Israele-Libano, nuovi colloqui a Washington mentre resta alta la tensione al confine

Mondo

di Anna Balestrieri
Il nuovo ciclo di negoziati, il quinto, è previsto da martedì 23 a giovedì 25 giugno negli Stati Uniti, tra Dipartimento di Stato e Pentagono. Al tavolo siederanno rappresentanti israeliani e libanesi, con la mediazione americana. L’obiettivo dichiarato da Washington è ambizioso: interrompere definitivamente il ciclo di violenza e avviare un percorso verso un accordo complessivo di pace e sicurezza tra i due Paesi.

 

Attacco armato a Montreal: uccisi un agente e un civile nel quartiere ebraico di Côte-des-Neiges

Mondo

di Nina Prenda
L’autore dell’attacco, un uomo la cui identità non è stata ancora resa nota, indossava una tuta mimetica ed è stato successivamente neutralizzato dalle forze dell’ordine. Il civile ucciso era membro della Comunità ebraica locale. Gli investigatori non escludono che si sia trattato di un’azione pianificata, forse una vera e propria imboscata contro le forze dell’ordine.

Bandiera hezbollah

Accordo USA-Iran, possibili nuovi finanziamenti a Hezbollah

Mondo

di Nina Prenda
Secondo quattro fonti vicine ai rapporti tra Teheran e il movimento sciita, riporta il Times of Israel, l’Iran avrebbe promesso un incremento dei finanziamenti una volta che i fondi attualmente congelati saranno sbloccati. Un eventuale afflusso di risorse consentirebbe al gruppo di recuperare le perdite subite durante il conflitto del 2024 con Israele e di consolidare la propria influenza interna, in una fase in cui la pressione militare e politica su Hezbollah è aumentata sensibilmente.

Da sinistra Kaja Kallas e Gideon Sa'ar

Israele-UE, scontro diplomatico: Sa’ar interrompe i contatti con Kaja Kallas per presunte dichiarazioni sull’apartheid

Mondo

di Nina Prenda
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha annunciato giovedì 18 giugno la decisione di interrompere tutti i contatti con l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri Kaja Kallas, dopo le presunte dichiarazioni che paragonerebbero Israele al regime di apartheid del Sudafrica. La decisione ha immediatamente innescato uno scambio pubblico tra le parti, con interventi incrociati sui social media.

keir starmer

Starmer lascia dopo due anni: «Ho estirpato l’antisemitismo dal Labour»

Mondo

di Nina Deutsch
Nel suo discorso ha rivendicato tra i principali risultati quello di aver «estirpato il veleno dell’antisemitismo dal Labour», mentre tra i nomi in pole position per la leadership spicca Andy Burnham. Reazioni frammentarie dal mondo ebraico britannico, che riconosce il suo ruolo nella ricostruzione dei rapporti con le comunità ebraiche ma con alcune riserve sulla politica estera più recente.

“Keir Starmer si dimette, lodando il suo successo nell’aver debellato l’antisemitismo nel Partito Laburista”; titola così stamattina il Jewish News, il popolare quotidiano online britannico che serve attivamente le comunità ebraiche della Greater London.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato le proprie dimissioni dalla guida del Partito Laburista, a meno di due anni dal suo insediamento a Downing Street. Una decisione maturata, secondo quanto riferito dallo stesso leader laburista, dopo aver preso atto delle crescenti perplessità interne sulla sua capacità di condurre il partito alle prossime elezioni generali e in un contesto politico segnato dal calo di consenso nei sondaggi.

Nel suo intervento pronunciato davanti al numero 10 di Downing Street, Starmer ha spiegato di aver ascoltato le valutazioni del gruppo parlamentare e di averne tratto le conseguenze: «Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità». Il primo ministro, visibilmente emozionato e con la voce rotta in più passaggi del discorso, ha anche annunciato di aver informato re Carlo della sua decisione e di aver chiesto al partito di avviare le procedure per la successione, con un calendario che dovrebbe partire dal 9 luglio e arrivare fino alla riapertura del Parlamento a settembre.

Uno dei passaggi più sottolineati del suo mandato resta la promessa di “ripulire” il Partito Laburista dall’antisemitismo, obiettivo che Starmer ha rivendicato come centrale nella sua leadership. In questo contesto si inserisce anche il tributo del pari laburista di origine ebraica Lord Mike Katz, che ha dichiarato: «Keir Starmer ha mantenuto la sua promessa: aveva promesso di estirpare il veleno dell’antisemitismo dal Partito Laburista, e lo ha fatto».

Il legame personale di Starmer con la comunità ebraica, del resto, si è sempre evidenziato anche attraverso sua moglie, Victoria, il cui padre Bernard proviene da una famiglia ebrea polacca. La coppia ha cresciuto i propri figli con un forte senso di appartenenza alla tradizione ebraica, partecipando occasionalmente alle cene del venerdì sera di Shabbat e frequentando una sinagoga liberale nella zona nord-ovest di Londra.

Leggi anche: Radici ebraiche, memoria e polemiche: il viaggio degli Starmer in Polonia divide l’opinione pubblica 

Parallelamente alle dimissioni, si apre ora una fase di forte incertezza politica all’interno del Labour. Tra i nomi che circolano come possibili successori figura quello di Andy Burnham, indicato da diversi osservatori come il candidato più accreditato a raccogliere l’eredità di Starmer. Le dinamiche interne al partito potrebbero però aprire a una competizione più ampia per la leadership, con conseguenze dirette anche sull’equilibrio del governo.

