Primo Levi e i tedeschi: 8° Lezione al Memoriale della Shoah

di Nathan Greppi

 

Martina Mengoni e Fabio Levi
Martina Mengoni e Fabio Levi

 

Ist das ein Mensch? con questo titolo, nel 1961, usciva per la prima volta in Germania Se questo è un uomo, l’opera più famosa di Primo Levi. Cosa ne pensavano, allora, quei tedeschi nei quali il ricordo della guerra era ancora fresco? E come giudicava, Levi, il popolo dei suoi ex-aguzzini? Di questo e molto altro si è discusso durante la Lezione Primo Levi tenutasi al Memoriale della Shoah domenica 5 febbraio e organizzata dall’Associazione Figli della Shoah.

La lezione, intitolata “Primo Levi e i tedeschi”, è l’ottava di una serie che l’Associazione presenta a Milano da diversi anni in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, dove quest’anno è stata presentata anche la mostra I Mondi di Primo Levi.

Il primo a prendere la parola è stato Roberto Jarach, Vicepresidente della Fondazione del Memoriale della Shoah ed ex-presidente della Comunità di Milano, il quale ha parlato dei recenti progetti della Fondazione, oltre a scusarsi per l’assenza del Presidente Ferruccio De Bortoli, che purtroppo non è potuto intervenire. Dopodiché è stato il turno di Daniela Tedeschi, vicepresidente dell’Associazione Figli della Shoah, la quale ha dichiarato soddisfatta che queste lezioni stanno diventando un’abitudine e ricordando che I Mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza in esposizione al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano resterà aperta fino al 19 febbraio. Dopo di lei è stata la volta di Fabio Levi, del Centro Primo Levi di Torino, il quale ha spiegato come la lezione del giorno fosse sul “dopo”, ossia su come Primo Levi si confrontò con il popolo tedesco dopo Auschwitz.

Finite  le presentazioni, è iniziata la lezione, condotta dalla ricercatrice Martina Mengoni, della Scuola Normale Superiore di Pisa. Partendo da riflessioni che Levi scrisse in Lettere di Tedeschi, l’ultimo capitolo del suo saggio I sommersi e i salvati, la Mengoni affronta il problema dell’identificazione dei “tedeschi” a cui Levi si rivolse nei decenni successivi al 1945: fino a quell’anno, “i tedeschi” sono il popolo dei suoi carnefici, e di coloro che pur sapendo cosa stava succedendo non fecero niente. Ma dopo? Erano ancora gli stessi tedeschi quando, nel 1961, Se questo è un uomo fu pubblicato per la  prima volta nella Germania Ovest (mentre nella DDR non apparve mai)? O quando, nel ’76, nell’appendice del suo libro dedicava ai tedeschi quattro delle otto domande che gli studenti gli facevano più frequentemente?

Levi affermò di non aver mai nutrito odio per i tedeschi, e che dopo la guerra la Germania rappresentava sia un pericolo sia una speranza per l’Europa. Inoltre, prima della guerra, molti dei suoi autori di riferimento sia in ambito letterario sia scientifico erano tedeschi, tanto che anni dopo tradusse Il processo di Kafka. Dopo la guerra viaggiò molto nella Germania Ovest per conto della fabbrica di vernici per cui lavorava, e ciò gli permise di stringere amicizie con alcuni di loro.

Lezione Primo LeviNegli anni seguenti, Levi comunicò attraverso scambi epistolari con molti tedeschi che avevano letto la sua opera, ma rifiutò di parlare con persone come il gerarca nazista Albert Speer. Spesso rispondeva in italiano o in francese, con i quali aveva più dimestichezza che con il tedesco. Tra gli scambi più duraturi vi fu quello con la bibliotecaria sua coetanea Hety Schmitt-Maass, iniziato nel 1966 e conclusosi con la morte di lei, avvenuta nel 1982. La donna riuscì a metterlo in contatto con il suo capo-laboratorio ad Auschwitz, il dott. Ferdinand Meyer, a cui Primo Levi si ispirò per il personaggio di Lothar Muller del racconto Vanadio, incluso nella raccolta Il sistema periodico. Anni dopo Primo Levi annunciò ai media che avrebbe fatto pubblicare tutti suoi scambi di lettere in un volume unico per Einaudi, cosa che non avvenne mai.

Come ogni anno, anche l’8° Lezione Primo Levi verrà pubblicata da Einaudi e presentata al Salone del Libro di Torino in primavera.

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