I conti che non tornano

Sbaglia Sergio Romano quando scrive (Corriere della Sera, 12 ottobre) “Per il genocidio ebraico, le cifre vanno da circa quattro milioni e duecentomila nel 1953, a 4.800.000 verso la fine degli anni Settanta e ai 6 milioni comunemente citati più recentemente”. Già nel 1948 lo statistico Jacob Lestschinsky, sulla base di un accurato studio geografico, stimava le perdite ebraiche a 6.093.000. Imbarazzante poi il distinguo di Romano: “Ma la differenza è spiegata in parte dal fatto che la cifra maggiore include probabilmente anche gli ebrei morti nei ghetti di stenti e malattie (circa 800.000)”. Perché quelli non contano.
La risposta alle giustificative di Romano viene da uno studio pubblicato nel 1996 dalla rivista del Museo dell’Olocausto di Washington, /Holocaust and Genocide Studies. Se non ci fosse stato lo sterminio di massa, sulla base di una proiezione minima delle tendenze demografiche mantenuta bassa da ipotesi rigidamente limitative, la popolazione ebraica mondiale odierna sarebbe non di 13 milioni, come è in realtà, ma di circa 26. Il computo delle vittime e dei loro potenziali figli e nipoti che mancano all’appello a causa dei nazisti e dei loro compagni di viaggio non è dunque di 6 milioni, bensí di 13 milioni.

Sergio Della Pergola

Da Moked.it

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