Starmer, nel suo discorso, ha anche ripercorso il proprio percorso politico, sottolineando come il Labour ereditato nel 2020 fosse, a suo dire, profondamente indebolito: «Sei anni fa, ho ereditato un Partito Laburista che era politicamente, finanziariamente e completamente in bancarotta». Ha poi rivendicato il lavoro svolto per ricostruire l’immagine del partito, dal rilancio dell’affidabilità economica fino al rafforzamento del profilo in materia di difesa e sicurezza nazionale.

Le reazioni del mondo ebraico britannico, almeno nelle prime ore successive all’annuncio, appaiono ancora frammentarie. L’area più vicina alle posizioni filo-israeliane riconosce a Starmer il merito di aver ricostruito il dialogo con le comunità e di aver affrontato con decisione la crisi dell’antisemitismo ereditata dalla leadership di Jeremy Corbyn, accusato di aver tollerato una diffusa ostilità interna al partito.

Al tempo stesso, non mancano critiche su alcune scelte più recenti della linea politica estera di Starmer, giudicate da alcuni osservatori meno coerenti con le aspettative di quella stessa area.

Al momento, tuttavia, non si registra una posizione unitaria né da parte delle principali organizzazioni ebraiche né dalla stampa israeliana in lingua ebraica, che appare più concentrata sull’analisi delle possibili conseguenze del cambio di leadership a Londra e sugli effetti che questo potrà avere nei rapporti tra Regno Unito e Israele.

Anche la stampa israeliana in lingua inglese, tra cui il Times of Israel, inquadra la vicenda soprattutto nel contesto della crisi di consenso del governo e della rapidità con cui si apre la successione a Westminster.

Nel frattempo, Downing Street si prepara a una transizione che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici britannici. Starmer resterà primo ministro ad interim fino alla nomina del successore, in una fase che si preannuncia cruciale non solo per il Partito Laburista, ma per l’intero assetto politico del Regno Unito.

L’esperto: “Non ci sarà un accordo permanente fra Usa e Iran, il regime ha così tante ragioni per non farlo…”

Mondo

di Ilaria Myr
Secondo Beni Sabti, membro del prestigioso INSS – Institute for National Security Studies di Tel Aviv, tra i più autorevoli think tank sull’Iran, il regime islamico sembra ora essere in vantaggio, ma, come già successo nel passato, peccherà di arroganza e userà i soldi per finanziare il terrorismo e i suoi proxy. E il popolo, stremato tornerà nelle piazze. L’amicizia Trump Netanyahu è finita? “Assolutamente no. Né personalmente né fra i Paesi”.

Quattro soldati israeliani uccisi nel sud del Libano. Israele colpisce Hezbollah mentre cresce la pressione per un cessate il fuoco

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di Anna Balestrieri
La posizione israeliana è che questi raid siano una risposta diretta alle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah. Secondo l’IDF, il gruppo sostenuto dall’Iran avrebbe continuato ad avanzare, riorganizzarsi e condurre attacchi contro soldati israeliani, mettendo a rischio sia la tenuta degli accordi sia la sicurezza delle comunità israeliane del nord.

Il Presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi (a sx) con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Il Somaliland apre la sua ambasciata a Gerusalemme

Mondo

di Nina Prenda
L’apertura dell’ambasciata segue il riconoscimento ufficiale del Somaliland da parte di Israele, avvenuto nel dicembre scorso. Gerusalemme è stata il primo Stato al mondo a riconoscere formalmente l’indipendenza dell’ex territorio somalo, che si è separato unilateralmente dalla Somalia nel 1991.

Jean-Luc Mélenchon leader de La France Insoumise

Francia: Mélenchon accusa il CRIF di “controllare” i politici per l’annullamento di un festival della musica del suo partito

Mondo

di Ilaria Myr
In un discorso intriso di ironia e attacchi diretti, il fondatore de La France Insoumise ha affermato che i ministri erano “sotto il controllo” del CRIF, definendo l’organizzazione “di estrema destra”. Ha inoltre coinvolto il sindaco del centro di Parigi, Ariel Weil, e il prefetto di polizia, accusandoli di aver ceduto a pressioni esterne.

Hezbollah dopo la guerra: indebolito, ma non sconfitto

Mondo

di Maia Principe
La guerra tra Israele e Hezbollah ha alterato drasticamente gli equilibri di potere nel nord e ha inferto un duro colpo a Hezbollah, ma non ha sconfitto l’organizzazione. Hezbollah ha perso una parte significativa delle sue capacità, ma conserva ancora una considerevole forza militare, continua a ricostruire il proprio potere e si sta adattando alla nuova realtà. Lo sostiene Sarit Zehavi, direttrice di Alma Center, centro che studia le sfide alla sicurezza di Israele sulla linea settentrionale. 

Un manifestante di Paletsine Action imbratta l'insegna di Elbit Systems

Il Regno Unito conferma il bando di Palestine Action: gruppo classificato come organizzazione terroristica

Mondo

di Nina Prenda
La proscrizione, entrata in vigore il 5 luglio 2025 ai sensi della legislazione antiterrorismo britannica, rende illegale l’appartenenza o il sostegno all’organizzazione. Le violazioni possono comportare pene fino a 14 anni di reclusione. Il provvedimento era stato adottato dopo una serie di azioni condotte dal gruppo contro siti industriali collegati all’azienda israeliana Elbit Systems.