Per la Scuola ebraica un progetto rifondativo

Scuola

“La mia proposta parte dal fatto che il modello della Scuola della Comunità ebraica non è quello di una scuola privata. Deve essere accessibile a tutti gli iscritti alla Comunità. L’obiettivo è quello di avere il maggior numero di alunni. In questo quadro, le rette sono elevate, non perché la Comunità voglia trarne profitti, ma perché i costi sono molto alti”. Così Alberto Foà presenta il suo piano rifondativo per la Scuola ebraica. E continua: “Ci sono alcune famiglie che proprio non possono pagare l’importo della retta e altre che potrebbero farlo a costo di sacrificare il proprio stile di vita. Decidere di iscrivere i figli ad una scuola implica un impegno per un certo numero di anni, e la retta può costituire una preoccupazione per il futuro”. Ecco quindi l’idea: dimezzare le rette per raddoppiare gli alunni, in modo che il mancato introito sia compensato, in un progetto triennale, dal maggior numero di iscritti e quindi di rette. Insomma, allargare la base dell’utenza che sostiene i costi dell’istituzione.

Quando il Presidente della Comunità di Roma, Riccardo Pacifici, ha letto su Mosaico della proposta dell’assessore Alberto Foà di ridurre del 50% le rette scolastiche al fine di incrementare il numero degli alunni della Scuola, ha voluto scrivere alla Comunità di Milano (vedi box nella pagina accanto) per raccontare l’esperienza romana. Quando la sua Giunta fu eletta nel 2000, il primo intervento riguardò proprio la Scuola, sulla quale pendeva la minaccia di chiusura dei Licei. La scommessa fu quella di dimezzare le rette e dopo quattro anni gli alunni erano triplicati.

“La missione fondamentale della Comunità è quella di avere una Scuola con tanti alunni”, continua Foà. “Per questo abbiamo azzerato le rette del Nido e della Materna e i risultati sono arrivati immediatamente: già quest’anno i bambini al Nido sono triplicati e sono aumentati gli iscritti al primo anno della Materna. È chiaro che stiamo percorrendo la strada giusta”.

Ora quindi si tratta di proseguire con decisione.

Applicare la riduzione del 50% sulle rette di elementari, medie e licei implica l’appoggio di tutti a un vero progetto rifondativo dell’istituzione scolastica, un progetto che deve coinvolgere direttamente la Fondazione per la Scuola della Comunità.

Si è molto discusso infatti sul capitale di 2 milioni di euro della Fondazione che la Comunità vuole utilizzare per la Scuola, mentre alcuni temono che possa essere usato per coprire altre voci del deficit di bilancio.

“No, ribadisco che non ci sarà alcun utilizzo del capitale al di fuori del progetto rifondativo della Scuola”, afferma Foà. “Le rette scolastiche portano oggi nelle casse della Comunità 1.500.000 euro l’anno. Il mancato introito dovuto al dimezzamento delle rette va finanziato con il capitale della Fondazione, che in questo momento non è fruttifero e giace inutilizzato”, commenta Foà. “Il capitale della Fondazione consentirà di finanziare, con circa 700.000 euro l’anno per i primi tre anni, il dimezzamento delle rette. Dopo questo periodo, si vedrà se, come è successo a Roma, il progetto avrà avuto successo e un massiccio aumento delle iscrizioni coprirà i costi generali della Scuola, con minori oneri per le singole famiglie”.

Ma come convincere la Fondazione  per la Scuola a cedere il suo capitale, sia pure in tre rate? “Il primo passo”, spiega Foà, “è stata l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio della Comunità di una delibera in questo senso. Poi, il Consiglio della Fondazione è in scadenza. Aspettiamo che si riunisca l’Assemblea dei Soci e che venga nominato un nuovo Consiglio cui sottoporre il Progetto”. D’altra parte, è compito statutario della Fondazione per la Scuola sostenere progetti che ne assicurino la continuità. La delibera del Consiglio della Comunità dice che “…nel valutare le possibili opzioni che possano regolare in futuro i rapporti tra la Comunità Ebraica di Milano e la Fondazione Scuola, quest’ultima possa individuare le modalità per poter destinare parte del proprio patrimonio a favore di un progetto straordinario di rilancio delle Scuole della Comunità teso ad una sensibile riduzione delle rette scolastiche per il prossimo triennio”.

