di Anna Balestrieri
Il caseificio Ivry si trova nel moshav di Azaria. A fondare la produzione artigianale furono Eliyahu Ivry e sua moglie Shula, madre dell’attuale responsabile David Ivry. Fu proprio Shula, ricordando i metodi di lavorazione appresi dalla madre a Zakho, nel Kurdistan iracheno, a intuire che quei formaggi della memoria potevano diventare una fonte di sostentamento per la famiglia.
Cultura e Società
Paul Celan, la lingua ferita che continuò a parlare
di Anna Balestrieri
Celan non fu soltanto il poeta sopravvissuto alla catastrofe europea. Fu anche un traduttore instancabile, un intellettuale ambizioso, un uomo capace di legami intensi e conflittuali, uno scrittore pienamente coinvolto nelle dinamiche del mondo letterario del dopoguerra. La biografia di Anna Arno, disponibile in inglese, prova a restituire proprio questa complessità.
Premi Ophir 2026: “Tell Me Everything” segna la storia con 16 candidature
di Pietro Baragiola
Come ogni anno la categoria “Miglior Film” sarà osservata con particolare attenzione in quanto il suo vincitore diventa automaticamente il prescelto di Israele alla corsa agli Oscar come “Miglior Film Internazionale”.
Speciale Libri: Sogno di un giorno d’estate… I libri su Israele e Medio Oriente
di Redazione
Uno sguardo a tutto tondo sul Medio Oriente, analisi per cercare di capire un contesto drammatico in continua evoluzione. Qui le proposte di libri di su Israele e Medio Oriente, contenute nel nostro Speciale Libri pubblicato nel numero di luglio di Bet Magazine e su Mosaico.
L’ebraismo di “Spider-Man: Brand New Day”: dal Punisher di Jon Bernthal alla lotta contro l’antisemitismo tra le strade di Times Square
di Pietro Baragiola
Creato dal genio ebreo di Stan Lee e dalla penna di Steve Ditko, l’Uomo Ragno è stato spesso associato a valori quali responsabilità, giustizia e difesa dei più deboli e negli ultimi mesi è tornato al centro dell’attenzione anche fuori dal cinema, diventando il simbolo della lotta all’antisemitismo tra le strade di New York.
Quando Homo erectus scoprì la bellezza
di Anna Balestrieri
Fra centinaia di strumenti comuni, tredici asce a mano hanno attirato l’attenzione degli studiosi. Sono state ricavate da blocchi di selce che contenevano fossili, cristalli o particolari inclusioni geologiche. La lavorazione non ha cancellato queste anomalie: al contrario, le ha incorniciate.
Le ultime rotative della memoria ebraica. Cinque giornali, cinque lingue, un secolo di ostinata sopravvivenza
di Anna Balestrieri
Dalla periferia orientale della Russia alle strade di Istanbul, passando per Varsavia, Amsterdam e Zurigo, alcune testate ebraiche continuano a uscire nonostante guerre, persecuzioni, mutamenti politici e crisi dell’editoria. Sono pubblicazioni molto diverse, accomunate da una forma di resistenza quasi anacronistica: continuare a stampare significa affermare che una comunità esiste ancora.
BENITA, il cinema come archivio di una vita incompiuta
di Anna Balestrieri
Benita Raphan, cineasta sperimentale newyorkese, è morta suicida nel 2021, a 58 anni. Era conosciuta negli ambienti artistici e accademici, ma non aveva raggiunto quella visibilità pubblica che spesso decide quali vite creative entreranno nella storia e quali resteranno ai margini. Ora un film di Alan Berliner la racconta attraverso l’archivio di una vita.
Speciale Libri: Sogno di un giorno d’estate… Le proposte di narrativa
di Redazione
C’è la varia umanità che abita il “treno dei matti” a Gerusalemme; storie di fughe e destini che cambiano all’improvviso; ci sono i viaggi ai lati estremi del mondo, raccontati dai fratelli Singer. Qui le proposte di libri di narrativa, contenute nel nostro Speciale Libri pubblicato nel numero di luglio di Bet Magazine e su Mosaico.
Köln 75, il jazz prima del mito
di Anna Balestrieri
Il film dell’israeliano Ido Fluk sposta lo sguardo dall’artista celebrato, Keith Jarrett, alla persona che rese possibile la sua apparizione, Vera Brandes, diciottenne promotrice musicale della Germania occidentale. Si restituisce dignità narrativa al lavoro organizzativo, spesso femminile, che la memoria pubblica tende a lasciare fuori campo.
