Una serata in memoria di Rav Laras, alla sinagoga Beth Menachem

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di Roberto Zadik

Una serata importante e partecipata, in ricordo del grande Rabbino, Docente universitario, pensatore e filosofo Rav Giuseppe Laras a otto giorni dalla sua scomparsa. L’iniziativa, svoltasi presso la sinagoga “Bet Menachem” di via Asti, il 23 novembre, ha coinvolto numerose personalità comunitarie, dalla presidentessa Ucei, Noemi Di Segni, ai presidenti milanesi Milo Hasbani e Raffaele Besso, al vicepresidente del Memoriale della Shoah, Roberto Jarach, all’assessore alla Cultura Davide Romano fino ai Rabbanim Rav Elia Richetti, Rav David Sciunnach, al Direttore di Kesher, Rav Roberto Della Rocca. A cominciare l’evento di Limmud (studio) organizzato da Rav Sciunnach – neo presidente del Tribunale Rabbinico del Nord Italia – e da Rav Igal Hazan, rabbino della sinagoga di via Asti, la serie di interventi in ricordo del Rav e del suo grande contributo in difesa dei valori ebraici, del dialogo con il mondo esterno e di Israele, è stato Vittorio Bendaud, suo valente assistente per lungo tempo e brillante divulgatore del pensiero ebraico, che ha letto il testamento di Rav Laras, pubblicato sul sito Mosaico.

Molto intenso è stato il discorso di Rav Richetti che subito dopo ha ricordato la dolorosa esperienza famigliare e umana di Rav Laras riguardo alla Shoah in cui egli ha perso la madre e la nonna materna e di cui “per molti anni non ha mai voluto parlare”, ha ricordato il Rav. “È davvero difficile per me parlare di Rav Laras dopo la sua scomparsa, l’ho accompagnato per 37 anni anche se ci conoscevamo dal lontano 1959, affrontandone spigoli e dolcezze”. Prendendo come spunto vari brani da un libro poco conosciuto e molto interessante di Rav Laras, Il comandamento della Memoria, Rav Richetti ha messo in luce quanto Rav Laras abbia analizzato l’importanza della Memoria della Shoah che “per molti rappresenta l’unico legame  di auto identificazione con il proprio ebraismo, quando esso è ovviamente molto più di questo; ma ricordare è fondamentale per tutta la tradizione ebraica, vivendo la Memoria sia degli episodi biblici che della Shoah e della storia non in maniera statica o nostalgica ma dinamica, propositiva”. Soffermandosi sul versetto biblico “Ricorda quanto ti ha fatto Amalek”, Rav Richetti ha puntualizzato quanto Rav Laras ci tenesse non solo alla trasmissione e alla conservazione della Memoria, ma alla sua prosecuzione nelle nuove generazioni, mantenendo lucidità e sobrietà e “facendo attenzione a non trasformare il Giorno della Memoria in una cerimonia sterile e formale”. Parole molto profonde e sobrie quelle di Rav Laras che già 35 anni fa avvertiva i lettori dei rischi e delle controindicazioni di un “cattivo uso della Memoria che non deve diventare un idolo o un feticcio”.

Rav Della Rocca ha invece approfondito quanto Rav Laras fosse “universale” e aperto verso l’esterno e quanto solido e rigoroso nella sua identità ebraica, approfondendo “un argomento molto caro a lui, che mi chiese quando sostenni l’esame al Collegio Rabbinico negli anni Ottanta”. “L’argomento era la traducibilità della Torah, che venne tradotta in greco e in varie lingue mentre i tefillin e le mezuzot  vengono scritte solo in ebraico e rappresentano l’intraducibilità e l’unicità di alcuni elementi della nostra tradizione”. Partendo da questo interessante dibattito che ha coinvolto grandi maestri come Rabbi Shimon Ben Gamliel e il Rambam “pensatore molto amato da Rav Laras”, Rav Della Rocca ha ricordato come Rav Laras “sia stato un personaggio unico nel suo genere; la sua grande capacità di essere rabbino, docente, filosofo capace di esportare il messaggio ebraico nel mondo esterno e in una università prestigiosa come La Statale di Milano, uno dei principali atenei italiani, mettendo sempre però dei limiti e dei paletti alla traducibilità dell’ebraismo. Secondo lui bisognava sempre stare in allerta contro le ambiguità, le manipolazioni e i fraintendimenti. Tornando alle traduzioni, sosteneva che i testi sacri era meglio tradurli in greco, confrontandosi apertamente col diverso piuttosto che in aramaico che, essendo la lingua antica più simile all’ebraico, poteva stimolare ambiguità e pericoli”.

