Esterina Dana: «La scuola ebraica, la passione della mia vita»

Scuola

di Ilaria Myr

Entrata in Sally Mayer da allieva a 10 anni, fuggita dall’Egitto, ha insegnato ininterrottamente alla scuola ebraica fino ad arrivare alla Presidenza. L’insegnamento? «Un privilegio»

Quando si dice “passare una vita nello stesso posto”: sono ben 57 gli anni vissuti da Esterina Dana all’interno della scuola ebraica di Milano, da quando vi fece il suo ingresso a 10 anni fino al luglio di quest’anno, quando è ufficialmente andata in pensione, salutando generazioni di allievi che sono passati nelle sue classi. «Insegnare mi è sempre piaciuto tantissimo e mi è sempre venuto naturale, istintivo – spiega a Bet Magazine-Mosaico -. Lavorare con i giovani a scuola è un vero privilegio: conosci ogni anno persone diverse e svolgi i programmi in modo differente. È un’esperienza di arricchimento emotivo, intellettuale e personale, e io l’ho sempre vissuta così, dal primo all’ultimo giorno di insegnamento».

La scuola ebraica per lei è sempre stata un scelta. Lo fu prima di tutto per i suoi genitori che, fuggiti dall’Egitto di Nasser, dopo una parentesi a Muggiò si trasferirono a Milano proprio per dare un’educazione ebraica ai figli, e lo è stata poi per lei che negli anni, trovatasi a scegliere dove insegnare, ha sempre riconfermato la scelta originaria.
Quello fatto da Esterina Dana in questi anni è stato un vero percorso di crescita, sia personale sia professionale. «Appena diplomata ho iniziato a fare la morà del doposcuola alle elementari, lavoro che ho fin da subito adorato – racconta -. Ho dato anche ripetizioni a ragazzi della scuola e ho fatto delle supplenze in scuole statali. Nel 1983, appena laureata, Paola Sereni mi ha assegnato una cattedra al Biennio del Liceo linguistico. Da lì sono passata al Triennio come docente di Storia dell’arte e, quando è andata in pensione la Sereni, sono definitamente passata al Triennio».

In questi anni partecipa anche a concorsi e vince cattedre in scuole statali, ma sceglie sempre di restare alla scuola ebraica. In contemporanea, è vicepreside per quattro anni di Marisa Castegnaro e per altri quattro di Ester Kopciowski; quindi diventa preside lei stessa, per sei anni.
Con l’arrivo del dirigente scolastico Agostino Miele, decide comunque di rimanere nella “sua” scuola, in nome di quello che è per lei un ideale: contribuire alla costruzione dell’identità ebraica e alla crescita della comunità milanese.
«La scuola mi ha dato tutto dal punto di vista dell’identità ebraica – spiega -. Restare qui mi ha permesso di regolare la mia vita su un ritmo ebraico e di approfondire le conoscenze mie e degli studenti, perché la nostra scuola è questo: un luogo dove si impara a conoscere il mondo e sentire ‘ebraicamente’».

Esterina Dana con Alfonso Sassun alla cerimonia di saluto alla scuola ebraica di Milano
Esterina Dana con Alfonso Sassun alla cerimonia di saluto alla scuola ebraica di Milano

In questi cinque decenni e oltre Esterina ha vissuto l’evoluzione che la scuola ebraica ha attraversato, prima di tutto con l’arrivo degli ebrei dai Paesi arabi e dall’Iran, ma anche con i cambiamenti più generali che hanno investito l’istruzione a livello nazionale.
«La nostra scuola si è sempre inserita in un contesto più ampio e per molto tempo è stata all’avanguardia rispetto alle strategie ministeriali – spiega -. Un esempio: nel 1987 abbiamo introdotto una maxi sperimentazione, anticipando di fatto la riforma Brocca».
Ma come potrà nel futuro questa scuola continuare a essere inserita nel mondo e nella città di Milano, pur mantenendo la propria peculiarità e identità?
«È sicuramente una sfida difficile, che deve tenere conto di molti aspetti, tra i quali la riduzione degli studenti insieme a un clima di antisemitismo crescente che si respira all’esterno – confessa -. Ma rafforzando le collaborazioni con le altre scuole, introducendo progetti nuovi e attrattivi per i nostri studenti e, contemporaneamente, portando avanti gli insegnamenti ebraici, la scuola potrà continuare a essere un punto di riferimento come è stata in tutti questi anni».

Dal canto suo, Esterina continuerà a fare quello che le è sempre piaciuto e interessato fare: «Leggere, scrivere, studiare e, ovviamente, insegnare, magari con dei corsi di metodologia della lettura. Oppure creare un club letterario, vedremo ….».
Le idee non le mancano e la passione, come ha avuto modo di dimostrare in questi numerosi anni, nemmeno.

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