Essere ebrei a Milano nel ‘900: online dal 25 aprile una mostra per l’anniversario della Liberazione dell’Italia

Eventi

di Ilaria Ester Ramazzotti
Caminada, Dana, Levi, Lopez, Luzzatto, Molho, Pardo Roques, Schwarz. Otto famiglie ebraiche che raccontano il loro essere ebrei a Milano, attraverso vicende quotidiane e vicissitudini storiche tratteggiate lungo il secolo Novecento. Otto storie che disegnano come vivevano gli ebrei in città prima del 1938, durante le leggi razziali e la guerra, ma anche come hanno vissuto prima e dopo le persecuzioni, da protagonisti e non solo da vittime. Sullo sfondo, la città di Milano e i suoi luoghi che, a partire dal 25 aprile 1945, aprono la scena a percorsi espositivi e narrativi trasversali. Così sarà strutturata la mostra digitale ViteAttraverso: storie, documenti, voci di ebrei milanesi nel ‘900, proposta da Fondazione CDEC, Archivio Storico Intesa Sanpaolo e ASP Golgi Redaelli, nell’ambito delle attività di MilanoAttraverso, che verrà inaugurata sul sito viteattraverso.milanoattraverso.it in occasione dell’anniversario della Liberazione d’Italia.

L’esposizione digitale è realizzata a cura di Laura Brazzo del CDEC, Carla Cioglia di Intesa Sanpaolo e Francesco Lisanti dell’ASP Golgi Redaelli. Le otto famiglie sono state individuate da una stretta collaborazione fra i curatori e dall’idea di mettere insieme risorse dei rispettivi archivi unitamente alla documentazione inviata dalla rete MilanoAttraverso. Ciò ha permesso di integrare le singole fonti per ricostruire le storie di queste otto famiglie e raccontare in particolare come hanno affrontato il periodo della guerra: chi improvvisando nascondigli di fortuna, chi trovando rifugio presso amici o conoscenti, chi aderendo alla lotta di Liberazione, chi scappando in Svizzera.

Le famiglie “sono di varie tipologie – spiega a Mosaico Laura Brazzo -, un aspetto che abbiamo volutamente ricercato: ci sono ebrei italiani, turchi, alcuni deportati e altri fuggiti in Svizzera, altri ancora nascosti e rimasti in Italia, e anche un partigiano e un antifascista. Un panorama esperienziale molto eterogeneo: ci sono tutti i casi di sopravvivenza o di non sopravvivenza rispetto al periodo storico che va dal 1938 al 1945 e specificatamente dal ’43 al ’45. Non abbiamo scelto grossi personaggi, ma famiglie assolutamente comuni”.

Storie famigliari ricostruite da una ricerca storiografica svolta in vari archivi

“Siamo partiti proprio dall’idea di appoggiarci a più archivi possibili – prosegue Francesco Lisanti -, scegliendo delle famiglie che hanno delle loro tracce in più archivi, perché la completezza delle storie fosse ricavata da una documentazione sempre più completa. Sulla famiglia Luzzatto, per esempio, abbiamo trovato documentazione in tutti gli archivi, compreso quello della Camera, perché Lucio Luzzatto è stato un parlamentare negli anni Sessanta e Settanta. In generale, abbiamo cercato una pluralità di storie e di persone che tra di loro hanno vissuto una vita diversa, ma molto documentata. Questa è una delle linee guida che ci ha guidato nella scelta di queste famiglie”.

“È stato un lavoro certosino – evidenzia Carla Cioglia -. Non possiamo raccontare la storia completa ed esaustiva di tutti quegli anni di vita famigliare, ma abbiamo ricostruito tante tracce, vari momenti, singoli episodi e situazioni. Non c’era la volontà di ricostruire biografie complete, ma di offrire degli spunti e dei racconti significativi. Nelle storie esposte si trovano anche i momenti cardine della storia italiana e della storia degli ebrei italiani in particolare”. Fra gli obiettivi, “c’è di dare completezza alla vita dei protagonisti – sottolinea -, che non sono visti solo come dei perseguitati, ma come persone che hanno avuto una vita molto ricca sia prima che dopo la persecuzione. Gli ebrei, visti spesso come vittime, se da un lato sono state di certo vittime della Shoah, dall’altro sono anche stati degli attori della loro vita e dei protagonisti dei luoghi dove hanno vissuto”.

 Le voci narranti dei protagonisti nel panorama milanese, a partire dalla Liberazione

Milano è il grande sfondo su cui si muovono tutte queste famiglie, ma è anche un po’ anch’essa protagonista, perché alcuni luoghi sono stati determinanti nella vita di queste persone, per esempio i luoghi di nascondimento o di arresto”, spiega ancora Laura Brazzo. La mostra dedica particolare attenzione alla nostra città, teatro delle vicissitudini dei singoli, ed esplora l’evoluzione del rapporto di queste famiglie con la società milanese: la vita di quartiere, il lavoro, la scuola e le amicizie nel periodo antecedente la guerra, le persecuzioni, la ricerca di un rifugio, fino alla fine del conflitto mondiale e alla Liberazione. Successivamente, esplora il ritorno in città di chi è riuscito a sopravvivere, la ‘ricostruzione’ di una quotidianità perduta e, in alcuni casi, un rinnovato legame con la propria identità ebraica.