Molto efficaci anche gli interventi di Rav Davide Sciunnach, di Vittorio Bendaud e dei due rabbini Chabad come Rav Igal Hazan, padrone di casa della serata e di Rav Avraham Hazan e da ultimo l’ex presidente della Comunità ebraica ed ex direttore del Cdec, l’avvocato Giorgio Sacerdoti. Prima Bendaud e poi Sciunnach, suoi stretti collaboratori hanno ricordato come Rav Laras fosse “profondamente umano ma burbero, spiritoso ma riservato, sempre dedito alla causa ebraica e di Israele senza essere mai complessato o bigotto” come ha sottolineato Bendaud “tendeva a non parlare di sé e delle proprie esperienze, come della sua amicizia col grande Gerschom Scholem con cui teneva una fitta corrispondenza”. Nel suo discorso Bendaud ha proseguito la sua efficace descrizione evidenziando  come fosse “idealista, appassionato e molto coraggioso nelle sue dichiarazioni e nelle sue prese di posizione, spesso scomode e controcorrente e profondamente originali e al tempo stesso solide”. Un misto di razionalità e di sensibilità che come il grande Yosef “del quale portò il nome” ha concluso Bendaud “riuscì a difendere gli ebrei e Israele e a fecondare la cultura esterna”.

Rav Sciunnach, che ha collaborato strettamente con Rav Laras per ben 17 anni e, come ha detto aprendo il suo intervento, “egli ha scandito vari momenti fondamentali della mia vita e di quella di tutti i presenti e i membri di questa comunità, dai matrimoni, alle circoncisioni; quando muore un Saggio come lui si sente una grande mancanza”. Citando importanti testi mistici come lo Zohar e il Tanya, Rav Schiunnach ha paragonato Rav Laras a un saggio dicendo  “Lo Tzaddik quando nasce piange, perché sa che lo attende la dura lotta contro lo Yetzer Harà (istinto malvagio) e che caratterizza ogni uomo in questa vita; mentre quando muore, tutti piangono e lui ride, avendo vinto questo conflitto”.  Passando da vari esempi, come Yacov a Haran e le Parashot di Toledot e di Vayetzè, il Rav ora a capo del Bet Din, Tribunale Rabbinico Nord Italia, ha messo in risalto come Rav Laras “sia stato una guida e un esempio non solo per questa Comunità ma per il Paese “come ex Rabbino Capo e Presidente dell’ARI, Assemblea Rabbinica Italiana, ora dobbiamo andare avanti senza di lui e non sarà per niente facile”. Molto interessanti e efficaci anche le altre dichiarazioni, del dottor Luciano Bassani, di Rav Igal e Rav Avram Hazan e di Giorgio Sacerdoti. Bassani ha sottolineato come “Rav Laras, oltre ai suoi meriti religiosi, accademici e civili,  sia stato un bravo padre, un  nonno affettuoso e un uomo che amava la vita e la gente e che si interessava a una serie di argomenti, come la medicina su cui non tutti sanno che era molto aggiornato”.

Da parte Chabad, sia Rav Avraham che Rav Igal hanno messo in luce il grande contributo di Rav  Laras e come ha ricordato anche Giorgio Sacerdoti “è stato quello che ha messo d’accordo rabbinato italiano e Lubavitch che prima erano in profondo disaccordo”. Avraham Hazan ha evidenziato l’importanza di “andare avanti, di non fermarsi a quanto accaduto cercando di imparare da tutte le esperienze, avere il coraggio di cambiare. Anche il grande Rambam è cambiato o Avram diventando Avraham nostro Patriarca. Rav Laras deve essere un modello di vita ebraica che ha saputo dare un grande aiuto a tutti quelli che l’hanno conosciuto. Dobbiamo imparare dal suo esempio e essere ebrei fieri di esserlo, a testa alta e senza paura”.

Ultimi due interventi Rav Igal Hazan e Giorgio Sacerdoti. “Un grande Talmid chacham, uno studioso, una persona sempre disponibile verso di me”. Così l’ha ricordato il Rav che si è concentrato su come “non si è mai fermato continuando dopo il suo incarico di Rabbino Capo a essere vari ruoli, da promotore del dialogo interreligioso alla Fondazione Maimonide. Poteva benissimo andare in pensione ma ha coraggiosamente continuato a lavorare nell’interesse di tutti”. In tema di altruismo e apertura del grande Rav Laras, Sacerdoti ha raccontato di quando “nel 1982 Rav Laras e Rav Garelik si sono incontrati ed era la prima volta che Chabad e rabbinato centrale si incontravano, io allora ero presidente della Comunità ed è stato molto emozionante; questo ha dato una svolta fondamentale all’ebraismo milanese e la serata qui stasera ne è piena dimostrazione”. Annunciata nel finale dell’incontro da Vittorio Bendaud “in questi mesi  abbiamo pensato con il dottor Castelbolognesi, presidente del KKL, di realizzare in Israele una Foresta in memoria di Rav Laras”.

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