L'agente israeliano Eli Cohen, di cui la moglie chiede le spoglie al presidente siriano Bashar el-Assad

Eli Cohen. Il sacrificio del più grande “007 israeliano” 

di Roberto Zadik

La Nuova Udai ha organizzato una serata in ricordo del coraggio dell’agente segreto Eli Cohen. Il sacrificio del più grande “007 israeliano”  che permise a Israele di vincere la Guerra dei Sei Giorni.

Eli Cohen non fu semplicemente un ottimo agente segreto, bensì un personaggio estremamente intenso e per certi versi eroico, che rischiò (e perse) la sua vita per salvare Israele. Al suo impegno e all’audacia che lo caratterizzarono nelle sue rischiose operazioni di spionaggio è stata dedicata la serata Eli Cohen-Eroe di Israele (QUI il video dell’incontro) organizzata su Zoom dalla Nuova Udai e dal suo presidente Enrico Mairov, il 4 marzo, con la partecipazione di personalità importanti, dai membri dell’Udai, come Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano e europarlamentare, all’ambasciatore di Israele in Italia Dror Eydar, all’esperto del Mossad Avner Avraham, fino al fratello di Eli Cohen, Avraham che ha fornito una dettagliata testimonianza biografica, rivelando particolari inediti del fratello scomparso.

Morto a soli 40 anni, il 18 maggio del 1965 a Damasco in Siria, impiccato sulla pubblica piazza, come ha ricordato Albertini : “Eli Cohen è una figura di eccezionale valore, che ha vinto la paura di morire, di essere torturato, di essere scoperto per difendere il suo Paese minacciato da Stati, come l’Egitto e la Siria, che volevano annientarlo; trascurando i rischi che avrebbe potuto correre in una vita sacrificata per il bene dell’umanità”. L’intervento dell’ambasciatore e giornalista Dror Eydar ha rievocato la sua infanzia quando “andavo spesso in un giardino della cittadina israeliana di Petah Tikwa, intitolato alla memoria di Eli Cohen”. Collegando la figura di Cohen alla Torà, egli ha evidenziato che “quando mi sono imbattuto nella vicenda dei 12 esploratori venuti a esplorare Paese, la parola per definirli, meraglim (spie) mi ha ricordato Eli Cohen. Ricordo l’immagine scioccante del suo corpo appeso a Damasco e il suo impegno come valoroso agente segreto”. Nel suo intervento, riferimenti ebraici anche alla festa di Purim e alla forza della Regina Ester . “Come Cohen – ha detto – anche la Regina Ester è stata una personalità ebraica coraggiosa che ha agito per impedire la soluzione finale contro suo popolo, approfittando della debolezza del nemico. La condizione di popolo ebraico in pericolo per generazioni – ha proseguito – non è cambiata, ci sono state non poche figure che hanno contribuito alla sopravvivenza del popolo ebraico, molte anonime e note solo nell’ambiente in cui hanno operato. Eli Cohen è l’esempio dei tanti uomini e donne ai margini che vivono nell’anonimato e lottano senza tregua per il bene di Israele”. Eydar ha sottolineato il contributo di Cohen “che nella sua carriera di agente segreto nei Paesi arabi ha fornito informazioni che hanno aiutato il Paese a prepararsi per la vittoria nella Guerra dei Sei Giorni. Eli Cohen – ha concluso Eydar – era un uomo saggio e coraggioso che non pensava a se stesso ma al bene del suo popolo e lo ha pagato con la vita. Sia benedetta la sua memoria”.

Enrico Mairov ha ringraziato l’ambasciatore Eydar per il suo discorso e ha colto l’occasione per elogiare l’impegno di Israele nella campagna vaccinale, dando poi la parola ai vari ospiti. Nonostante l’efficacia dei discorsi introduttivi, centro della serata è stata la testimonianza di  Avraham Cohen,  fratello di Eli, che in esclusiva ha fornito diversi dettagli biografici inediti ed estremamente interessanti.

 

Chi era Eli Cohen e come mai è stato così importante  

Nato nella cosmopolita Alessandria d’Egitto, il 6 dicembre 1924 da famiglia ebraica siriana di Aleppo, secondo di otto figli, Eli Cohen fin da piccolo respirò l’atmosfera stimolante di quella città e del Paese. Tutto questo fino alla nascita di Israele e all’avvento del generale Nasser. Nel suo resoconto, Avraham Cohen ha riassunto la storia ebraica egiziana di quegli anni, mostrando diverse immagini, come la foto della grande sinagoga di Alessandria dove Eli fece il Bar Mitzvà, le foto di suo fratello da giovane e diverse immagini famigliari; ha enfatizzato i forti legami degli ebrei egiziani con gli ebrei del futuro Stato d’Israele, l’impegno del fratello nel movimento sionista locale chiamato il pioniere sionista e ha detto “anche nostro padre si recava spesso lì per affari e per turismo con il treno da Alessandria a Rehovot”. Un clima di estrema apertura e tolleranza in cui Eli studiò all’Università stringendo amicizie; ma dal 1948 tutto cambiò radicalmente.

