Robert Capa. Fotografie da Israele

Arte

In mostra a Bologna.

Il Museo Ebraico di Bologna, in occasione dei 60 anni dalla fondazione dello Stato di Israele, organizza dal 14 maggio al 20 luglio la mostra Robert Capa. Fotografie da Israele 1948-1950. Ma chi è questo grande fotografo?

Endre Friedman (il vero nome di Robert Capa) nasce a Budapest il 22 ottobre 1913 da una famiglia borghese ebraica. Esiliato dall’Ungheria nel 1931 per aver partecipato ad attività studentesche di sinistra, si trasferisce a Berlino dove si iscrive al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik. Un amico ungherese lo aiuta a trovare un lavoro come aiutante di camera oscura presso la Dephot Photo, un’importante agenzia fotografica di Berlino. Il direttore, Simon Guttam, scopre ben presto il suo talento e comincia ad affidargli dei piccoli servizi fotografici sulla cronaca locale.

Ottiene il primo incarico importante nel novembre 1932, quando Guttam lo manda a Copenaghen per fotografare una lezione di Lev Trotskj agli studenti danesi.
Nel 1933, al momento dell’ascesa al potere di Hitler, fugge però da Berlino. Si reca a Vienna, dove ottiene il permesso di tornare a Budapest; dopo pochi mesi, parte per Parigi, seguendo il suo istinto errabondo ed irrequieto.

Qui incontra Gerda Pohorylles, una profuga tedesca, e se ne innamora. In quel periodo viene inviato in Spagna per una serie di servizi fotogiornalistici: qui Capa scatta la sua immagine più drammatica, che immediatamente identifica la guerra civile spagnola e che gli procurerà fama internazionale. E’ nel 1936 che cambia il proprio nome con quello di Robert Capa. Nel luglio del 1937, la rivista americana Life pubblica la foto del “miliziano” in occasione del primo anniversario della guerra civile spagnola.

Nel 1938 trascorre sei mesi in Cina per documentare la resistenza contro l’invasione giapponese; tornato in Spagna nel 1939, fa in tempo a fotografare la capitolazione di Barcellona. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, in settembre, s’imbarca per New York dove comincia a realizzare vari servizi per conto di Life. Trascorre allora alcuni mesi in Messico, proprio su incarico di Life, per fotografare la campagna presidenziale e le elezioni. Non contento, attraversa l’Atlantico con un convoglio di trasporto di aerei americani in Inghilterra, realizzando numerosi servizi sulle attività belliche degli alleati in Gran Bretagna. Intanto, durante la guerra, Capa realizza un reportage fotografico sulle vittorie degli alleati in Nord Africa (marzo-maggio 1943), poi fotografa i successi militari degli alleati in Sicilia, documenta i combattimenti nell’Italia continentale, compresa la liberazione di Napoli (luglio-agosto 1943). Gli avvenimenti sono convulsi e si succedono senza sosta, richiedendo sempre la sua indispensabile opera di testimonianza visiva.

Nel gennaio del 1944, partecipa allo sbarco alleato ad Anzio; il 6 giugno sbarca con il primo contingente delle forze americane a Omaha-Beach in Normandia; è al seguito delle truppe americane e francesi durante la campagna che si conclude con la liberazione di Parigi ( 25 agosto). Paracadutato con le truppe americane in Germania, fotografa l’invasione degli alleati a Lipsia, Norimberga e Berlino.
Terminato il conflitto mondiale, diventa cittadino americano. Trascorre alcuni mesi a Hollywood, scrivendo le sue memorie di guerra, preparandosi a diventare produttore-regista. Infine, decide che il mondo del cinema non gli piace e parte da Hollywood.

Nel 1947, insieme con gli amici Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandivert fonda l’agenzia fotografica cooperativa Magnum Photos. Per un mese viaggia in Unione Sovietica in compagnia dell’amico John Steinbeck; poi in Cecoslovacchia e a Budapest, visitando inoltre l’Ungheria e la Polonia.
La sua opera di testimone del secolo è instancabile: nei due anni che vanno dal 1948 al ’50 effettua tre viaggi in Israele. Durante il primo realizza servizi fotografici sulla dichiarazione d’indipendenza e i combattimenti successivi.

Si trasferisce poi nuovamente a Parigi, dove assume il ruolo di presidente della Magnum Photos, dedicando molto tempo al lavoro dell’agenzia, alla ricerca e alla promozione di giovani fotografi. Nel 1954, trascorre alcuni mesi in Giappone, ospite dell’editore Mainichi. Poi giunge ad Hanoi in veste di inviato di Life per fotografare la guerra dei francesi in Indocina. Il 25 maggio accompagna una missione militare francese da Namdinh al delta del Fiume Rosso. Durante una sosta del convoglio lungo la strada, Capa si allontana in un campo insieme con un drappello di militari dove calpesta una mina anti-uomo, rimanendo ucciso.

