di Davide Cucciati
In uno dei suoi post la donna aveva utilizzato la bandiera della Germania nazista e quella israeliana per tracciare un parallelismo tra le azioni dello Stato ebraico e quelle del Terzo Reich. In un’altra immagine compariva una svastica collocata all’interno di una Stella di David.
Mondo
Grecia, proteste anti-Israele: il ministero degli Esteri invita gli israeliani a nascondere i simboli ebraici
di Pietro Baragiola
“Il 9 agosto riempiremo l’intera Grecia di bandiere palestinesi, kefiah e slogan” hanno annunciato gli organizzatori sui loro profili social, chiedendo al governo di Atene di approvare sanzioni contro Israele, un embargo sulle armi e la fine della cooperazione militare tra i due Paesi.
Domenica 9 agosto il ministero degli Esteri israeliano ha diramato un avviso di sicurezza rivolto ai connazionali presenti in Grecia in vista della “giornata della rabbia” propalestinese indetta in decine di località del Paese.
Queste proteste, promosse da organizzazioni come la BDS Greece, hanno coinvolto Atene, Salonicco e le più note isole e località costiere con l’obiettivo di mobilitare il popolo greco contro lo Stato ebraico.
“Il 9 agosto riempiremo l’intera Grecia di bandiere palestinesi, kefiah e slogan” hanno annunciato gli organizzatori sui loro profili social, chiedendo al governo di Atene di approvare sanzioni contro Israele, un embargo sulle armi e la fine della cooperazione militare tra i due Paesi.
Questa “giornata della rabbia” è stata appositamente pianificata nel pieno della stagione turistica, quando migliaia di israeliani si trovano in vacanza in Grecia. Secondo i dati presentati dal ministero degli Esteri, solo domenica erano previsti quasi 50 voli in arrivo dall’aeroporto Ben Gurion e tutti i passeggeri sono stati avvertiti delle proteste che avrebbero trovato una volta atterrati.
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L’avvertimento del ministero
Nel comunicato ufficiale rilasciato da Gerusalemme, il ministero degli Esteri ha chiesto ai connazionali di aumentare il livello di cautela per tutta la giornata di domenica.
“Considerata la vastità di queste proteste e la possibilità di grandi assembramenti e disordini, chiediamo ai cittadini e ai turisti israeliani di tenersi lontani dai luoghi di queste manifestazioni ed evitare qualsiasi confronto con i loro partecipanti” riporta il comunicato. “Particolare attenzione va riservata alla possibilità di essere riconosciuti come ebrei o israeliani, per questo raccomandiamo di mantenere ‘discreti’ i simboli identificativi e non pubblicare la propria posizione sui social in tempo reale”.
L’ultima “giornata della rabbia” si è svolta nell’agosto 2025 e ha visto numerose manifestazioni e proteste senza però causare incidenti di grave entità. Ciononostante il ministero continua a monitorare la situazione odierna anche alla luce del clima che negli ultimi mesi ha accompagnato la presenza di turisti israeliani sul suolo greco.
Gli incidenti antisemiti in Grecia
A fine giugno, a Salonicco, il gruppo anarchico Rouvikonas ha organizzato quella che è stata definita una “pattuglia antisionista”, con militanti vestiti di nero in marcia per le strade della città.
L’iniziativa ha spinto la procura locale ad aprire un’indagine per verificare eventuali ipotesi di incitamento alla violenza o all’odio. Dopo diversi giorni di delibera il Consiglio centrale delle comunità ebraiche greche ha denunciato l’azione come antisemita, paragonando i partecipanti ad una vera “squadra d’assalto di camicie nere”.
Questi moti anti-Israele hanno persino ispirato diversi incidenti nel mese di luglio tra cui il più allarmante ha visto come protagonisti alcuni turisti israeliani a Creta: secondo le testimonianze rilasciate alla polizia il gruppo è stato assalito in strada da alcuni manifestanti propal solo per aver eseguito un canto ebraico. Gli assalitori hanno inseguito i turisti all’interno dell’albergo dove erano alloggiati, insultandoli, tirando bottiglie nella hall e dando loro la caccia di stanza in stanza prima di essere dispersi dalle forze dell’ordine.
È alla luce di questi precedenti che il ministero degli Esteri ha scelto di intervenire tempestivamente, chiedendo a tutti gli israeliani presenti in Grecia nel corso della nuova “giornata della rabbia” di non rendere apertamente riconoscibile la propria identità religiosa. Seguendo le indicazioni di questo avviso, nessun civile israeliano è stato aggredito durante le manifestazioni.
- Leggi anche: Grecia: sostegno a Israele nonostante le tensioni
Due riservisti israeliani uccisi nel Libano meridionale, i colloqui di Roma subiscono una battuta d’arresto
di Anna Balestrieri
Due soldati riservisti israeliani sono rimasti uccisi e altri quattro sono stati gravemente feriti il 5 agosto nel villaggio di Majdal Zoun, nel Libano meridionale, quando un ordigno esplosivo è detonato durante un’operazione dell’IDF contro infrastrutture di Hezbollah.
