Mantenere il controllo di conti e strategie

di Ester Moscati

Con 11 voti a favore e 4 contrari è stato approvato, dal Consiglio riunito il 17 gennaio, il Bilancio Preventivo 2012. Una decisione che arriva dopo la mezzanotte e una discussione iniziata alle 21. E questo nonostante il fatto che già la settimana scorsa, in una riunione informale, tutti i consiglieri, maggioranza e opposizione, avessero ricevuto copia del Bilancio accompagnata da una relazione e dall’invito da parte del presidente Jarach ad inviare considerazioni e richieste di integrazione per iscritto, in modo da arrivare a questa riunione di Consiglio con un Bilancio il più possibile condiviso. “Abbiamo stilato un Bilancio nel segno della continuità e nel puntuale controllo del deficit, con i progetti strategici formulati in modo da non creare allarmismi né consentire strumentalizzazioni, ma eravamo disponibili ad accogliere contributi di idee dall’opposizione”, ha detto Roberto Jarach. Non è arrivata alcuna risposta, nulla è stato prodotto, ma evidentemente l’accordo non c’era. Infatti dopo la presentazione del presidente, Michele Boccia ha voluto leggere un documento, sottoscritto a voce dai 7 dell’opposizione, in cui si criticava dettagliatamente il Preventivo dei conti comunitari, ritenuto troppo ottimistico. “È un Bilancio non prudente, stimo sarà peggiore di oltre 500 mila euro”, ha detto Boccia. Si offriva comunque di votare l’approvazione del Bilancio, come l’opposizione fece l’anno scorso, in cambio della presidenza di una commissione da istituire immediatamente per rivedere le procedure di iscrizione a Scuola. “Sono molto preoccupato per i prossimi mesi in cui dovranno essere raccolte le iscrizioni. Dobbiamo sapere che cosa dire ai genitori e vogliamo che ci sia una capacità di ascolto e un’attenzione che qui vedo rappresentata solo da Raffaele Turiel”. In sintesi, Boccia e l’opposizione chiedono che a Raffaele Turiel -che peraltro si schermisce e non sembra voler accogliere questo incarico- sia data carta bianca per creare una commissione, con rappresentanti delle edòt, per stabilire nuove procedure con uno spirito diverso da quello, considerato troppo rigido e burocratico, dello scorso anno.

Nel documento dell’opposizione le critiche all’operato della Giunta non si fermano qui. C’è la questione dell’Esatri. Non piace che i contributi siano riscossi tramite un Ente esterno percepito come invasivo e punitivo. Non piace la maggiore spesa per il personale amministrativo (dovuta peraltro a sostituzioni di maternità), non piace che non si dia conto delle 400 cancellazioni dalla Comunità registrate quest’anno…

Ed è proprio quest’ultimo punto che sembra accendere i fuochi d’artificio, il segnale per lanciarsi reciprocamente in faccia accuse di ipocrisia e malafede: “Abbiamo già chiarito più volte che questi numeri non esistono!”, sbotta la maggioranza. E in effetti pare si trattasse, in larghissima parte, di persone che già si erano trasferite in altre città e che non si erano mai prese la briga di comunicarlo all’anagrafe, oppure da anni completamente lontane dalla vita comunitaria ma che non si erano mai dissociate apertamente. E che di fronte alla cartella esattoriale hanno semplicemente formalizzato una realtà di fatto. “Quelli che  si sono veramente dissociati in segno di critica per le decisioni di questa Giunta si contano sulle dita di UNA sola mano”, dicono in amministrazione, confermando le parole della Giunta. E non è affatto vero che non ci siano stati tentativi di riavvicinamento: “attraverso telefonate e appelli accorati, per mesi l’ufficio delle relazioni con il pubblico è stato impegnato in quest’opera di persuasione”. Opera che ha prodotto comunque diversi frutti, ad esempio doppie iscrizioni, sia a Milano sia alla città dove si erano appena trasferiti.

Ma torniamo alla riunione: oltre a Michele Boccia, dall’opposizione hanno commentato il Bilancio anche Roberto Liscia, Guido Osimo e Raffaele Turiel, sottolineando che è lo “spirito comunitario” la priorità, non solo i numeri e i conti. C’è una pressante richiesta di “riprogettare la relazione con gli iscritti” (Liscia); “Siamo meno fiduciosi nell’operato della maggioranza” (Osimo); “La relazione al Bilancio è troppo generica. Chi si occuperà del recupero delle rette e degli iscritti?” (Turiel).

Interviene tra gli altri Daniele Nahum: “Abbiamo preso la Comunità in una situazione tremenda. L’opera di risanamento è stata enorme e non è finita. Ma oggi si apre anche una fase di rilancio della Comunità a 360°, che deve essere condivisa da tutti”. E Stefano Jesurum: “Dov’è lo spirito di collaborazione tanto invocato? I due obiettivi della nostra Giunta erano il risanamento finanziario e l’apertura ai lontani. C’è ancora tanto da fare, ma è grave che una opposizione politicamente forte faccia una dichiarazione di voto così dura”. Conclusioni? Il coordinatore del Consiglio, Avram Hason si incarica di tirare le somme: conviene votare il Bilancio così com’è oppure provare a integrare nella relazione le richieste dell’opposizione, con una sorta di dichiarazione di intenti in modo da verificare entro pochi mesi il nuovo clima?

Ma l’opposizione insiste: vuole una delega esplicita e concreta per definire nuove procedure di iscrizione a Scuola e concessione degli sconti sulle rette. Simone Mortara di offre di collaborare per trasformare questa richiesta in una delibera da votare. “Ci riuniamo 10 minuti per stilarla”. Passerà un’ora. Nessun accordo. Simone Mortara si sente preso in giro, sbotta. Si vota. 11 a 4, il Bilancio preventivo è approvato.

Ultimo punto all’ordine del giorno: le dimissioni di Alberto Foà. Che fare, accettarle o respingerle? Daniele Cohen propone di scrivergli un ringraziamento per l’operato svolto a favore del risanamento della Comunità e chiedere a Foà di riconsiderare la sua decisione. Tutti d’accordo, anzi no. Yasha Reibman non vuole ringraziare Foà: “Non sono d’accordo con il ringraziamento, bisognerebbe allora aprire una discussione sul suo operato. Sono solo d’accordo a respingere formalmente le dimissioni”. Il Consiglio ne prende atto.

Liscia commenta: “Il deficit resta alto, oltre 1.700 mila euro. Non è sostenibile. Alberto Foà ha solo ridotto il debito complessivo da 16 a 8 milioni di euro”. Scusate se è poco.

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