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Informazione globale e bisogni locali

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che spesso i guru della comunicazione compiono è quello di vivere nel futuro, cercando giustamente di anticipare le tendenze, ma poi creandosi un mondo di fantasia che non corrisponde per molto tempo alla realtà. Il grande miracolo di internet, la rete globale che ci consente di attingere a informazioni di ogni tipo e addirittura di diventarne i creatori ovunque e in qualsiasi momento, è l’esempio macroscopico di questo abbaglio quando si dimentica che per la persona media i riferimenti per il 90 per cento risiedono nel giro di qualche metro dalla propria casa o dal proprio ufficio.

Noi come i Rom

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come un tempo gli ebrei per 40 anni nel deserto: una condizione che ci accomuna”. Così ha detto Yasha Reibman, invitando il 30 settembre un gruppo di Rom e don Colmegna nella Sukkà allestita dal Merkas in piazza Cordusio. Sono venuti, accolti dal rabbino capo Alfonso Arbib e da rav Rodal. Un gesto altamente simbolico che ripropone il problema dei Rom nelle nostre città, un popolo ancora discriminato e guardato con sospetto al quale l’attore Moni Ovadia aveva recentemente proposto di assegnare il Premio Nobel per la pace.
Qui di seguito la cronaca dell’incontro.

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