Robert Capa, in mostra ad Abano Terme fotografie oltre la guerra (anche della Fondazione di Israele)

Arte

(Foto: Henri Matisse nel suo studio a Nizza, 1949, © Robert Capa © International Center of Photography Magnum) 

di Ilaria Ester Ramazzotti
“Ama la gente e faglielo capire”. Così chiosava spesso Robert Capa, uno dei fotografi più noti del Novecento. E “se le vostre foto non sono sufficientemente buone, vuol dire che non siete andati abbastanza vicino”, amava altresì ribadire. Ed era proprio con questo suo ‘andare vicino’ che Endre Ernő Friedmann, il nome con cui era nato a Budapest il 22 ottobre del 1913, immortalava la vita, le emozioni e le passioni di chi ritraeva, della gente che voleva amare. È considerato il più celebre fotografo di guerra, in primis per i suoi reportage da cinque diversi conflitti: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d’Indocina (1954), dove ha trovato la morte a soli 41 anni calpestando una mina anti-uomo. “Andando vicino”, per l’ultima volta. Tuttavia Robert Capa non è stato solo un grande fotografo di guerra, ma molto altro. A tutto questo “altro” è dedicata la mostra ‘Robert Capa. Fotografie oltre la guerra’, aperta dal 15 gennaio al 5 giugno 2022 alla Villa Bassi Rathgeb ad Abano Terme (Padova), a cura di Marco Minuz.

Molte delle sue fotografie sono patrimonio universale della nostra memoria. Se il lavoro di Robert Capa non si limita esclusivamente a testimoniare eventi drammatici, ma spazia anche in altre dimensioni non riconducibili alla sofferenza umana, è nel ruolo di testimone della sua epoca che l’artista amava rappresentare anche uno spaccato della società e della cultura in cui era immerso. Da questo prende il via il progetto espositivo, che raccoglie un centinaio di sue fotografie ancora poco conosciute e non riconducibili alle vicende belliche.

Robert Capa fotografato da Ruth Orkin, Parigi 1951 (© Ruth Orkin, courtesy Magnum Photos)

Le fotografie scattate da Robert Capa in Israele

La mostra è articolata in diverse sezioni, una delle quali dedicata allo Stato di Israele, alla sua fondazione, all’arrivo degli immigrati dopo la seconda guerra mondiale. Originario di una famiglia della borghesia ebraica ungherese, emigrato in Germania, in Francia e poi negli Stati Uniti, fra i fondatori dell’agenzia Magnum Photos, il 14 maggio 1948 Capa era giunto in Israele per documentare la prima guerra arabo-israeliana del 1948. Si trovava a Tel Aviv in occasione della fondazione ufficiale dello Stato Ebraico e per sei settimane ha documentato gli scontri tra israeliani e arabi. Il 22 giugno è stato colpito da una pallottola mentre fotografava i fatti relativi alla ‘nave Altalena’. È poi ritornato in Israele nel 1949 e nel 1950, per documentare la condizione dei profughi approdati in Heretz e ospitati in grandi campi di accoglienza. Nel 1950 ha poi realizzato un documentario intitolato ‘The Journey’ per raccogliere fondi a favore dell’organizzazione ebreo–americana United Jewish Appeal. Il film, prodotto da John Ferno, racconta proprio le vicende degli ebrei emigranti da ogni parte del mondo e impegnati nella costruzione del nuovo Stato. Oggi è conservato presso lo Steven Spielberg Jewish Film Archive di Gerusalemme e considerato “un documentario storico insostituibile e mitico sui difficili primi passi di Israele”.

Immigrati a Haifa 1949-1950 di Robert Capa
Arriving immigrants, Haifa, Israel, 1949-50 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

Nei suoi scatti, la passione per il cinema, per l’arte e per l’amicizia

Altre parti del percorso espositivo sono riservate ai suoi reportage sui film d’epoca, come ‘Notorious’ di Alfred Hitchcock. Nella serie dei suoi scatti sul cinema spiccano anche i ritratti intensi di Humphrey Bogart, John Houston, Gina Lollobrigida, Anna Magnani. Compagno di Ingrid Bergman, che aveva conosciuto nel 1954, si era appassionato al lavoro e alle vicende del set di Hollywood, realizzando diversi servizi per giornali e riviste, oltre a dedicarsi ai cortometraggi.

Capa viveva attorniato da amici, molti dei quali attori, artisti e scrittori. L’attrice Geraldine Fitzgerald ricorda: “Capa era estremamente amichevole. Trasmetteva un senso di euforia interiore. Avevi la sensazione che volesse condividere quell’euforia […] Sembrava sempre divertirsi molto e la gente voleva unirsi a lui, condividere il divertimento”. A Parigi frequenta Ernest Hemingway, John Steinbeck, Irwin Shaw, il giornalista Art Buchwald, lo sceneggiatore Peter Viertel, i registi John Huston, Anatole Litvak, Pablo Picasso e Françoise Gilot. E poi, c’era la famiglia allargata dei fotografi della Magnum.

Pablo Picasso con Françoise Gilot e suo nipote Javier Vilato a Golfe-Juan nell’agosto del 1948. Golfe-Juan (© Robert Capa © International Center of Photography Magnum Photos)

Testimone visivo di emozioni universali

Sotto le luci di Villa Bassi Rathgeb c’è poi una serie di scatti che riprendono l’edizione del 1938 del Tour de France in Francia, in cui, inaspettatamente, i veri protagonisti sono gli spettatori. A differenza della prassi dell’epoca, Capa aveva scelto di fotografare con una piccola Contax da 35mm, che gli ha permesso di realizzare un maggior numero di fotografie, più rapido e flessibile a cavallo di una motocicletta. Il suo sguardo andava oltre la competizione, indirizzandosi prevalentemente verso lo scenario umano che ruotava attorno alla gara e verso aspetti della corsa che prima di allora non si erano mai potuti illustrare. Questo rende le sue fotografie ancora attuali, empatiche e fedeli testimonianze di emozioni universali.

A disposizione dei visitatori, c’è anche la sezione dedicata alla collaborazione tra lo scrittore americano John Steinbeck e Robert Capa, da cui è nato il reportage ‘Diario russo’, pubblicato dopo un viaggio condiviso nel 1947 alla scoperta dell’Unione Sovietica. Steinbeck scrive del fotografo: “Le sue foto non sono incidenti. L’emozione che contengono non arriva per caso. Capa era in grado di fotografare il movimento, l’allegria e lo sconforto. Era in grado di fotografare il pensiero. Le sue foto catturano un intero mondo, quel mondo di Capa”.

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