di Maia Principe
Secondo un nuovo rapporto, nel 2025 sono stati registrati circa 23.000 episodi di antisemitismo nelle sette maggiori comunità della diaspora ebraica nel mondo, circa il 14% in meno rispetto al 2024. Si tratta della cifra più alta dal 1994, quando 85 persone, tra cui 67 ebrei, persero la vita nell’attentato all’AMIA in Argentina.
Mondo
Trump e Netanyahu, l’alleanza nel tempo dell’incertezza
di Anna Balestrieri
Novanta minuti dietro una porta chiusa. Nessuna conferenza stampa, nessuna domanda dei giornalisti, poche fotografie ufficiali e due comunicati ridotti all’essenziale. L’incontro del 28 luglio alla Casa Bianca tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu si è consumato lontano dai riflettori, in un silenzio diplomatico che, più che attenuarne il significato, ne ha amplificato la portata.
Stati Uniti, presentato un disegno di legge per impedire le donazioni all’UNRWA
di Malka Letwin
Il disegno di legge prevede un’eccezione per le organizzazioni e i beneficiari che ricevono gli aiuti umanitari dell’UNRWA tramite altre agenzie.
New York, bufera su Mamdani: migliaia di firme per escluderlo dalla commemorazione dell’11 settembre
di Nina Deutsch
A poco più di un mese dal 25° anniversario degli attentati, i familiari di centinaia di vittime contestano la presenza del sindaco alla cerimonia di Ground Zero. Al centro della protesta le sue dichiarazioni, alcune frequentazioni politiche e le recenti polemiche sulle posizioni nei confronti di Israele. A sostenere la petizione è intervenuta anche l’organizzazione End Jew Hatred. Lui però conferma: «Sarò presente».
L’iniziativa, pubblicata su Change.org da Giovanni Galante, che perse la moglie Grace negli attacchi del 2001, ha già raccolto oltre 16.000 firme, tra cui quelle di centinaia di parenti diretti delle vittime. Per i promotori, la commemorazione rappresenta un momento di raccoglimento che dovrebbe restare al riparo da qualsiasi elemento ritenuto divisivo.
Nel testo della petizione vengono contestate alcune prese di posizione pubbliche del sindaco e le sue frequentazioni politiche. Tra i punti sollevati figurano il rifiuto di condannare con chiarezza lo slogan «Globalize the Intifada», il sostegno in passato a un candidato che aveva ridimensionato il significato degli attentati dell’11 settembre e i rapporti con figure considerate vicine a posizioni estremiste. I firmatari citano inoltre alcune dichiarazioni del padre di Mamdani, ritenute problematiche in relazione alla lettura del terrorismo jihadista. Secondo i promotori, la presenza del sindaco rischierebbe di ferire ulteriormente le famiglie in una giornata che, prima di tutto, resta un momento di lutto privato e di memoria collettiva.
Nonostante la richiesta, l’amministrazione cittadina non ha modificato i propri programmi. Attraverso il suo portavoce, il sindaco ha confermato che sarà presente alla commemorazione. Durante una conferenza stampa, Mamdani ha dichiarato: «Renderò omaggio con orgoglio alle famiglie, ai sopravvissuti e ai soccorritori che sono stati per sempre colpiti da quel terribile attacco terroristico», aggiungendo che la sua presenza vuole ribadire l’impegno della città a non dimenticare quanto accaduto l’11 settembre 2001.
A sostenere la petizione è intervenuta anche l’organizzazione End Jew Hatred – impegnata a eliminare l’odio antiebraico dalla cultura occidentale attraverso azioni dirette pacifiche e l’educazione – che nelle scorse settimane aveva già promosso manifestazioni critiche nei confronti del sindaco. La direttrice della comunicazione Jayne Zirkle ha affermato che le richieste delle famiglie meritano di essere ascoltate e rispettate.
