Gli ebrei? Sono alieni invasori che vogliono conquistare il pianeta. Quando la “comicità” diventa stereotipo

Taccuino

di Paolo Salom

L’ultima del lontano Occidente: gli ebrei sono “alieni” tornati sulla Terra – loro luogo di origine migliaia di anni fa prima che una catastrofe li spingesse a lasciare il pianeta – per reclamarla come loro originario possesso e, che originalità, schiavizzarne gli abitanti. Questa è una battuta del celebre attore comico americano Dave Chappelle. Piace molto al suo pubblico, che ride di gusto. E non solo: sui social sta diventando virale. Sul palco Chappelle la presenta come la sua “idea per un film: Space Jews”. Nuove risate.
Curioso, vero? Per amore della chiarezza vi devo dire che il succitato personaggio si è convertito all’Islam nel 1998 per “seguire una retta via”. Ora, far ridere è un mestiere complicato. In genere, nel lontano Occidente, è lecito fare battute su (quasi) tutto: perché scandalizzarsi se gli ebrei vengono presi in giro? In fondo siamo i primi a sorridere di noi stessi e delle nostre idiosincrasie. Vero: tuttavia in questo caso mi preme sottolineare il messaggio. Che è il solito, trito e ritrito: gli ebrei che sono piombati dal nulla su una terra, chiamata Palestina, per “rubarla” agli abitanti legittimi senza avere il minimo diritto di cittadinanza.

La Storia è materia complessa. E molto poco popolare. Meglio procedere con gli stereotipi. È più agevole ed efficace. Dunque il processo millenario che ha portato gli ebrei a ritornare nella loro patria originale, la Terra d’Israele, si può ignorare totalmente. Mentre la vulgata propagandata dagli arabi palestinesi diventa l’architrave di un’idea perniciosa e tuttavia molto diffusa: siamo degli intrusi da cacciare. Peggio: degli alieni (notare la terminologia: non vi ricorda qualcosa? A me sì: la disumanizzazione perpetrata dai nazisti prima della persecuzione vera e propria).

Eppure basterebbe poco per conoscere i fatti, quelli veri, accompagnati da luci e ombre come in tutte le vicende umane: gli ebrei hanno sempre vissuto in Terra d’Israele. La Palestina non è mai esistita in quanto nazione, era soltanto un nome geografico imposto dai Romani per cancellare ogni ricordo del popolo che aveva osato sfidare la loro potenza. E ancora: certo, in quella regione del Medio Oriente vivevano molti arabi. Alcuni da generazioni. Ma la gran parte dei residenti non ebrei del futuro Stato di Israele vi era immigrata nei decenni precedenti il 1948 attirati dallo sviluppo economico innescato dal ritorno operoso di un popolo intero.

Giusto o sbagliato che sia o comunque lo si voglia giudicare, la rinascita di Israele è un fatto. Gli ebrei che oggi vivono in sovranità nelle città e nelle campagne che grondano testimonianze di vicende antichissime sono lì per restare. Perché non lo si vuole accettare nel lontano Occidente? Cosa continua a scandalizzare tutti coloro che da un lato considerano gli ebrei in Europa (e altrove) “degli intrusi” e dall’altro gli israeliani degli usurpatori? Io penso che la ragione sia sempre la stessa e, proprio perché ubiqua nel lontano Occidente, riconosciuta immediatamente come valida da tutti: è la religione della sostituzione. In sintesi, dal momento che cristianesimo e islamismo sono “figli” dell’ebraismo, la spinta culturale di chi appartiene a queste realtà – immutata nei secoli – porta alla delegittimazione dei “fratelli maggiori”, troppo ingombranti proprio perché “autentici”. Temo che a questo proposito ci sia davvero poco da fare se non attrezzarsi e continuare il nostro percorso umano e culturale. Senza cedimenti.

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