Israele contro la dipendenza da smartphone nei bambini: la “rivoluzione dell’attenzione” che guarda al futuro
di Nina Deutsch
Dalla scuola alle famiglie nasce un nuovo patto sociale per restituire ai più giovani tempo, concentrazione e relazioni reali. L’esperimento israeliano si sta rapidamente diffondendo, mentre in tutto il mondo cresce l’allarme per gli effetti dell’uso precoce e incontrollato degli smartphone sulla salute mentale dei minori.
Da Cracovia a Toronto fino a Milano, il viaggio estivo dei festival che sfidano i pregiudizi con musica, arti, memoria e futuro
di Nina Deutsch
Dalla Polonia, dove si è appena concluso il più importante appuntamento internazionale dedicato alla cultura ebraica, alla Germania, Gran Bretagna, Canada e Italia: un percorso tra lingua yiddish, letteratura, arti e tradizioni della diaspora per raccontare la vitalità di un patrimonio millenario capace di trasformarsi e dialogare con il presente, in un tempo segnato da nuove tensioni e antiche diffidenze.
Prima che le piazze si svuotino e l’estate lasci spazio all’autunno, c’è un’altra geografia che continua a riempirsi. Non di turisti alla ricerca di monumenti da fotografare, ma di persone che attraversano confini per ascoltare una lingua antica, ballare sulle note del klezmer, assistere a uno spettacolo in yiddish, riscoprire una memoria collettiva.
Da Cracovia a Weimar, da Londra a Toronto fino alle città italiane, i festival dedicati alla cultura ebraica e yiddish trasformano per più giorni metropoli e centri urbani lontani tra loro in un unico grande palcoscenico della diaspora. Non sono soltanto appuntamenti musicali o rassegne culturali: sono luoghi in cui una tradizione continua a reinventarsi, a dialogare con il presente e a rivendicare il proprio spazio nella contemporaneità.
E quest’estate il loro significato appare ancora più evidente.
Mentre il conflitto in Medio Oriente continua a polarizzare il dibattito pubblico internazionale e il clima politico rischia talvolta di trasformarsi in diffidenza verso tutto ciò che viene percepito come “ebraico”, senza distinguere tra identità, religione, cultura e scelte politiche, questi festival scelgono una strada diversa: quella della conoscenza, dell’incontro e della complessità.

Il più famoso e più grande al mondo, il Jewish Culture Festival di Cracovia (Festiwal Kultury Żydowskiej), si è appena concluso nella città polacca che custodisce una delle memorie ebraiche più profonde d’Europa. Nato nel 1988, il festival è diventato negli anni un punto di riferimento internazionale, capace di attirare artisti, studiosi e visitatori da ogni continente. Ma Cracovia è solo l’inizio di un viaggio che nei prossimi mesi porterà la cultura ebraica e yiddish in Germania, Gran Bretagna, Canada e Italia.
Un’estate che parla molte lingue
Basta guardare la mappa dell’estate per accorgersi che esiste un’altra narrazione. Un filo invisibile unisce Cracovia, Weimar, Londra, Toronto e Milano. È lo stesso filo che, per secoli, ha accompagnato le comunità ebraiche nei loro spostamenti attraverso l’Europa e poi nel resto del mondo: un filo fatto di parole, melodie, racconti, teatro, letteratura e tradizioni familiari.
E lo yiddish, nato dall’incontro tra ebraico, tedesco medievale e lingue slave, ne è il simbolo più affascinante; una lingua magica che racconta storie di contaminazioni e attraversamenti. Per molto tempo considerata destinata a scomparire dopo la Shoah, oggi vive una nuova stagione grazie a musicisti, scrittori, registi e giovani artisti che la riportano sulle scene internazionali.
In un momento in cui il conflitto in Medio Oriente continua a dividere l’opinione pubblica e il dibattito rischia spesso di sovrapporre politica, identità culturale e appartenenza religiosa, questi festival parlano all’umanità. È proprio questa la loro forza: raccontare una cultura viva, plurale, capace di interrogare il presente senza rinunciare alla propria storia.
Weimar: dove lo yiddish diventa futuro

La prossima tappa è la Germania. Dall’11 luglio al 15 agosto Weimar ospita lo Yiddish Summer Weimar, uno degli appuntamenti più originali e importanti al mondo dedicati alla lingua, alla musica e alle arti yiddish
Nato nel 1999, il festival non è soltanto una successione di concerti, ma un vero laboratorio internazionale. Musicisti, studiosi, studenti e appassionati arrivano da ogni parte del mondo per partecipare a corsi di lingua, workshop, seminari, laboratori di danza e teatro.
