Ebrei di Milano, volete continuare ad avere una comunità?

di Ester Moscati

Un appello dei co-presidenti Raffaele Besso e Milo Hasbani e della vicepresidente Antonella Musatti: pagate i contributi!

Sono 800 gli iscritti alla Comunità che da anni non pagano il contributo dovuto. Un atteggiamento inaccettabile che preoccupa e mette a rischio la sopravvivenza stessa  dell’ebraismo milanese. L’impegno del Consiglio per il futuro della CEM

 

C’è molta amarezza nelle parole dei co-presidenti della Comunità Raffaele Besso e Milo Hasbani e della vicepresidente Antonella Musatti. Amarezza e delusione per il comportamento di ben 800 iscritti alla Comunità che dal 2011 non pagano il proprio contributo nonostante numerosi appelli e richieste di contatto. La scusa più utilizzata? “Non usufruisco dei servizi”. Come se essere ebrei e far parte di una Comunità fosse uguale a l’iscrizione alla palestra sotto casa, al circolo del tennis, “non ci vado, non pago”. Ma essere ebrei è molto di più: è far parte di un progetto di vita, di continuità nel tempo e nella storia di un ebraismo millenario, di un popolo che ha attraversato i secoli con la propria specifica identità e un retaggio spirituale e religioso, morale ed etico che non si può ridurre a un “servizio di cui si può usufruire o meno”. «“Non usufruisco non pago” è francamente una posizione riduttiva, di auto-esclusione da qualcosa di ben più grande che un semplice servizio, molto molto triste», sottolinea Antonella Musatti.

I contributi non pagati di cui la Comunità è creditrice ammontano a oltre 600.000 euro. Una cifra colossale, mostruosa, ingiustificabile. «Chi veramente si trova in difficoltà economiche ha sempre trovato ascolto nei nostri uffici. Invece spesso siamo di fronte a persone che potrebbero dare, senza problemi, il proprio contributo, e anche di più. Invece si vantano di non pagare o di aver ottenuto uno sconto, come se la furbizia fosse un valore. Chi è davvero in difficoltà e concorda un contributo minore, non va certo a sbandierarlo in giro, ha pudore e riconoscenza verso la Comunità». Uno studio legale che ci è vicino sta dando il proprio appoggio alla comunità per aiutarci nel recupero dei crediti. Oltre ai numerosi solleciti effettuati dal nostro personale e dai nostri consiglieri, è partita una ennesima lettera di sollecito che riguarda il periodo 2011-2017.

«La Comunità ha continuato in questi anni a garantire l’istruzione ebraica attraverso la Scuola, i servizi cultuali nelle sinagoghe, l’assistenza agli anziani nella Casa di Riposo e a domicilio, il sostegno ai bisognosi attraverso il Servizio Sociale e la protezione di tutti – anche di quelli che non vogliono pagare – con la Sicurezza. E poi le attività per i giovani, il nuovo Kolel per gli studi ebraici, un nuovo manager per la Scuola, attività sociali per gli anziani. Non abbiamo interrotto un solo servizio – dicono Hasbani, Besso e Musatti – da quando questo Consiglio si è insediato. Anzi, abbiamo diversificato l’offerta formativa a Scuola, incrementato lo studio dell’ebraico, migliorato il Servizio Sociale aumentando l’attenzione ai singoli casi; ci siamo impegnati nella lotta all’antisemitismo attraverso iniziative di promozione culturale per combattere i pregiudizi».
E poi, provveduto alla manutenzione del cimitero, un servizio questo che è imprescindibile anche per quelli che oggi si rifiutano di contribuire alla Comunità.

«Vogliamo sottolineare che tutti i nuovi servizi che la Comunità offre sono investimenti sul futuro ebraico a Milano, attivati a fronte di una copertura economica ottenuta grazie a donazioni private, alla Fondazione per la Scuola o a Fondazioni esterne. Ma è necessario anche coprire la gestione corrente, con costi mensili super controllati che si aggirano sugli 800.000 euro in stipendi, utenze, manutezioni… La gestione corrente deve essere coperta da entrate ordinarie.
L’equilibrio non può che essere garantito anche dai contributi degli iscritti.

La prima cosa che abbiamo fatto quando ci siamo insediati – raccontano ancora Hasbani, Besso e Musatti – è stata la ristrutturazione del debito con le banche. Pagavamo 640.000 euro di interessi passivi all’anno, con un tasso tra il 6 e l’8 per cento». E il debito continuava a crescere in modo esponenziale.
«Ora abbiamo un tasso del 2 per cento e in 18 mesi abbiamo restituito 1.800.000 euro tra interessi e capitale. Certo, sarebbe prezioso avere donazioni e lasciti per rientrare almeno in parte dall’impegno con le banche, aiuterebbe la Comunità a progettare un futuro più sereno e produttivo. Non stiamo elemosinando. Non per niente nell’ebraismo non c’è il concetto di elemosina ma quello di tzedakà, Giustizia. Vogliamo che la gente sia consapevole di far parte di un sistema-comunità al quale è giusto contribuire. Giusto e doveroso».

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