aspetto della personalità del suo amico, scomparso da 24 anni ormai, il suo impegno ecologico, il fatto “che raccogliesse tutti i rifiuti, che trovasse in giro e elaborava bellissime creazioni”. In tema di impegno ecologista, Ferradini, ha ricordato la canzone dell’amico “Bicicletta” suonando questa sua composizione inedita mi vengono in mente le cose pazzesche che faceva “ racconta Ferradini, “raccoglieva oggetti che per noi non avevano nessun valore e che per lui erano importantissimi”. Era un ecologista ante litteram”. Sul finale della serata, Anna Jencek ha letto una composizione dedicata a Herbert, una sorta di poesia che a un certo punto diceva “ora riposi fra gli alberi vicino a Gerusalemme, nella terra a cui hai dedicato la tua più bella preghiera laica (ovvero la splendida “Arringa per la mia terra”)”. Alla fine della serata tutti gli artisti, fra cui c’era anche un emozionato Eugenio Finardi arrivato nella seconda parte del concerto, hanno salutato il pubblico fra gli inchini e gli applausi.