Il cuore dell’edizione 2026 sarà la Festival Week, in programma dall’1 all’8 agosto, dedicata al tema “Yiddish Wo:men – Another Story of Modernity”. Un percorso che mette al centro il contributo delle donne alla cultura yiddish moderna e che culminerà con la prima del musical teatrale Togbukh.
La scelta di Weimar aggiunge un significato particolare all’esperienza. È la città di Goethe e Schiller, simbolo della grande cultura tedesca, ma anche un luogo profondamente legato alla memoria europea del Novecento. Qui passato e presente convivono, proprio come accade nella cultura yiddish: una tradizione antica che continua a cercare nuove forme.
Londra: cinque giorni per entrare nel mondo yiddish
Dal 17 al 21 agosto sarà Londra ad accogliere lo Zumerfest – London Summer Yiddish Festival. È forse il festival più immediato e partecipativo del calendario estivo. Qui il pubblico non si limita ad assistere: entra nella festa. Si può iniziare la giornata imparando qualche parola di yiddish, partecipare a una lezione di canto, assistere a una proiezione cinematografica, unirsi a una jam session klezmer o semplicemente lasciarsi coinvolgere dalla musica.
Il momento più atteso sarà l’All-Star Concert and Dance Ball, una grande serata collettiva in cui musicisti e pubblico condividono lo stesso spazio, superando la distanza tra palco e platea. È proprio questa dimensione conviviale a rendere lo Zumerfest speciale: dimostra che una cultura non sopravvive perché viene conservata in una teca, ma perché continua a essere vissuta.
Toronto: il grande incontro della musica ebraica contemporanea

L’estate si chiuderà oltreoceano con l’Ashkenaz Festival, in programma a Toronto dal 30 agosto al 6 settembre. Considerato il più importante festival nordamericano dedicato alla musica ebraica, l’Ashkenaz è nato nel 1995 con l’obiettivo di raccontare la cultura ashkenazita attraverso linguaggi contemporanei.
Il programma mette insieme tradizione e innovazione: dal klezmer storico alle influenze mediterranee, dalla musica balcanica al jazz e alla world music.
Tra i protagonisti dell’edizione 2026 ci saranno The Klezmatics, uno dei gruppi che più hanno contribuito alla rinascita internazionale del klezmer, la cantante marocchino-israeliana Neta Elkayam, che intreccia tradizione e sonorità nordafricane, e la svedese Louisa Lyne, interprete che ha riportato la musica yiddish all’attenzione del pubblico europeo. Concerti all’aperto, incontri con gli artisti e momenti di festa collettiva fanno dell’Ashkenaz un evento capace di coinvolgere non soltanto la comunità ebraica, ma chiunque sia curioso di scoprire una storia musicale fatta di viaggi, incontri e trasformazioni.
Non ultimo in Italia, dove dal 14-17 giugno 2026 presso il Palazzo della Cultura Ebraica e l’Antico Quartiere Ebraico a Roma si è da poco svolto l’Ebraica Festival con tema centrale: Tikvàh – Essere Speranza, focalizzato sulla speranza come tensione interiore e valore storico. Così come la rassegna a Firenze, Balagan Cafe 2026, dove dal 18 giugno 2026 nel Giardino della Sinagoga, si è svolta la 14ª edizione dedicata a incontri, musica e cultura ebraica.

Si svolgerà alla fine di questa estate la Giornata Europea della Cultura Ebraica, in programma domenica 6 settembre 2026. La manifestazione rivolta alla cittadinanza, e declinata in ogni località, è dedicata a promuovere la conoscenza degli ebrei e dell’ebraismo nella complessità, pluralità e vitalità della loro storia, delle loro produzioni culturali e proposte valoriali, in quanto componenti integranti e imprescindibili del patrimonio italiano ed europeo.
Non soltanto festival: luoghi dove la memoria continua a vivere
Visitare uno di questi appuntamenti significa andare oltre l’esperienza di un viaggio estivo. Significa ascoltare una lingua che ha attraversato i secoli, lasciarsi trascinare dal ritmo del klezmer, scoprire una tradizione sorprendentemente vitale in cui la memoria non è soltanto ciò che appartiene al passato, ma uno strumento per leggere il presente e immaginare nuove possibilità.
















