Se l’Unione Europea finanzia ONG contrarie alla Soluzione dei Due Stati

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di Nathan Greppi
Queste organizzazioni hanno condannato una conferenza per promuovere la Soluzione dei due Stati tenutasi a Parigi il 12 giugno 2026, sostenendo che “riproduce un approccio politico dannoso che ha l’effetto di cancellare l’istanza palestinese”. Le ONG dichiarano di sostenere invece la “resistenza in tutte le sue forme all’occupazione, all’apartheid e alla colonizzazione”.

Sabato 11 luglio, numerose ONG palestinesi hanno pubblicato una lettera aperta, presentandosi a nome della “società civile palestinese”, denunciando delle iniziative che mirano alla costruzione della pace tra israeliani e palestinesi.

Tra i firmatari, spiccano delle ONG finanziate dall’Unione Europea o da singoli Stati europei: Palestinian NGO Network (PNGO) (a sinistra nelal foto il logo), Al-Haq, Al Mezan, il Palestinian Center for Human Rights (PCHR), l’Independent Commission for Human Rights (ICHR), MIFTAH (a destra nella foto il logo) e il Women’s Center for Legal Aid and Counselling (WCLAC).

In particolare, queste organizzazioni hanno condannato una conferenza per promuovere la Soluzione dei due Stati organizzata dal Ministero degli Esteri francese e tenutasi a Parigi il 12 giugno 2026, sostenendo che essa “riproduce un approccio politico dannoso che ha l’effetto di cancellare l’istanza palestinese”. Le ONG dichiarano di sostenere invece la “resistenza in tutte le sue forme all’occupazione, all’apartheid e alla colonizzazione”.

Fondi europei

Il paradosso è che molte di queste ONG godono del sostegno finanziario della Commissione Europea e di altre istituzioni che almeno in teoria sono anch’esse favorevoli alla Soluzione dei due Stati. Secondo un comunicato stampa dell’istituto di ricerca israeliano NGO Monitor, dal 2021 al 2024 il PNGO ha ricevuto 1,3 milioni di euro dall’Unione Europea per la partecipazione in un progetto. Inoltre, la stessa ONG risulta essere partner di un programma d’inclusione finanziato dal governo del Belgio.

Al Mezan ha ricevuto oltre 125.000 euro dalla Commissione Europea nel 2025, che ne ha donati altri 475.000 al PCHR dal 2023 al 2024. Mentre l’ICHR ha ricevuto dal 2021 ad oggi donazioni da milioni di euro da parte di Svizzera, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca.

Legami con il terrorismo

Alcune di queste organizzazioni hanno dimostrato di avere legami con il terrorismo. Già nel febbraio 2024, il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine ha riportato che la Germania ha deciso di tagliare i fondi ad Al-Haq e ad altre cinque ONG che secondo Israele sono legate al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).

Il PNGO si è opposto già nel 2021 alla designazione di Hamas come organizzazione terroristica da parte del Regno Unito. Nel 2019, si sono rifiutati di firmare una liberatoria dell’UE secondo la quale le ONG che ne richiedono i fondi devono dichiarare di non trasferire nessun aiuto europeo a gruppi o entità terroristiche. E nel 2017, hanno condannato la Norvegia per aver tolto i fondi ad un centro giovanile intitolato alla terrorista Dalal Mughrabi, che nel 1978 guidò un attentato terroristico a Tel Aviv che provocò la morte di 37 persone (tra cui 13 bambini). Il PNGO ha definito la Mughrabi una “donna combattente per la libertà palestinese”.

MIFTAH ha negato le violenze sessuali commesse da Hamas il 7 ottobre, dipingendole come “insinuazioni e disinformazione israeliana, usate per giustificare questo genocidio”. Persino quando un rapporto ONU del 2024 ha confermato gli stupri, il fondatore di MIFTAH Hanan Ashrawi ha cercato di negare la realtà, sostenendo in un tweet che il rapporto fosse “interamente basato su fonti ufficiali israeliane”.

Una deriva inquietante

Olga Deutsch, vicepresidente di NGO Monitor, ha commentato: “È molto preoccupante che i finanziamenti europei fluiscano verso gruppi che si oppongono con orgoglio a qualsiasi misura di ‘normalizzazione’ con Israele, in palese violazione della politica europea. L’approvazione da parte dei firmatari della ‘resistenza in tutte le sue forme’ – un inquietante appello alla violenza – è ancora più problematica. I governi europei e l’UE devono immediatamente congelare i finanziamenti a tutte le ONG che hanno firmato questa dichiarazione e porre fine a ogni sostegno alle organizzazioni che rifiutano i principi fondamentali della politica europea”.