L’esperienza Romana raccontata dal presidente Pacifici

Nel 2000 siamo andati ad elezioni anticipate accompagnati dal rischio concreto di dover chiudere il liceo ebraico, per via dei costi che esso faceva gravare sulla Comunità. La chiusura però avrebbe provocato perdite ulteriori per il bilancio comunitario, ma anche per altri settori. In campagna elettorale scommettemmo anche sul rilancio della scuola ebraica: vincemmo le elezioni a maggioranza assoluta e Leone Paserman fu eletto presidente.

La prima delibera di Giunta che facemmo all’epoca riguardò proprio la scuola. Fu una manovra coraggiosa ma anche un salto nel buio: abbassare le rette del liceo del 50% e congelare per quattro anni quelle delle scuole elementari e medie (rette che erano e sono tuttora la metà di quelle di Milano). Insieme a questo decidemmo anche di ottimizzare il rapporto fra il numero degli studenti e quello delle classi, fino ad massimo di 25 alunni per classe. Contemporaneamente andava sfatato il luogo comune che il Liceo ebraico fosse una scuola di basso livello e poco attraente. Questo, insieme all’elevato costo delle rette (il doppio di quelle della scuola media) era un un alibi a cui molte famiglie ricorrevano (comprensibilmente) per giustificare di fronte ai figli la rinuncia al liceo ebraico.

Così abbiamo acquisito un nuovo e più prestigioso stabile al Portico d’Ottavia e nominato un nuovo preside, Rav Carucci: in quattro anni abbiamo triplicato il numero degli studenti del nostro liceo (da 100 a 300 alunni). Anche il numero degli alunni delle scuole elementari e medie è aumentato di 150 unità. Tutto ciò nonostante in quel periodo la nostra comunità, come altre in Italia, registrasse una sensibile diminuzione delle nascite (dal 2000 ad oggi si è passati da 160 a 110/120 nati e iscritti alla Comunità).

Con il racconto di quest’esperienza non voglio affatto influenzare le scelte del vostro Consiglio, ma solo portare la testimonianza degli effetti positivi che la nostra manovra ha avuto sulle scuole ebraiche romane passate da 650/700 studenti, agli attuali 1000/1050 attuali, asili esclusi. Questi ultimi infatti – che oggi contano circa 200 alunni – sono le uniche scuole della Comunità che non hanno goduto di un trend di crescita. Non essendo stati beneficiati di quei provvedimenti coraggiosi, gli asili ebraici infatti,  dal 2000 ad oggi hanno visto diminuire il numero dei loro alunni a vantaggio degli asili Habad (a Roma ce ne sono due in due quartieri ‘strategici’).

Credo che una delle iniziative che dovremmo intraprendere a Roma sia proprio quella di prendere esempio dalla vostra coraggiosa e geniale decisione di regalare la retta scolastica degli asili, con l’evidente scopo di costruire una ‘virtuosa’ concorrenza con i nostri diretti competitor – le scuole Habad, ma anche le scuole private ivi comprese quelle religiose cattoliche che a Roma sono molto ‘attraenti’. Per questo voglio complimentarmi con Milano ed avviare, senza più alcuna esitazione, una collaborazione fra le nostre scuole sia nel campo didattico/educativo sia e soprattutto in campo gestionale/amministrativo. Insieme uniti e compatti possiamo ribaltare la percezione di decadimento; operando insieme, in un regime di ‘sistema’ potremmo anche avere, nel rapporto con le istituzioni pubbliche, maggiori possibilità di finanziamento senza il quale le nostre comuni strade non possono che essere in salita”.

Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità ebraica di Roma

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