La vicenda si inserisce in un clima politico già fortemente polarizzato attorno alla figura di Mamdani. Negli ultimi mesi il primo cittadino di New York è stato al centro di numerose polemiche per le sue posizioni nei confronti di Israele. Le critiche si sono intensificate soprattutto dopo il suo rifiuto di prendere nettamente le distanze dallo slogan «Globalize the Intifada», interpretato da una parte consistente della comunità ebraica e da numerosi osservatori come un’espressione che può essere percepita come un’incitazione alla violenza contro Israele e gli ebrei. Mamdani ha invece sostenuto che lo slogan rappresenterebbe un richiamo alla solidarietà con la causa palestinese, una spiegazione che non ha placato le contestazioni e ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla sua leadership in una città che ospita una delle più grandi comunità ebraiche del mondo.
- Leggi anche: “New York non può arrestare Netanyahu”: Mamdani fa marcia indietro
- Leggi anche: Mamdani non riconosce israele come “Stato ebraico”
New York, ebreo accoltellato all’uscita della sinagoga durante Tisha beAv
di Malka Letwin
L’aggressore avrebbe colpito due persone nell’Upper West Side gridando “Allah Akbar”. Le autorità hanno detto che stanno valutando se l’attacco possa definirsi di matrice antisemita
Gli aiuti a Israele dividono i Democratici. E Gerusalemme guarda già oltre
di Davide Cucciati
Il voto del 15 luglio mostra che il consenso bipartisan continua a essere abbastanza forte da garantire l’approvazione degli aiuti, ma non più abbastanza solido da considerarne immutabile la forma. Mentre Israele pensa a un modello per auto-finanziare i propri acquisti di armamenti americani.
Atleti o terroristi? Rivelazioni sui calciatori morti a Gaza
di Nathan Greppi
Dall’inizio dell’operazione militare israeliana a Gaza dopo i massacri del 7 ottobre 2023, i media internazionali hanno spesso accusato lo Stato Ebraico di uccidere medici e giornalisti, nonostante in seguito sia emerso che in realtà erano membri o complici di organizzazioni terroristiche. E ora anche atleti.
“New York non può arrestare Netanyahu”: Mamdani fa marcia indietro
di Pietro Baragiola
Nel messaggio, Mamdani ha ribadito di ritenere Netanyahu un “criminale di guerra” e ha sostenuto che il premier israeliano dovrebbe essere processato davanti alla Corte penale internazionale. Ha però riconosciuto che, dopo aver consultato il dipartimento legale del Comune, è emerso che New York “non dispone dell’autorità legale indipendente” per eseguire il mandato della CPI.
Ebrei presi di mira nella musica, dalla Francia all’Irlanda
di Nathan Greppi
A Grenoble la DJ di origini ebraiche Barbara Butch, un’icona LGBT, è stata costretta a interrompere il concerto per insulti e attacchi con oggetti da manifestanti pro-palestinesi e sostenitori di LFI. Mentre in Irlanda un festival di musica ha vietato di partecipare a chi ha servito nell’esercito israeliano.
La casa di Hitler diventa una stazione di polizia per ostacolare i pellegrinaggi neonazisti
di Michael Soncin
A Braunau am Inn la casa in cui nacque Adolf Hitler cambia volto e diventa una stazione di polizia. Secondo il governo austriaco, la scelta punta a sottrarre l’edificio a possibili mitizzazioni da parte dell’estrema destra. Una decisione che divide chi ritiene necessario un confronto più esplicito con il passato.
La rete clandestina di Hamas: armi, cellule dormienti e il timore di nuovi attentati in Europa
di Nina Deutsch
Le indagini condotte in Germania, Austria, Grecia e in altri Paesi europei avrebbero portato alla luce una struttura organizzata con depositi segreti di armi, canali logistici e cellule operative. Gli investigatori sospettano che Hamas stesse preparando attentati contro obiettivi israeliani, ebraici e occidentali in Europa.
Germania, aggredito perché indossava una spilla con la bandiera di Israele: è gravissimo
di Nina Deutsch
La vittima è un membro della Società Tedesco-Israeliana (DIG), associazione che promuove i rapporti tra Germania e Israele. Il sessantacinquenne è stato brutalmente assalito da un ventenne siriano a Höchberg, in Baviera. La Procura indaga per tentato omicidio e ipotizza un movente anti-israeliano e islamista.