Israele e Libano tornano al tavolo negoziale a Roma. Hezbollah attacca i colloqui, Beirut replica: “Ci avete trascinati in una guerra inutile”
di Anna Balestrieri
È iniziato nella capitale italiana un nuovo ciclo di negoziati indiretti tra Israele e Libano, mediati dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di consolidare il fragile processo di de-escalation lungo il confine meridionale libanese.
Bulgaria: giovani ebrei italiani attaccati da naziskin in hotel
di Redazione
Alcuni giovani vestiti di nero si sono radunati davanti all’ingresso dell’hotel urlando «Sieg Heil». Non si segnalano violenze fisiche. Solidarietà dalla Comunità ebraica di Milano e di Roma.
Deutsche Post cambia idea: via libera al francobollo con la Stella di Davide
di Nina Deutsch
La richiesta di una residente di Monaco era stata inizialmente respinta perché il simbolo e lo slogan contro l’antisemitismo erano stati considerati non conformi alle regole del servizio. La decisione aveva suscitato critiche da parte della comunità ebraica e di diversi esponenti politici.
“Hanno incollato un’immagine di Gaza su un Picasso”: il Tribunale Britannico condanna due attivisti propal
di Pietro Baragiola
L’atto vandalico non ha causato danni al dipinto di Picasso, ma ha impattato sulla sala espositiva, dove la vernice ha danneggiato parte del museo, rendendo necessaria la sostituzione di alcune parti dell’allestimento. Per questo la giuria ha ritenuto che i danni provocati all’interno della National Gallery fossero sufficienti a configurare il reato di danneggiamento.
Martedì 28 luglio la giuria della Southwark Crown Court di Londra ha ufficialmente condannato i due attivisti del movimento filopalestinese Youth Demand per la protesta inscenata nell’ottobre 2024 alla National Gallery, durante la quale hanno vandalizzato la sala del dipinto “Maternità” di Pablo Picasso.
I due imputati, Jai Halai, 25 anni, dipendente del Servizio sanitario nazionale britannico (NHS), e Monday-Malachi Rosenfeld, 23 anni, studente di Scienze politiche, hanno inizialmente negato ogni responsabilità. Dopo oltre nove ore di deliberazione, la giuria li ha però riconosciuti colpevoli di danneggiamento e il giudice David Tomlinson ha disposto la loro liberazione su cauzione in attesa della sentenza, prevista per settembre.
Il vandalismo alla National Gallery

L’episodio risale al 9 ottobre 2024, quando i due attivisti sono entrati nella National Gallery di Londra ed hanno incollato sul vetro di protezione del dipinto una foto raffigurante una madre di Gaza mentre teneva in braccio il figlio sanguinante.
Halai e Rosenfeld hanno poi versato vernice rossa sul pavimento davanti all’opera, scandendo lo slogan “Free, free Palestine” e chiedendo al governo britannico di introdurre un embargo totale sul commercio d’armi con Israele.
Gli addetti alla sicurezza della National Gallery sono intervenuti immediatamente, bloccando gli attivisti e trattenendoli fino all’arrivo della polizia, che ha proceduto al loro arresto.
Il video della protesta però era già diventato virale sui social del gruppo Youth Demand che ne ha rivendicato il gesto ed ha identificato i due responsabili come “eroi della causa”.
I danni alla sala
Durante il processo è emerso che, nonostante l’irruenza dei vandali, il dipinto di Picasso non ha riportato alcun danno grazie al vetro protettivo che lo ricopriva. Diversa, però, è la situazione per la sala espositiva, dove la vernice ha danneggiato parte del museo.
“La vernice ha raggiunto lo zoccolo in marmo, le colonnine e le corde di delimitazione, infiltrandosi anche in alcune prese elettriche” ha riferito in aula il responsabile della sicurezza e delle strutture della National Gallery, Michael Willie. “Le macchie, penetrate nelle venature del marmo e nelle giunture, hanno reso necessaria la sostituzione di alcune parti dell’allestimento”.
Il processo è stato seguito con attenzione nel Regno Unito, dove negli ultimi anni diversi gruppi di protesta hanno preso di mira musei e opere d’arte per richiamare l’attenzione su temi politici e ambientali. In questo caso, la giuria ha ritenuto che i danni provocati all’interno della National Gallery fossero sufficienti a configurare il reato di danneggiamento, pur in assenza di conseguenze dirette per l’opera di Picasso.
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È bastato un messaggio pubblicato sui social perché l’emergenza migratoria di Ceuta si trasformasse nell’ennesimo terreno di scontro tra Israele e Spagna. Di fronte all’arrivo di decine di migliaia di persone dal Marocco nell’enclave spagnola sulla costa nordafricana, l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Danny Danon ha accusato Madrid di impartire lezioni a Israele mentre continua a controllare territori che ha definito «enclavi coloniali» in Africa.
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