Nel 1956, Life e Overseas Press Club istituiscono il Premio annuale Robert Capa “per la fotografia di altissima qualità sostenuta da eccezionale coraggio e spirito d’iniziativa all’estero”. Vent’anni dopo, spronato in parte dalla volontà di mantenere in vita l’opera di Robert Capa e di altri fotogiornalisti, Cornell Capa, fratello e collega di Robert, fonda l’International Center for Photography a New York.

La mostra

La mostra è organizzata dal Museo Ebraico di Bologna, in collaborazione con Magnum Photos e Contrasto.
 L’8 maggio 1948 Robert Capa è a Tel Aviv per documentare questo straordinario evento storico: fotografa la cerimonia di dichiarazione dello Stato, riprende il discorso del Primo Ministro, la prima sessione di gabinetto d’Israele, la folla vivace accalcata lungo le strade, ma anche l’inizio della guerra fra Israele e alcuni stati arabi limitrofi.
Tra il 1948 e il 1950, Capa ritorna in Israele diverse volte e insieme allo scrittore Irwin Shaw realizza il progetto del libro Cronaca su Israele (Report on Israel, 1950): con il suo obiettivo segue le ondate migratorie e l’arrivo di migliaia di esuli alla città portuale di Haifa, i campi di transito e documenta le prime lotte e le fatiche di uno stato nascente.
Cronaca su Israele, così come gli altri suoi libri da lui prodotti, fornisce un’ottima indicazione del carattere di Robert Capa, fotografo, reporter e uomo appassionato, acuto osservatore partecipe degli eventi che lo circondano.
Infatti, in queste foto di Capa si trova sempre un senso di intimità e di immediatezza, di compassione e di immedesimazione con le persone ritratte; riesce a catturare lo spirito di un periodo tormentato e a lasciare la propria impronta su esso. Il suo lavoro non è importante solo per la rilevanza degli eventi trattati, ma anche per la sua straordinaria qualità formale che lo colloca al di fuori del tempo e ad un livello universale.
“Il più grande fotografo di guerra del mondo: Robert Capa”. Così la rivista inglese Picture Post intitola, nel dicembre 1938, l’inserto di 11 pagine dedicate alle sue immagini di battaglie in Spagna e Cina. L’etichetta gli rimane attaccata: Capa è noto soprattutto come fotografo di guerra e la sua fama è legata soprattutto ai reportages della guerra di Spagna e alla la guerra Cino-Giapponese; documentò l’avanzata degli Alleati in Italia, lo sbarco in Normandia, l’offensiva delle Ardenne e, ultima, la guerra in Indocina.
Del resto, data la turbolenta situazione politica degli anni ’30 e l’interesse di Capa per la politica e per la lotta contro il fascismo, era del tutto naturale che fosse versato nel reportage politico. E quando la politica portò alla guerra, fu naturale che la seguisse e ritraesse il combattimento. Il suo temperamento si addiceva alla fotografia di guerra: era audace, amava l’avventura e il rischio. Capa era solito dire. “Preferisco avere una foto potente che è tecnicamente brutta che viceversa”.
Nella sua ricerca formale incise la sua attività giovanile presso l’agenzia Dephot di Berlino, che rappresentava molti dei migliori fotografi impegnati nella nuova corrente del fotogiornalismo Human-Interest e che avrebbero dato vita a riviste come Life e Picture Post: i fotografi della Dephot non riprendevano gli eventi così come accadevano, ma erano i curatori del loro lavoro e presentavano le loro idee per saggi fotografici.
Le fotografie di Robert Capa ritraggono non solo personaggi famosi, ma uomini e donne comuni, attori a volte silenziosi della storia. L’interesse per il “fattore umano” è sempre stato fondamentale per Robert Capa che, curioso e attento, cercava di comprendere e raccontare i fatti della storia attraverso gli sguardi e i volti di chi questa storia la decideva o, più spesso, la subiva. In questa sua attenzione per le persone, Capa manifesta straordinaria sensibilità e solidarietà, diversamente dall’amico Henri Cartier-Bresson, osservatore freddo e distaccato, le cui immagini riflettono un senso della geometria perfettamente controllata.
Nella sua attività Capa ha sempre realizzato fotografie in bianco e nero, utilizzando prevalentemente apparecchiature Contax e Leica; nella sua opera ha sempre cercato un punto di vista il più vicino possibile alla realtà documentata, anche se a volte le sue fotografie sono state oggetto di controversia tra la veridicità storica e l’interpretazione più o meno velata dell’autore.


Robert Capa, Fotografie da Israele 1948-1950
46 immagini di uno dei più grandi reporter di guerra del secolo scorso e uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi

Dal 14 maggio al 20 luglio. info@museoebraicobo.it www.museoebraicobo.it


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