Il percorso digitale si sviluppa attorno alla data cruciale del 25 aprile 1945 e a partire dal racconto della Liberazione nelle vite delle otto famiglie. Il visitatore è libero di scegliere di ripercorrere e approfondire, a ritroso o in avanti, la storia dei singoli e i momenti cardine del loro percorso. La narrazione è perlopiù affidata volutamente alla documentazione originale e dà la parola direttamente ai testimoni, così da favorire il più possibile un legame empatico tra visitatore e soggetto della storia. In questa prospettiva, le fonti d’archivio si innalzano a vera voce narrante dell’esposizione. “Il CDEC ha messo a disposizione le testimonianze audiovisive delle persone o, in mancanza di queste, delle letture di lettere e di documenti che raccontano la realtà dal punto di vista di chi l’ha vissuta – spiega Laura Brazzo -. Abbiamo cercato di ridurre il più possibile l’intermediazione, lasciando che le fonti parlassero da sé, lasciano scorrere la narrazione e la testimonianza delle persone, secondo la loro prospettiva e con il loro carico emotivo, che emerge tanto nel parlato quanto nell’ascolto della parola scritta”.

“La mostra si può definire trasversale – chiosa Francesco Lisanti -; c’è una trasversalità di letture: la si può leggere verticalmente, storia per storia, oppure orizzontalmente approfondendo la vita di tutte le persone nel 1945 o gli anni delle leggi razziali, per esempio, o scoprendo chi di loro è andato in Svizzera. Abbiamo voluto offrire dei momenti chiave per tutti, ma rendendo possibili letture in senso diverso”.

Le opportunità di una mostra digitale e dello smartworking

“Ci piacerebbe che le scuole la utilizzassero come fonte di studio e di lavoro – sottolinea Cioglia -. Dalle scuole c’è interesse, e le modalità didattiche di quest’anno consentono di cogliere le potenzialità di una mostra online”. “Essendo una mostra virtuale non ha una data di chiusura, ma rimarrà online e c’è la possibilità che le scuole ci lavorino anche l’anno prossimo – aggiunge Francesco Lisanti -. Anche da parte nostra c’è la volontà di proseguire ampliandola con altre storie. È una delle possibilità che offrono sia il web che la struttura della mostra”.

“Lavoriamo a questo progetto dal settembre dello scorso anno, in un periodo difficile a causa della pandemia, soprattutto a livello di relazioni personali – specifica Laura Brazzo -. Ma durante il lavoro a distanza abbiamo sviluppato ottime relazioni e senso di appartenenza. Abbiamo condiviso storie, come quella dei due ragazzini della famiglia Molho che sono stati nascosti per quattordici mesi chiusi in un appartamento, che insegnano come ci siano stati momenti molto più difficili di questo che viviamo oggi”.

“Vogliamo far passare il messaggio che il nostro è un lavoro di gruppo – approfondisce Francesco Lisanti -: abbiamo lavorato molto a stretto contatto, a distanza, in un modo che in presenza non avremmo mai fatto. Ognuno ha il proprio ufficio e il proprio archivio in cui stare e sicuramente in presenza ci saremmo visti e confrontati di meno su ogni aspetto della mostra, invece abbiamo condiviso ogni decisione, anche quelle sulla meravigliosa grafica di Sara Radice. Uno dei messaggi fondamentali di questa mostra, oltre alla storia delle persone, è dare il senso del fare rete”. Un laboratorio condiviso e un modus operandi vincente che potrà riproporsi in futuro.

ViteAttraverso: storie, documenti, voci di ebrei milanesi nel ‘900

A cura di Laura Brazzo, Carla Cioglia, Francesco Lisanti

La mostra sarà disponibile online dal 25 aprile 2021 sul sito viteattraverso.milanoattraverso.it

Enti promotori: ASP Golgi Redaelli, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Fondazione CDEC

Soggetti della rete MilanoAttraverso che hanno collaborato: Archivio ALER Milano, Archivio di Stato di Milano, Archivio Storico della Società Umanitaria, Archivio del Lavoro, Cittadella degli Archivi del Comune di Milano, Fondazione Guido Lodovico Luzzatto, Unione Femminile Nazionale

Altri enti che hanno contribuito con materiali d’Archivio: Archivio Centrale dello Stato, Archivio Storico della Camera dei Deputati, Archivio Storico ATM Milano, Centro Apice dell’Università degli Studi di Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondazione Corriere della Sera, La Monda Onlus

Letture a cura di Patto di Milano per la Lettura

Con il patrocinio di Regione Lombardia

Con il sostegno di Associazione Antiquari Milanesi

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