Netanyahu vola da Trump, ma è un nulla di fatto

Mondo

di Anna Balestrieri
L’incontro alla Casa Bianca tra il presidente statunitense e il premier israeliano si è chiuso senza conferenze stampa, senza dichiarazioni congiunte e senza annunci di rilievo. Un silenzio che pesa, soprattutto perché il colloquio avveniva in un momento di fortissime tensioni regionali.

proteste in Iran (fonte: euronews)

“Trump non può rovesciare il regime, il popolo sì”

Mondo

di David Zebuloni
Parla Babak Yitzhaki, giornalista israelo-persiano di Iran International il principale media in lingua persiana con sede a Londra, che dall’inizio della repressione da parte dell’IRGC fornisce i numeri reali e dà voce ai milioni di iraniani rimasti intrappolati nella loro patria.

Antisemitismo negli Stati Uniti: nel 2025 oltre metà degli ebrei americani modifica le proprie abitudini per paura

Mondo

di Nina Prenda
L’indagine, condotta tra il 26 settembre e il 9 ottobre 2025 su un campione di 1.222 adulti ebrei americani, rivela che il 55% degli intervistati ha evitato eventi pubblici, luoghi o comportamenti che potessero renderli riconoscibili come ebrei, inclusa la scelta di non indossare simboli religiosi o di limitare la propria presenza online. Una percentuale sostanzialmente invariata rispetto al 56% registrato nel 2024, ma in netto aumento rispetto al 46% del 2023 e al 38% del 2022.

Boston, dopo 25 anni chiude la scuola ebraica: “Non è più sostenibile”

Mondo

di Nina Prenda
La chiusura segue un’onda di recenti chiusure di piccole scuole ebraiche conservatrici o pluralistiche in tutto il Paese, anche nel New Jersey, a New York City e in Arizona. Molte delle scuole, negli ultimi tempi, hanno visto le iscrizioni diminuire drasticamente, creando dei buchi nella disponibilità di scuole ebraiche locali.

Israele, i curdi e la gerarchia delle priorità

Mondo

di Sofia Tranchina
Israele è l’unico stato che condanna apertamente l’offensiva siriana contro le forze curde. Eppure, non ha fatto quasi nulla per fermarla. La spiegazione non sta nell’indifferenza, ma in una rete di vincoli, e forse in un tacito accordo con Damasco

«Hamas aveva pianificato di tenere in ostaggio gli israeliani per 10 anni»

Mondo

di Nina Deutsch
Il coordinatore israeliano per i rapiti e i dispersi ricostruisce la strategia di lungo periodo di Hamas, la gestione della crisi degli ostaggi, le operazioni di salvataggio e il ruolo delle mediazioni internazionali. Emergono inoltre il coinvolgimento di Stati Uniti, Qatar ed Egitto, la conclusione del caso Ran Gvili e l’impatto umano, morale e politico di una delle crisi più complesse nella storia recente di Israele. Le sue dichiarazioni hanno però suscitato critiche e difese.