Con la nascita di Israele “gli attivisti sionisti furono imprigionati, il Rabbino Ventura venne cacciato come sionista e tutta la nostra famiglia emigrò in Israele, tranne Eli che rimase lì per finire l’Università, restando poi otto anni”. Davvero eroici furono gli ultimi dieci anni della sua vita in cui iniziò le sue attività di agente segreto. Imparò varie lingue per girare in lungo e in largo, dalla Siria, all’Egitto, a un breve viaggio a Buenos Aires, per le sue missioni ad alto rischio, per escogitare  ogni genere di tattiche e stratagemmi. Il fratello ricorda il suo legame stretto con la famiglia d’origine, interrotto dalle sue “sparizioni”, le cartoline che ogni tanto scriveva alla famiglia, fino a quando, nel 1957, abbandonò l’Egitto.

Intrecciando la storia famigliare alle vicissitudini storiche vissute da Israele, Avraham Cohen ha ricordato che “Dieci anni dopo la morte di Eli, il premier Itzhak Rabin partecipò alla commemorazione, evidenziando l’incredibile amore che aveva per la sua terra e il suo popolo. Eli era rimasto come volontario a vivere in Egitto durante le persecuzioni e il suo obiettivo era salvare gli ebrei locali”. Estremamente altruista, audace e poliglotta, parlava perfettamente arabo e i dialetti egiziani, siriani e libanesi, oltre a inglese, francese, ebraico, spagnolo e greco, si dedicò incondizionatamente alla causa di Israele e per questo venne arruolato per tradurre in ebraico le notizie in arabo su Israele.

Sposatosi con una donna ebrea irachena, Nadia, (QUI la nostra intervista esclusiva a Nadia Cohen) il 31 agosto 1959 si arruolò nell’unità dell’intelligence israeliana 188 in cui iniziò la sua attività di spionaggio fino alla sua tragica morte cinque anni dopo. Dopo una breve parentesi in Argentina, quando entrò in Siria gli diedero una radio, un trasmettitore, una chiave per linguaggio Morse e un “sapone” in cui c’era plastico con cui fabbricare piccole bombe.

Sacha Baron Cohen nella serie Netflix ‘The Spy’ sulla storia di Eli Cohen

Venne addestrato ad essere una spia modello; presentato in Siria come un siriano vissuto in Argentina e tornato a Damasco dopo aver ereditato le ricchezza di uno zio, Eli riuscì ad accreditarsi nell’alta società e divenne molto amico del redattore di un giornale arabo molto importante che lo presentò al console siriano in Argentina, Amin El Hafez.

Una vita pericolosa ed estremamente imprevedibile in cui attraversò peripezie di ogni genere, dall’arresto per aver appoggiato alcuni amici ebrei quando era ad Alessandria, a quando arrivò a Damasco riuscendo a carpire informazioni, trasferendole in segreto alle autorità israeliane con l’uso di microfilm e delle apparecchiature tecnologiche dell’epoca, spiando le mosse del nemico e inviando messaggi in codice. Grazie alle informazioni raccolte da Eli Cohen, Israele riuscì a prevalere nella Guerra dei Sei giorni e a conquistare le alture del Golan dalle cui postazioni i siriani bombardavano costantemente Israele.

Poi qualcosa andò storto; dopo vari mesi in cui l’intelligence siriana aveva seguito le sue mosse, scoprendone le tattiche, fu smascherato. Il fratello ha ricostruito gli ultimi momenti di vita di Eli Cohen. “Rimase sempre calmo e freddo anche pochi istanti prima di morire, resistette con tutte le forze a chi voleva fargli scrivere una lettera contro Israele e invece scrisse una commovente missiva alla moglie”, ha rievocato Avraham. “Ti autorizzo a risposarti, cerca di crescere bene i tre nostri figli, Sophie, Irith e Shaul  e di non passare il tempo a piangere per il passato ma di guardare al futuro”. Furono queste le sue ultime parole, prima di venire impiccato a soli 40 anni, dopo che il Rabbino di Damasco, poco prima dell’esecuzione, aveva recitato le preghiere per lui ed egli, con la consueta compostezza, ebbe la forza di correggerne alcuni errori.

In conclusione della serata, il presidente Mairov ha ringraziato tutti gli ospiti ricordando la grande cultura e l’intelligenza di Eli Cohen che come ha detto il fratello “era una enciclopedia vivente, sapeva un po’ tutto su qualsiasi argomento”.

 

Filmato Youtube:

 

 

 

 

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